Un colpo al cerchio e uno alla botte

La Carlo Bottarini di Lonate Pozzolo è associata a Confartigianato Varese dal 1945. Da settant’anni produce botti per concerie rigorosamente in legno, ma non solo.

Bottarini impresa delle meraviglie

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Un uomo ci potrebbe stare tranquillamente in piedi, ma è meglio che non ci entri. Francesco Bottarini, dopo papà Carlo, guida con il fratello Luigi la Carlo Bottarini Snc di Lonate Pozzolo insieme al nipote Mario. E lo fa con la calma e la pazienza di chi sa che il tempo passa e le cose cambiano. Qui dal 1950 si producono botti per concerie, ma la storia inizia nel 1925 quando papà Carlo è “bottaio e ambulante di botti, secchi e affini” (così recita la descrizione dell’attività di quegli anni). Poi, dopo una prima crisi delle botti per il vino, dei tini per l’aceto e l’avanzare della forte vocazione conciaria del territorio, eccoci al prodotto di oggi. Nel 1930 l’azienda si iscrive alla Camera di Commercio e nel 1945 all’Associazione Artigiani della Provincia di Varese.

Insomma, botti per il vino lei non ne ha fatte?
«Ho fatto qualche mastello, ma niente di più. Nel 1951, a 14 anni, entro in azienda accanto a papà Carlo; con me mio fratello Luigi e altri 4 dipendenti. In quegli anni nasceva il boom delle concerie: a Castano Primo, Turbigo (solo qui se ne contavano più di 50) e Robecchetto si assisteva ad una vera vocazione alle pelli. Ma anche a S. Croce sull’Arno in provincia di Pisa, ad Arzignano in Veneto e in provincia di Napoli. Ancora oggi, siamo una delle 5 o 6 imprese in tutta Italia che si dedica a questo prodotto».

Niente crisi?
»Come in tutti i settori anche nel nostro c’è stato un calo di produzione nel nuovo, ma un prodotto così particolare come il nostro ci ha permesso di continuare l’attività».

Mai pensato ad esportare?
«Anni fa sono andato in Kazakistan per avviare un impianto per un’azienda italiana. Inoltre abbiamo prodotto macchine per aziende italiane che stavano costruendo concerie in Russia, Spagna, Argentina, Grecia, Africa e Nuova Zelanda. Esportare, però, è troppo impegnativo».

Tra gli anni Settanta e Ottanta le cose non andavano affatto male: un decennio fortunato?
«C’erano concerie ovunque e noi abbiamo sempre lavorato su commessa. Un prodotto di nicchia, il nostro, adeguato alle singole caratteristiche delle concerie che lavoravano pelli bovine, ovocaprine, rettili e pelli per pellicceria. A queste aziende servono bottali e vasche di diverse capacità e caratteristiche differenti, allora ci siamo adeguati alle loro richieste con accorgimenti tecnici che permettono di controllare le diverse fasi della lavorazione».

E il legno?
«Una volta si faceva tutto in larice e rovere, ma era legna che non sopportava a lungo la corrosione degli acidi. Ora usiamo l’iroko, un legno particolarmente duro che arriva dall’Africa equatoriale: i tronchi sono segati nel paese d’origine, non ha nodi ed è della stessa famiglia del teak. E’ un “legno grasso” particolarmente resistente all’umidità e all’acqua».

Produrre una botte non è come produrre un chiodo: manualità e tanto tempo?
«Dipende dalla dimensione della botte, soprattutto quando lavoriamo su una di 3 metri x 3,50 quintali di peso per un carico di pelli che si aggira sui 15 quintali. Qui in sede abbiamo anche uno tra i primi bottalini 80×50 per campionatura costruito da noi: lo conserviamo gelosamente ed è tuttora funzionante».

Ad un imprenditore che ama il legno, parlare di acciaio inox è un’eresia?
«No, perché nella nostra gamma di prodotti ci sono anche macchine costruite totalmente in acciaio inox-vetroresina e polipropilene».

Settant’anni sono tanti…
«Siamo alla terza generazione di imprenditori, e andiamo avanti».

L’IMPRESA DELLE MERAVIGLIE

CONFARTIGIANATO IMPRESE VARESE

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Carlo Bottarini snc di Bottarini Francesco & C.
Via v. Veneto 44 – Lonate Pozzolo
Tel. 0331 668102
carlobottarinisnc@libero.it
http://www.bottarinibottidaconcia.com

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 agosto 2015
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