Via Francigena: da Aulla a Sarzana

La sesta tappa attraversa un pezzo di Lunigiana dove si dividono le strade dei pellegrini incontrati fin qui. L'Europa e il Padre nostro restano punti di riferimento nelle riflessioni extra cammino

Via Francigena Marco Pinti

Da lunedì pubblichiamo un nuovo diario sulla Via Francigena. Il protagonista questa volta non è il nostro direttore (qui i suoi racconti), ma Marco Pinti che ha percorso sette tappe tra l’Emilia e la Toscana partendo da Fidenza l’11 Luglio per poi arrivare fino ad Avenza.

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Via Francigena Marco Pinti 4 di 11

Il suo diario è stato scritto nei giorni seguenti il suo ritorno a Varese. Marco è noto in città anche per l’impegno politico come segretario della sezione varesina della Lega Nord. 

IL DIARIO del 16 luglio

Parto dall’abbazia di Aulla che sono le otto passate, di nuovo mi sono svegliato tardi, ma stavolta non ne faccio un dramma perché i chilometri fino a Sarzana sono solo quindici e il sentiero attraversa i boschi, quindi all’ombra.
Per i tre amici che arriveranno dopo di me ho lasciato sei uova sode pronte nella dispensa, in una confezione personalizzata con il disegno del mio T-Rex portafortuna.

Tornato a casa scoprirò che Bryan dedicherà un intero post sul suo blog a questo ritrovamento, ma mentre inizio la nuova salita non posso certo immaginarlo.

La prima parte della tappa segue una larga strada sterrata nella boscaglia che durante gli ultimi mesi della guerra serviva per approvvigionare di fanteria la linea Gotica attestata poco più a sud, nella zona di Massa. Per quanto mi sforzi non riesco a immaginare Jonathan, il ragazzo tedesco che ho incrociato in direzione opposta alla mia sul passo del Righetto, in marcia verso il fronte con le insegne dell’esercito al posto della conchiglia di Santiago. Eppure chissà quanti ragazzi di Amburgo come lui hanno percorso questa stessa strada e quanti in una sola direzione.

Con questi pensieri raggiungo il borgo medievale di Bibola che domina tutta la valle per poi ridiscendere fino al paesino di Vecchietto, dove una lapide muraria ricorda invece le gesta dei partigiani della zona, quelli guidati dal comandante Falco che dopo essere caduto in combattimento darà il nome alla brigata. Vicende belliche che si sovrappongono ad una quotidianità contadina scandita da ritmi lenti e spiritualità antiche, come testimonia la cappella votiva datata millecinquecento che segna il margine estremo del borgo.

Poco oltre inizia un lungo sentiero ben tracciato che si fa però via via sempre più stretto fino a diventare una sottile lingua di terra appena visibile tra l’erba alta. Moltissime le lucertole che sono generalmente accolgo come una presenza amica, se sono tante vuol dire che non ci sono vipere in giro, ma questa volta il loro continuo fruscìo che accompagna i miei passi inizia a logorarmi i nervi fino a farmi cadere in una vera e propria crisi di paranoia da morso di serpente.

Ogni metro la suggestione cresce e un fremito accompagna ogni maledetto passo, in un paio di occasioni mi scappa addirittura un gridolino spaventato da contessina nella giungla, poi inizio a battere compulsivamente la strada col bastone, senza rendermi conto che l’unica brutta bestia che dovrei temere è proprio questa paura che mi fa perdere serenità e concentrazione, con tutti i rischi del caso. Approfitto finalmente di un piccolo spiazzo per fermarmi e indossare un altro paio di calze sotto gli scarponcini. La precauzione si rivelerà inutile, ma nell’immediato mi rassicura e rasserena l’ultimo tratto di marcia prima dell’incrocio delle Quattro Vie che segna lo scollinamento verso Sarzana. Mi vergogno di aver avuto questo attacco di panico , anche se, a prescindere dalle ragioni ridicole che la instillavano, quella mia angoscia da pericolo imminente forse era davvero il sentimento più giusto o quantomeno l’unico possibile per provare a riannodare insieme tutte quelle storie di guerra che si erano scontrate, spargendo tanto sangue, su quel breve tratto di strada.
Fortunatamente con l’inizio della discesa i passi e i pensieri tornano più leggeri, la strada si più larga e il cammino procede bene fino ad una curva da cui per la prima volta si vede il mare in fondo all’orizzonte.

Proseguo fino alla piccola frazione di Ponzano e attraverso una discesa sterrata arrivo al castello di Brina dove scambio qualche battuta con due archeologi che stanno facendo dei rilievi. Il grande mistero della Lunigiana è capire in che modo si è combattuta la guerra tra Longobardi e Bizantini: ci sono le fortificazioni di entrambi, ma nessun segno di grandi scontri. Il tema appassiona tanti e le conferenze a riguardo fanno sempre il tutto esaurito. L’unica certezza è che alla fine l’hanno spuntata i Franchi nel controllo di quella che, non a caso, si chiama ancora oggi via Francigena.
Dai ruderi di Brina alla piazza di Sarzana c’è giusto un’altra oretta di cammino, quando arrivo nella piazza principale sono le quattro passate.

Mi sistemo in un bed and breakfast, ho voglia di trattarmi bene anche solo per lenire quel leggero senso di malinconia che inizia a insinuarsi mentre studio la tappa successiva, l’ultima: da Sarzana ad Avenza.

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Pubblicato il 01 agosto 2015
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