Cacciatori a scuola per contenere i cinghiali

Un corso di caccia collettiva è una delle iniziative 2015 promosse da Federcaccia e Provincia. Ma altre sono state le iniziative per arrivare a 1200-1400 capi abbattuti, per "mantenere l'equilibrio naturale"

cinghiali cuasso foto

Sono circa 700 i cacciatori abilitati in provincia di Varese alla caccia collettiva dei cinghiali, cioè la caccia a quegi animali portata avanti in gruppo, sui 3000 cacciatori totali con la licenza di abilitazione alla caccia.

E altri però ce n’è bisogno perchè si possa riportare l’equilibrio naturale in provincia: la proliferazione dei cinghiali è notevole nelle nostre zone, il cibo per loro scarseggia, la tendenza ad arrivare alle aree urbane (dove si trova cibo) aumenta.

In mancanza di antagonisti animali, che in questo caso sono i lupi (predatori dei cinghiali), e in un mondo dove, giustamente, la caccia di ogni animale selvatico è regolamentata, il ruolo del cacciatore diventa fondamentale.

Per questo è previsto per il prossimo 22 settembre il corso di abilitazione per aspiranti cacciatori di cinghiale in forma collettiva. Le domande di iscrizione si possono scaricare dal sito www.fidc-va.eu e consegnarle una volta compilate alla sede di via Piave a Varese entro il 15 settembre. Il corso, organizzato e promosso da Federcaccia, è stato presentato questa mattina a Villa Recalcati alla presenza del presidente di Federcaccia Dario Carcano, del Vicepresidente della Provincia di Varese Giorgio Ginelli, del consigliere provinciale Fabrizio Mirabelli e dei presidenti delle Aree territoriali di caccia provinciali: Luca Maffioli, Presidente dell’Atc 1, il territorio dal lago di Varese in su,  Silvio Tomasini, Presidente dell’Atc 2, del territorio che va da Varese al limte sud della provincia, comprendente anche il parco del Ticino e Lino Passalacqua, Presidente del Comprensorio Alpino Nord Verbano.

La presentazione dell’iniziativa, che si terrà solo al raggiungimento di 40 iscritti e che prevede 29 ore di lezione anche intense (dalla biologia del cinghiale alla normativa in materia, da lezioni di ecologia applicata al trattamento dei capi trattati), è stata anche l’occasione per fare il quadro della situazione sulla caccia al cinghiale:  «Partiamo dal corso di Federcaccia – ha dichiarato il Vicepresidente Ginelli – questa iniziativa ha da un lato l’obiettivo di reclutare nuovi cacciatori per questo tipo di caccia, dall’altro di formarli adeguatamente, poiché si tratta di una disciplina che richiede grande attenzione. E’ una bella occasione per coloro che vogliono provare la caccia collettiva». In realtà però non è solo il corso a fare parte delle iniziative 2015 per la caccia ai cinghiali: «Le iniziative messe in atto dalla provincia prevedono anche l’apertura anticipata della caccia di selezione (la caccia fatta da cacciatori singoli abilitati), un piano di caccia collettiva che consente e prevede l’abbattimento di circa 1200-1400 cinghiali, circa la metà di quelli che ora sono liberi nei boschi, il coinvolgimento degli agricoltori che possono selezionare la specie se in possesso di licenza di caccia regolare e soprattutto, l’introduzione della possibilità di “girata”, una sorta di caccia collettiva fatta a gruppi più piccoli, con un solo cane abilitato. Verrà introdotta nella parte sud della provincia e in alcuni territori del nord, e dovrebbe rendere più semplice “il lavoro” a chi vi partecipa».

Un lavoro che ha un costo annuo per il cacciatore significativo (solo di tasse, assicurazioni e abilitazioni poco meno di 600 euro l’anno) e un valore per la collettività altrettanto importante: «Diciamolo: o la caccia è da considerarsi gestione del territorio, o è meglio che chiuda – ha commentato provocatoriamente, ma non troppo, il presidente di ATC1 Luca Maffioli – Il cacciatore ha,  in un contesto come il nostro, la funzione di gestione dell’ambiente simile a quella dell’agricoltore, e come tale deve essere trattata, sia da chi la pratica».

Il minimo che si possa fare, per appassionati che di fatto tengono un ruolo di appoggio alle guardie forestali, abbattono capi pericolosi su indicazione della Regione (I cacciatori che hanno l’abilitazione al cosidetto “articolo 41” che permette loro di abbattere capi su indicazione delle autorità in caso di necessità), mantengono l’equilibrio fanuistico prendendosi carico delle spese di abilitazione, è di dare loro qualche difficoltà in meno: ed è questo che le nuove regole cercano di fare. «Anche se cacciare i cinghiali, che si muovono di notte, con i tempi concessi ai cacciatori, che la sera devono deporre le armi, non è così facile» ammettono da Federcaccia.

L’intendimento però è unanime «Mantenere l’equilibrio naturale, dove possibile, tenendo conto che parliamo di volontari, anzi di persone che lo fanno per diletto».  E che hanno il compito, con il loro sport, di evitare incidenti (58 a causa di cinghiali nel solo 2014) o danni agli agricoltori (68mila euro complessivi nel 2014. Ed è già un numero in forte decrescita: nel 2013 i danni ammontavano a 146mila euro), e quindi avere un ruolo nell’ecosistema varesino.

L’anno scorso i capi abbattuti con caccia collettiva sono stati 823; 98 abbattuti in applicazione del articolo 41 e 30 con la caccia di selezione, per un totale di quasi 1000 capi. Quest’anno, l’obiettivo è almeno il 50% in più.

 

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 08 settembre 2015
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