Calzaturificio Borri: 130 anni di storia abbandonati da 25

L'edificio con 129 anni di storia è dismesso dal 1990 e versa in condizioni tragiche. Ora l'amministrazione pensa ad un maxi intervento da (almeno) 12 milioni ma della struttura originale si salverà ben poco

calzaturificio borri

Dove c’erano i macchinari ora crescono le erbacce, dove c’erano i magazzini ora crollano i soffitti, dove c’erano gli uffici ora vivono i senzatetto. Dove c’era il Calzaturificio Borri ora c’è un rudere. L’enorme area a due passi dal centro di Busto Arsizio risulta abbandonata dal 1990, anno in cui la fabbrica chiuse i battenti e iniziò il suo lento processo di abbandono: 25 anni di declino raccontati in queste foto.

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Calzaturificio Borri: degrado e abbandono 4 di 35

Intere aree della struttura (che nella sua prima versione risale al 1886) sono ormai irrimediabilmente compromesse. Tutto il nucleo della vecchia fabbrica -2.200 metri quadri di storia- è interamente da buttare: il legno è marcito, la ruggine ha divorato le colonne e così almeno 6 zone del tetto sono collassate mentre l’eternit che ricopre buona parte della superficie si sta sgretolando. Stesso amaro destino toccherà ai 1.000 metri quadri di magazzini che dovranno essere demoliti.

La palazzina dei vecchi uffici, l’edificio che si affaccia sul viale Duca D’Aosta, cerca di resistere come può ma l’umidità ha ormai rovinato buona parte dei muri e dove non sono arrivate le infiltrazioni ci hanno pensato i vandali. Alcune stanze si sono salvate, perchè scelte da qualche senzatetto come rifugio ma a scapito di altre, declassate a discarica. Salvabili anche le due ville presenti ma a costo di importanti e rapidi lavori.

I lavori, appunto. L’amministrazione comunale ha preparato un voluminoso dossier per il recupero (potete leggerlo integralmente cliccando qui) che è suddiviso in tre differenti fasi. La prima punta alla ristrutturazione della palazzina degli uffici e della villa che si affaccia sul viale Duca D’Aosta, da convertire entrambi in uffici pubblici, e contemporaneamente all’abbattimento di quasi tutto il resto: fabbrica e magazzini. La fase due del piano prevede invece la realizzazione di qualcosa (cosa, di preciso, ancora non si sa) negli spazi lasciati vuoti e il ripristino di parte di parco mentre nella terza e ultima fase si prevede il ripristino totale dell’area che verrà dotata anche di un parcheggio sotterraneo da almeno 120 posti auto.

Un piano ambizioso che, però, al momento è tutto solo sulla carta. Per immaginare di realizzare la sola fase 1 del piano servono come minimo 2,8 milioni di euro mentre per portare a termine il progetto la spesa oscilla tra i 12 e i 18 milioni. Risorse che vanno a sommarsi agli 8 miliardi di lire investiti dal comune di Busto Arsizio nel 2001 per comprare l’intera area. E farla crollare. 

di marco.corso@varesenews.it
Pubblicato il 27 novembre 2015
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Commenti

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  1. Scritto da Arch. Ferrario

    L’Amministrazione di Busto Arsizio dovrebbe intervenire per un serio recupero degli immobili, veri gioielli di architettura industriale. Il loro attuale – e deprecabile – stato di abbandono e di degrado non implica necessariamente il loro abbattimento.
    Quello che manca è la volontà politica di conservare la storia della Città!

  2. Scritto da Arch. Ferrario

    L’Amministrazione dovrebbe intervenire con un serio recupero degli immobili, che sono un vero gioiello di archeologia industriale.
    Il loro attuale stato di abbandono e di degrado non implica necessariamente il loro abbattimento. Anzi: solo un intervento di restauro serio e di riqualificazione funzionale potrebbe salvare un pezzo di storia importante.
    Manca però la volontà politica di conservare la storia della Città!!!