Oltre la banca, minibond per finanziare le imprese

Finanza per l'innovazione e minibond, Finlombarda spa incontra Univa alle Ville Ponti per discutere dei sistemi alternativi al finanziamento bancario

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Finlombarda spa, la finanziaria di Regione Lombardia, e Unione degli industriali della provincia di Varese, riuniti nella stessa sala delle Ville Ponti a discutere di interventi finanziari per la crescita e lo sviluppo del territorio e di minibond, con le banche tra il pubblico ad ascoltare. Sono tutti indizi che farebbero pensare al tentativo di superare una vecchia dipendenza delle imprese italiane dagli istituti bancari. E l’intervento di Riccardo Comerio, presidente di Univa, lascia pochi dubbi sul desiderio di «traghettare il sistema produttivo verso percorsi di innovazione del rapporto che le aziende hanno con le proprie risorse finanziarie».

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I dati di una recente indagine sul credito, realizzata dagli industriali varesini, mostrano come le spese bancarie siano aumentate, con tassi di massimo scoperto che in un caso hanno raggiunto picchi del 18,5%  e dell’8,61% per l’anticipo fatture. Casi singoli, è vero, ma che indicano una tendenza, considerato che il 16% del campione dichiara un aumento dei tassi applicati.

Ignazio Parrinello, presidente di Finlombarda, che non ha dimenticato la sua vocazione di banchiere privato, rimette al centro la questione del merito del credito («a rischiare non possono essere sempre gli altri») e al tempo stesso la necessità di «creare un clima di fiducia».  Il presidente di Finlombarda insiste sul contributo che potrebbero dare al Pil le startup e gli investimenti pubblici, proprio com’è accaduto in Germania.

La finanziaria di Regione Lombardia mette a disposizione delle pmi tre strumenti: “InnovaLombardia”, ovvero 300 milioni di finanziamento per sostenere ricerca e innovazione, “Credito in cassa B2B” per finanziare il capitale circolante e “Credito adesso” che in tre anni ha erogato alle pmi lombarde  330 milioni di euro.

Per quanto riguarda invece i minibond, ovvero l’emissione di obbligazioni di importo compreso tra 1 e 20 milioni, Finlombarda sottoscriverà fino a un massimo del 40% delle obbligazioni e le imprese che emetteranno avranno un voucher di 30mila euro per coprire le spese sostenute, da quelle legali al Monte titoli. Una misura per rilanciare uno strumento che negli ultimi anni in Italia non ha avuto un grande successo: dal 2012 ad oggi solo 179 aziende hanno emesso minibond e solo 145 li hanno collocati nel Belpaese.

I margini di miglioramento sono dunque enormi considerato che nella sola Lombardia sono 11mila le aziende con le caratteristiche adatte a emettere minibond. E se da una parte Vittorio Gandini, direttore di Univa, è convinto che «vincendo la diffidenza in provincia di Varese questo strumento può avere successo», dall’altra, rimarca quanto sia importante non concentrarsi solo sulle startup, ma su un patrimonio costituito da oltre 60mila imprese che «hanno fatto della loro innovazione incrementale, nascosta e non contabilizzata, un fattore competitivo straordinario».

«I minibond non sono obbligazioni subordinate – replica sorridendo Massimo Brunelli, direttore generale di Finlombarda spa -. Le potenzialità di questo strumento sono sia dal lato della domanda che dell’offerta: le imprese hanno la possibilità di accedere a un prestito che non sia bancario, e in Europa ci sono investitori alla disperata ricerca di buoni investimenti».

Infine, Finlombarda finanzia progetti di parternariato pubblico privato, i cosiddetti PPP, con una dotazione annua di 70 milioni di euro, per investimenti in infrastrutture e servizi effettuati da enti pubblici lombardi e dai soggetti privati che si sono aggiudicati gare pubbliche. A Busto Arsizio, per esempio, è previsto un intervento per 1,3 milioni di euro per rendere efficiente dal punto di vista energetico la scuola Galileo Galilei.

«Il presidente Maroni – conclude l’assessore regionale all’economia Massimo Garavaglia – vuole che si investa molto in ricerca e sviluppo. E i progetti di Finlombarda vanno in questa direzione perché generano liquidità e agevolano l’accesso al credito».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 08 marzo 2016
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