Al filo del tessile manca l’ago della politica

Le voci delle imprese raccolte da Confartigianato Varese nel suo viaggio tra le imprese del tessile, un settore che in provincia può ancora dire la sua 

Innovazione, creatività, gestione aziendale accorta e attenzione al prodotto. Queste in estrema sintesi, le caratteristiche che accomunano le piccole aziende artigiane intervistate nel nostro tour tra le “meraviglie del tessile”. Partiti dalla grande tradizione cotoniera bustocca con la tintoria Maino, siamo arrivati alle etichette tessute della Decatex di Cairate, passando per calzifici, tessiture e ricamifici sparsi sul territorio.

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L'Impresa delle meraviglie nel tessile 4 di 9

Un viaggio attraverso realtà produttive in grado di esprimere eccellenze assolute, pur mantenendo dimensioni ridotte e di attrarre aziende leader, multinazionali della moda e clienti esteri affamati di Made in Italy. Così pur avvalendoci di un campione ristretto, a fronte delle 737 imprese artigiane del tessile dalla nostra provincia (che occupano 5.202 addetti), abbiamo potuto constatare alcune caratteristiche che accomunano queste piccole realtà; nel bene e nel male.

Se da una parte infatti la dipendenza verso pochi clienti, o i tempi ancora troppo lunghi nel pagamento delle fatture si rivelano elementi di debolezza, dall’altra la capacità di verticalizzare i processi produttivi, gli investimenti in macchinari e tecnologie e il desiderio di esplorare nuovi mercati, dimostrano una notevole vitalità per un settore l’anno passato, solo nella nostra provincia, ha esportato 934 milioni di euro con un aumento dell’1,3% sul 2014.

Ma cosa serve alle imprese del tessile?
I nostri imprenditori lamentano una disattenzione delle istituzioni nei loro confronti e un carico fiscale e burocratico troppo oneroso. Eccessivo è poi il costo dell’energia che per imprese che hanno cicli produttivi lunghi come quello del tessile si traducono in bollette da migliaia di euro al mese, mentre carenti sono, a detta delle aziende, gli investimenti delle autorità in formazione tecnico scientifiche, necessaria per garantire continuità a un settore che deve puntare su ricerca e innovazione di prodotto per competere sui mercati globali. Una competizione che oggi si nutre, come detto, del grande patrimonio di conoscenze e maestranze che agli occhi del mondo mantengono intatto l’appeal del Made in Italy. In questo senso più di un’impresa ha sottolineato a Confartigianato Varese il ritorno di clienti importanti dopo anni di delocalizzazioni e trasferimenti produttivi, segnale che la qualità dei nostri artigiani rimane un punto di riferimento indiscusso e riconosciuto.

Altro spunto di riflessione è il tentativo da parte dei più piccoli di sviluppare prodotti e linee di accessori propri da lanciare sul mercato e la capacità di intercettare nuove nicchie settoriali a cui proporsi anche senza avvalersi di agenti di commercio e intermediari (in questo senso internet si rivela un alleato sempre più indispensabile per i piccoli). Indicativo in questo senso il caso della Decatex e delle etichette tessute realizzate per il settore vino e cosmesi.
Urgente e comune a tutti i nostri artigiani rimane poi la richiesta della piena deducibilità degli investimenti e la richiesta di continuità per quanto riguarda gli incentivi promossi negli ultimi due anni dal governo Renzi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 aprile 2016
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Commenti

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  1. gigi8462
    Scritto da gigi8462

    purtroppo anche la formazione segna il passo. Le nostre scuole tessili, vanto del passato, hanno via via subito il deterioramento della scuola tecnica in generale e spesso modificato i percorsi di insegnamento, inseguendo più un vago discorso della moda, piuttosto che formare addetti alla produzione di filati e tessuti di qualità. In pochi anni abbiamo perso le conoscenze e indebolito le competenze.