Allarme spento, sette computer rubati a scuola

Nuovo episodio, ennesimo in città e in provincia. Ma questa volta potrebbe aver pesato la distrazione

Cascinetta e Cajello: i luoghi  (inserita in galleria)
Cascinetta e Cajello: i luoghi (inserita in galleria)

Nuovo furto in una scuola a Gallarate:  nel mirino – probabilmente nella notte tra lunedì e martedì – la  scuola elementare di Cascinetta in via del Lavoro, che era stata chiusa lunedì in quanto sede di seggio per il referendum di domenica 17 aprile.

Il bottino? Sette computer rubati, tra cui due di quelli collegati alle lavagne elettroniche, donate dal progetto del Rotary di Gallarate. Inoltre, ulteriori danni causati da atti di vandalismo quali porte forzate, infissi danneggiati e l’armadio blindato manomesso.

«Speravamo che non succedesse più, invece è successo ancora»,  dice sconsolato l’assessore alla cultura e all’istruzione Sebastiano Nicosia. La scuola era sede di seggio e, alla chiusura dell’edificio, nel passaggio da seggio a scuola, l’allarme non è stato inserito. Il problema dell’assenza di sicurezza è noto, ma in questo caso non c’entra la mancanza di allarmi, quanto – pare – la distrazione in un giorno un po’ particolare. L’ultimo atto del passaggio da seggio a scuola è quello delle pulizie. Alla fine delle operazioni di seggio, infatti, la scuola non prende in carico immediatamente l’edificio: prima vengono pulite le aule, dopodiché la struttura viene riconsegnata alla scuola.

«L’episodio è avvenuto dopo che sono state effettuate le pulizie – continua l’assessore Nicosia –. Si tratta di individuare chi aveva l’incarico di chiudere l’edificio e di inserire i codici per impostare l’allarme, stiamo verificando questo passaggio».
Il primo episodio di una serie avvenuti in città risale a febbraio, alle scuole Dante, ma quella dei furti nelle scuole non è una realtà legata solamente a Gallarate: sono diversi i casi recenti avvenuti anche in altre località del Varesotto, come a Busto Arsizio (dove una scuola è stata colpita più volte) o a Luino (idem, vedi qui).

«Evidentemente si tratta di gruppi organizzati con una strategia precisa che mira proprio alle scuole», commenta Nicosia. «Ciò che più fa arrabbiare – conclude l’assessore – è la sproporzione tra il potenziale guadagno economico e il danno causato agli altri. Mentre il valore commerciale di un computer usato è modesto, dal punto di vista della didattica è enorme; per un bambino che utilizza un computer collegato alla Lim si tratta di un danno non banale».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 aprile 2016
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