Ascom: “No supermercati, meno tasse, più parcheggi, più sicurezza”

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Pubblichiamo il documento con cui Ascom si rivolge ai candidati sindaco di Varese

La scrivente Associazione nata nel 1945, con sede a Varese in Via Valle Venosta 4, conta oggi più di tremila imprese associate, di cui più di 970 nel Comune di Varese, per le quali svolge un ruolo di rappresentanza e fornisce una serie di servizi di carattere aziendale attraverso i suoi settantasei dipendenti.   

Il presente contributo fornisce alcune considerazioni di carattere generale in ordine alla linea che l’Associazione sta sviluppando nei propri rapporti istituzionali con le pubbliche amministrazioni, sempre ispirata da una logica di collaborazione e confronto costruttivo.

Con riferimento alle specifiche peculiarità che caratterizzano la città di Varese, rispetto alle quali si dovrà attivare la futura Amministrazione Comunale, si ritiene opportuno trattare alcune tematiche e aspetti di particolare interesse per il mondo del commercio varesino.

Riteniamo di fondamentale importanza che il Comune favorisca uno sviluppo equilibrato della rete commerciale nelle sue diverse espressioni. Il raggiungimento di un difficile equilibrio tra il commercio tradizionale dei centri storici e la grande distribuzione organizzata delle periferie necessita di un’attenzione costante e approfondita da parte di tutti i soggetti istituzionali coinvolti. 

Il centro storico di Varese e i centri minori delle castellanze, con la loro rete commerciale di negozi di vicinato e mercati, caratterizzando la città dal punto di vista storico, culturale, economico e delle tradizioni, devono essere considerati dalla pubblica amministrazione come un sistema di beni unici da tutelare.   Troppe realtà commerciali sono però, già da tempo, in forte sofferenza e richiedono adeguate risposte amministrative.

Il centro storico di Varese, da una parte, si sta riducendo sempre di più nei suoi confini: vie che fino a qualche anno fa pulsavano di vitalità stanno diventando zone abbandonate o sotto il controllo di gruppi di soggetti disagiati, dall’altra non è soltanto un problema di dimensioni ma anche di qualità e originalità, ormai Varese sta assumendo l’aspetto di vetrina commerciale uniformata, dove i negozi storici a conduzione familiare stanno lasciando il posto ai retail di catena.

Le castellanze sono in forte crisi di identità, le poche attività commerciali che ne caratterizzavano i nuclei storici  stanno scomparendo progressivamente, lasciando il posto a spazi vuoti e desolati che sempre più difficilmente saranno rioccupati adeguatamente. Realtà commerciali di indubbia rilevanza – come ad esempio il Mercato settimanale di Varese che fino al suo infausto decentramento in piazzale Kennedy aveva sempre costituito una forte opportunità commerciale anche per i negozi in sede fissa – stanno infatti scivolando da troppo tempo sulla via del declino.

Anche la valenza turistica di Varese è legata strettamente alla vitalità commerciale della città. Prestare attenzione a quest’ultimo tema, insieme a quello del decoro urbano, costituisce la più efficace attività promozionale che il Sindaco possa mettere in campo per favorire l’attività turistica.

Nella situazione attuale di mercato l’offerta commerciale del territorio si può ritenere più che adeguata e, inevitabilmente, nuovi insediamenti di medio-grandi dimensioni andrebbero a sottrarre ulteriori risorse alla rete commerciale esistente, già in particolare sofferenza a causa della debolezza della domanda interna derivante dalla scarsa capacità di spesa delle famiglie, fortemente indebolite dalle crisi immobiliari e finanziarie dell’ultimo decennio e da valori del tasso di disoccupazione mai registrati in precedenza, causati principalmente dal grave processo di deindustrializzazione in atto anche nella nostra provincia.

Non è più accettabile che per riqualificare un’area urbana degradata si debba ricorrere ad insediamenti commerciali di grandi dimensioni. Il mercato ormai è saturo di offerta distributiva mentre non si riesce a mantenere sul territorio, con adeguati incentivi, il settore manifatturiero, quello che realmente porta ricchezza alla popolazione. Sono migliaia le imprese di produzione che nell’assoluto silenzio dei media e della politica, negli ultimi dieci anni, sono state delocalizzate nella vicina Confederazione svizzera. Soprattutto le aree industriali dismesse dovrebbero, infatti, essere riqualificate secondo la destinazione originaria per la quale erano state concepite. La creazione di Zone ad Economia Speciale (ZES) potrebbe costituire uno strumento fra gli altri, particolarmente innovativo, su cui costruire una nuova visione di economia del territorio.

A tale proposito, la scrivente Associazione invita quindi il futuro Sindaco di Varese ad una chiara assunzione di responsabilità per favorire il raggiungimento dei suddetti obiettivi, che sono di interesse generale e non semplicemente di una singola categoria economica.

Questa speciale attenzione da parte della prossima Amministrazione, volta alla preservazione dell’identità cittadina, dovrebbe essere esercitata attraverso l’aggiornamento costante delle opzioni contenute nel Piano di Governo del Territorio, per mantenere questo importante strumento di pianificazione urbanistica territoriale in linea con una coerente visione strategica e di sintesi delle diverse esigenze presenti.

A proposito di competitività delle imprese chiediamo di intervenire anche in materia di imposte e tasse locali per diminuire l’attuale pressione fiscale, affinché risulti sostenibile e nello stesso tempo rapportata ai servizi effettivamente fruiti. Primo tra tutti il caso della Tari che a Varese ha assunto per le attività economiche un livello record di imposizione per metro quadrato di superficie. Una ripartizione più equa tra utenze domestiche e non domestiche porterebbe ad una situazione di maggiore equità fiscale.

Fattori logistici come la viabilità e i parcheggi condizionano pesantemente la rete distributiva e sempre più spesso il commercio di grandi dimensioni tende ad insediarsi in zone strategiche dove poter intercettare la maggior quantità di flussi viabilistici. Ancora una volta a farne le spese sono i negozi dei centri storici dove il traffico spesso congestionato e la penuria di parcheggi demotivano la potenziale clientela.

Nonostante l’esigua disponibilità di spazi, a Varese si deve cercare di migliorare questa situazione. Sono innumerevoli i progetti di intervento viabilistico e di incremento parcheggi che stentano a decollare (pensiamo, solo per citarne alcuni, a largo Flaiano – quale porta d’ingresso della città – per proseguire con l’area Stazioni e piazza Repubblica o, ad esempio, con i multipiano di via Staurenghi e via Luini).

A questi annosi problemi di assetto del territorio, negli ultimi tempi, se ne aggiungono di nuovi legati alla vivibilità della città, aggravati da un insufficiente livello di sicurezza. Si registrano, purtroppo, ripetuti episodi di microcriminalità che costituiscono una costante e grave minaccia alla qualità della vita della nostra città, influenzando pesantemente fattori come il decoro urbano e l’ordine pubblico, importanti anche per le stesse attività commerciali.

Si tratta di un fenomeno di degrado sociale che deve essere contrastato per preservare i valori e il benessere che hanno sempre contraddistinto la città di Varese.

Allo scopo di realizzare concretamente quanto sopra auspicato – che rappresenta una fondamentale elencazione di priorità e che quindi non esclude di affrontare ulteriori specifiche criticità – la scrivente Associazione ritiene essenziale sviluppare e approfondire il confronto con la futura Amministrazione per affrontare, in maniera condivisa, le sfide del prossimo futuro. 

Giorgio Angelucci
Presidente Ascom

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 aprile 2016
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