C’era una volta Palazzo Estense

Inizia la storia dei dodici sindaci della città giardino. Pierfausto Vedani ripercorrerà la storia dei primi cittadini dal dopoguerra a oggi

Varese centro generiche
immagini del centro storico

Si avvicinano le elezioni  comunali. Per l’occasione il direttore Marco Giovannelli mi ha chiesto di fare una incursione nelle vicende di Palazzo Estense con accenni, di cronaca, di testimonianze, di ricordi personali relativi ai sindaci che hanno guidato la città. Un  compito non facile a causa dei miei limiti professionali – appartengo alla fanteria del giornalismo, sono un cronista – che inevitabilmente escludono la cultura tipica degli storici.

Ci provo comunque contando anche sulla eventuale collaborazione, sotto forma di contributi costruttivi, degli amici di Varesenews, i nostri lettori, che potranno ampliare la conoscenza della vicenda civica e amministrativa della città.

L’iniziativa ha anche il pregio di evidenziare una lacuna non piccola: Varese è stata ed è patria di storici, alcuni veramente di primo piano, che relativamente all’età contemporanea hanno dedicato notevoli opere e approfondimenti, tutti mirati ad aspetti culturali della vita del nostro territorio.

Uno solo ha raccontato con strabiliante documentazione e grande onestà intellettuale gli anni che hanno portato alla democrazia l’Italia estendendo  poi studi e ricerche a episodi di rilevanza nazionale avvenuti in altre zone del Nord. Una operazione verità che a lui, esempio di integrità morale tipica dei veri progressisti è costata una serie di inconcepibili attacchi. Questo storico è Franco Giannantoni che per la sua iniziale attività giornalistica a Varese e per i suoi successivi importanti studi su alcune vicende cittadine, oggi sarebbe in grado di raccontare la Varese contemporanea e consegnare così alle nostre generazioni future una  settantina d’anni di verità di una storia cittadina che ha avuto  anche rilevanza nazionale  con la nascita della Lega Nord.

Io resto ai nostri giorni cominciando il mio racconto in modo ipertradizionale:  c’era una volta, era il 1946, una Varese rossa con al timone di Palazzo Estense il sindaco socialista Lugi Cova. Era subentrato al comunista Carlo Bonfanti, nominato il 25 aprile 1945 dal Comitato di Liberazione  dell’Alta Italia e rimasto in carica sino al marzo del 1946,  quando venne eletto Cova  che nel 1951 non riuscì a convincere l’elettorato: vinse  infatti Arturo Dall’0ra, dirigente industriale, presentatosi come indipendente ma uomo di punta dello schieramento bianco.  E sono oggi 65 anni di potere, assolutamente democratico, da parte di schieramenti di centro destra, con una sola clamorosa eccezione, quella della  prima giunta leghista affidata a Raimomdo Fassa. Lo squadra infatti  contava  su due soli leghisti, lo stesso Fassa  e Maroni, poi sull’indipendente Giuseppe Bonomi. Se si può definire il repubblicano Biancheri  tendenzialmente di sinistra-sarebbe stato un eccezionale vice di Fassa- tutti gii altri assessori erano accostabili a Pci e Psi, compreso Ortelli che avrebbe di li a poco sostituito alla cultura un irrequieto artista come Baj.

E i duri e puri della Lega e la borghesia  che si beava delle rudezze politiche  di Umberto Bossi mai avrebbero eccepito. Anche perché Raimondo Fassa, tutto stile e moderazione, era un chiaro segnale di speranza. Eletto anche al parlamento europeo,  Fassa avrebbe poi lasciato tutti e tutto. Compresa la bella immagine della Lega.

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Pubblicato il 23 aprile 2016
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