Chernobyl, 30 anni fa il 26 aprile

Emilio Vanoni, Presidente del Comitato Chernobyl di Induno Olona, ricorda il trentennale della tragedia. Ricordando i bambini

L'eco di Chernobyl

(Foto di Gabriele Vanetti) Quest’anno in Bielorussia, Ucraina e Russia verrà ricordato il 30° anniversario dello scoppio delle centrale nucleare di Chernobyl.

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Era il 26 aprile 1986 quando in un esperimento maldestro, scoppiò il reattore n. 4 delle centrale nucleare di Cernobyl, scoperchiando il tetto della centrale liberando nell’aria tonnellate di materiale radioattivo, provocando il più grande disastro ecologico del XX° secolo. Le conseguenze di quel disastro sono ancora sconosciute: c’è chi parla di centomila morti, chi di mezzo milione e chi addirittura di un milione di vittime. L’incertezza dei dati dipende dal fatto che gli studi effettuati sono stati segretati, da un accordo tra l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia per l’Energia Atomica. Lo scopo è quello mascherare le cause del disastro per non turbare i giganteschi interessi economici che ruotano intorno alla costruzione delle centrali atomiche da una parte, e dall’altra quella di minimizzare i costi sanitari necessari per venire in aiuto alle persone colpite

Fu un disastro apocalittico, che forse ha inaugurato la globalizzazione. Le radiazioni colpirono l’intero pianeta: dall’Europa al Giappone, dall’America all’Australia. In Italia in quel periodo, per alcuni mesi fu vietato il consumo del latte e di tutte le verdure a foglia larga, perché contaminanti dai radionuclidi. Anche pochi mesi or sono, nelle valli del Piemonte sono stati rinvenuti cervi e cinghiali morti a causa della presenza del Cesio 137, il materiale più volatile che ha fatto il giro del mondo intero, proveniente da Chernobyl.

Nelle zone colpite dalla radioattività, interi paesi e villaggi sono stati evacuati, costretti ad abbandonare tutto a causa del livello troppo elevato delle radiazioni. Intorno alla centrale, in un area grande quasi come la Lombardia la radioattività è talmente alta da renderla inabitabile per circa duemila anni.

In Italia nel 1987 ci fu una grande mobilitazione che con un referendum, sanzionò l’abbandono del nucleare nel nostro paese. I fautori del nucleare non abbandonarono i loro interessi economici, sostenendo che Chernobyl era il prodotto di una tecnologia obsoleta, figlia di quel sistema sovietico collassato poi negli anni 90’. Ma poi arrivò Fukushim, che con i suoi 18000 morti accertati, dimostrò al mondo intero che i pericoli delle centrali atomiche sono una realtà, oggi minacciati anche dal terrorismo.

PRIPYAT LA CITTA’ FANTASMA
Qui il tempo si è fermato al 1986. Da allora più nulla. Per visitare queste zone occorre un permesso speciale di soli pochi giorni. Le immagini sono quelle della desolazione totale con abitazioni abbandonate e strade deserte. La pista dell’autoscontro tra le foglie, una ruota panoramica che fa da sostegno alle piante sono un manifesto visivo di cosa è accaduto come gli oggetti: bambole scomposte, libri impolverati o la falce e martello in un’insegna in cima a un edificio. Siamo in Ucraina, nella città di Pripyat, ormai fantasma, “morta” il 26 aprile di quasi 30 anni fa, quando i suoi  50mila abitanti furono costretti ad andare altrove. E da allora questa cittadina è diventata un emblema del disastro nucleare di Chernobyl. Ma la forza della natura si è ripresa faticosamente il territorio: uno studio ne dimostra il ripopolamento con la presenza di animali selvatici (lupi, alci e cinghiali) che trovano riparo tra le rovine della città e del verde.

IL NUOVO SARCOFAGO
Sempre a Chernobyl per proteggere il primo sarcofago realizzato in cemento armato a copertura dei resti del reattore che continua ad emettere radiazione della morte, stanno costruendo una struttura metallica tra le più grandi del mondo, alta 110 ml. più alta della Statua della libertà, che misura 164 m. x 265, grande come 6 campi ci calcio. Il costo preventivato è di un miliardo e mezzo di euro, finanziato dalla comunità internazionale. Una costruzione iniziata nel 2014 e che sarà terminata forse nel 2017. Il peso della struttura metallica è di 25.000 tonnellate. Potrà durare per circa 80 anni perché una volta collocata sopra la centrale nucleare non sarà possibile fare opere di manutenzione dato l’elevato livello delle radiazioni. Sarà quindi una protezione provvisoria, poi si vedrà.

Secondo i dati ufficiali sono ancora più di 5 milioni gli abitanti di Russia, Ucraina e Bielorussia, di cui tanti sono i bambini, che vivono in zone contaminate dal fallout radioattivo. Secondo i dati riportati anche da Legambiente, la nazione più colpita dagli effetti della contaminazione è stata la Bielorussia, con il 70% del fallout radioattivo ricaduto sul proprio territorio e con oltre il 20% del proprio territorio contaminato da Cesio137 con livelli che variano da 1 a oltre 40 Curie per chilometro quadrato. 
 Una situazione, a 30 anni di distanza, molto grave, poiché si vive mangiando e bevendo cibo e acqua radioattivi che provocano l’abbassamento delle difese immunitarie nonché patologie tumorali, soprattutto nei bambini.

PICCOLI MIGRANTI IN CERCA DI UNA NUOVA UMANITA’
Per questo motivo noi oggi possiamo definire i BAMBINI DI CHERNOBYL piccoli emigranti che scappano dal loro paese in cerca della salute. Sono emigranti a tempo determinato, perché poi fanno ritorno al loro paese. Ma hanno quindi le stesse motivazioni di quella fiumana di emigranti che scappano dalle guerre provocate nel Medio Oriente dai Paesi Occidentali e che le immagini televisive ci mostrano tutti i giorni, bloccati dalle reti, dai muri e dai fili spinati che i singoli paesi europei stanno costruendo sui lori confini, tradendo quel messaggio universale per cui è stata costruita l’Europa, con la caduta il muro di Berlino.

Se lo scoppio della Centrale Nucleare di Chernobyl è stato definito il più grande disastro ecologico del XX secolo, la situazione dei migranti che scappano dalle guerre rischia di far naufragare la stessa Europa alle soglie del terzo millennio, alimentando nuovi pericolosi nazionalismi.

Per queste ragioni possiamo auspicare per il futuro dell’umanità le parole di PAPA FRANCESCO che ogni domenica annuncia dalla basilica di san Pietro: “MAI PIU’ CHERNOBYL, MAI PIU GUERRE, BASTA MURI, RETI E FILI SPINATI MA SOLO PACE, SOLIDARIETÀ E ACCOGLIENZA. Per questo chiedo a questa Comunità, alla mia Comunità: non fatevi affascinare dalla paura ma fatevi prendere dal dono della solidarietà, sia nei confronti dei bambini di Cernobyl e sia nei confronti di quella fiumana di immigrati che ci chiedono una nuova umanità.

Emilio Vanoni
Presidente del Comitato Cernobyl di Induno Olona

PS. Coloro che sono interessati ad ospitare un bambino di Cernobyl con il nostro comitato, il prossimo mese di agosto, possono telefonare allo 0332 200286

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Pubblicato il 26 aprile 2016
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