Da due anni si aspetta la scorciatoia dei frontalieri

La strada che da Viconago scende a Cremenaga era frequentata da centinaia di veicoli al giorno che alleggerivano la statale da e verso Lavena Ponte Tresa. Ora c’è uno spiraglio, anche per i residenti della zona

cadegliano viconago strada avigno

Un’ora di auto per fare pochi chilometri, per andare al lavoro in Svizzera: c’è il “tappo” ancora a Cadegliano Viconago, prima di imboccare la discesa per Lavena Ponte Tresa dalle 6 alle 8 e, a salire, dalle 17 in avanti.

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Fino al novembre del 2014, però, era possibile sfruttare una scorciatoia, vale a dire la strada di Avigno, un tracciato ripido, fra i boschi, ma molto funzionale per evitare l’ingorgo e che si snoda da Cremenaga fino a Viconago; da qui raggiungere la statale 233 della Valganna è questione di pochi minuti.

L’alluvione di due anni fa danneggiò quel tracciato, impedendo ai residenti di sfruttare la strada e ai frontalieri di risparmiare tempo ed entrare in Svizzera dal valico di Cremenaga, dove tra l’altro non vi sono controlli con guardie di confine (ma con le telecamere, ovviamente, sì).

Oggi, a tanti mesi di distanza, la sistemazione della strada è ancora attesa. Non è bastato infatti il decreto Lupi, l’allora ministro delle infrastrutture, che assegnava 45 milioni di euro per risistemare tutti i danni di quell’ondata di maltempo: la cifra era cospicua, certo, ma la disponibilità non immediata e “spalmata” fino al 2018, tanto che, per tutta Italia, nel 2015 erano disponibili 2 milioni; nel 2016 3,7 milioni, sempre a livello nazionale e così via.

Soldi arrivati a Cadegliano Viconago? Pochissimi. Solo 325.000 mila euro della Protezione Civile Regionale, serviti per consolidare un versante. L’importo totale per rendere la strada sicura, fra palificazioni, sostegni e consolidamenti ulteriori si aggira attorno al milione e mezzo. Che fare? Nel frattempo la frana rischia di muoversi ancora e peggiorare la situazione: non è solo questione di rischio per i residenti, ma anche di un danno potenzialmente molto più oneroso da affrontare. Ma forse, uno spiraglio, per riaprire quella strada c’è.

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Il sindaco Arnaldo Tordi sfoglia le carte al primo piano del palazzo comunale (sopra): sono i rilievi geologici e le foto dei primi interventi. Nel raccontare tutto il percorso che ha portato a questa situazione per la via Brione (così si chiama la strada) ha trovato la grande disponibilità del provveditore alle opere pubbliche di Milano, del prefetto di Varese e della comunità Montana del Piambello. Ma anche una burocrazia incredibile e norme difficili da applicare fra patto di stabilità, risposte attese e mai giunte dal ministero dell’ambiente, soldi che non arrivano.

È lo stesso sindaco a parlare di questo spiraglio che si intravvede per riaprire la scorciatoia dei frontalieri. «Per operare un primissimo intervento su un punto molto pericoloso della strada ci vogliono 132 mila euro. Non possiamo spenderli con fondi nostri per via del patto di stabilità. Li abbiamo chiesti al Provveditorato delle opere pubbliche di Milano che tuttavia, per questi interventi, dispone di 250 mila euro per due regioni: Emilia Romagna e Lombardia. A questo punto abbiamo informato con un’assemblea pubblica i cittadini del paese, lo scorso 4 aprile. Nel frattempo il presidente di Comunità Montana del Piambello Maria Sole De Medio e il suo assessore Emanuele Belometti – che ringrazio – si sono resi disponibili per destinare fondi dell’ente a copertura di questo intervento a patto di avere la rassicurazione dal Provveditorato di riavere la somma non appena possibile. Mercoledì vi sarà un incontro decisivo in Regione: se verrà accettata questa proposta, allora i lavori potranno incominciare anche prima dell’estate e si potrà istituire un senso unico alternato sulla strada».E quindi riaprirla.

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Siamo andati sul posto a vedere la situazione. In diversi punti la strada di Avigno presenta delle crepe. Il fondo stradale è deformato e in parte dissestato per via dell’azione erosiva dell’acqua che mina le fondamenta, obbligando a interventi di profonda palificazione a sostegno del versante e degli architravi stessi di quella vecchia strada militare, poi asfaltata e trasformata in comunale. Nel novembre 2014 diversi eventi franosi colpirono in più punti questo precorso e in un tratto – quello che è stato per primo consolidato e che se l’accordo in Regione funzionasse potrebbe venir presto rinforzato – la terrazza di una casa privata venne spazzata via dalla frana (nella foto qui sopra).

Ora la strada è chiusa e scorrazzano indisturbati nel totale silenzio cervi e caprioli. Una quiete fuori dal comune che i residenti cederebbero volentieri per lasciar posto di tanto in tanto al rumore di qualche motore; stesso desiderio per i frontalieri, che incrociano le dita perché presto venga riaperta la loro scorciatoia.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 08 aprile 2016
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