Davide Van De Sfroos:”La canzone è come uno slalom”

L'intervista del direttore Marco Giovannelli al cantante. Sabato 14 maggio in concerto al Teatro di Varese

L’esperienza con un’orchestra di quaranta elementi, la passione per il rugby nata grazie al figlio maggiore, l’amicizia con Francesco De Gregori, l’amore per la sua terra e le canzoni.

Sono tanti gli argomenti toccati da Davide Van De Sfroos durante l’intervista in diretta sulla nostra pagina Facebook. Reduce da due concerti sold out, al Teatro Arcimboldi, il cantante laghèe sabato 14 maggio sarà al Teatro di Varese con l’Orchestra Sinfolario per presentare live il suo ultimo album “Synfuniia”.

«Fino a quando non siamo saliti sul palcoscenico non sapevo cosa sarebbe successo – continua – solo il debutto agli Arcimboldi mi ha permesso di percepire la forza dello show. Sul palcoscenico sei solo ma sei sorretto da un’armata di suoni che ti avvolge e sorregge. Per la prima volta ho incontrato musicisti che sono professionisti, abituati alla musica classica, e che si sono messi al servizio dei miei brani. Sul palco riesci a captare una gioia e una perfezione della libertà della musica che va a rincontrare se stessa, una cosa che raramente capita».

Durante la chiacchierata parla delle nuove e vecchie canzoni, di questo progetto ben riuscito ma poco apprezzato dai fan più “radicali” e della continua voglia di sperimentare. Nella sua carriera ci sono i concerti, le poesie, i libri, la fotografia e tanto altro: «ma tu resti sempre quello che sei, nonostante i panni che vai a vestire. Sono un viaggiatore che racconta con tutti gli strumenti in suo possesso. E’ come uno che ama sciare e si porta dietro gli sci di fondo, discesa, trampolino perchè il comune denominatore è camminare su questa neve infinita, poi decidi tu quando è il momento di tirare fuori gli sci o da fondo. Le canzoni sono uno slalom, alcune un salto con il trampolino».

Ma qual è la molla che fa nascere le canzoni? «E’ quello che ti circonda, è l’acqua che ti ritrovi addosso, il calore del sole che brucia. Sono le storie di persone che ti sono vicine, gli oggetti, le leggende. Le storie raccontate in prima persona o quelle vissute da altre. Le storie ci sono, le canzoni sono lì e sei tu a farle nascere».

E poi lo sport, «tifo Torino e sono un simpatizzante del Como ma non sono mai stato un grande fan del calcio. Grazie a mio figlio mi sto appassionando al rugby». Lo straordinario incontri con i giovani musicisti «che ti permettono di tornare alla strada delle origini, al punto di partenza. Ogni tanto è bene chiedersi se ci siamo spostati troppo dalla riva. Non è che si finisce per perdersi?».

di adelia.brigo@varesenews.it
Pubblicato il 14 aprile 2016
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