Federmeccanica: “È nostra la via italiana alla partecipazione”

Fabio Storchi e Stefano Franchi, presidente e direttore di Federmeccanica, sono intervenuti all'assemblea delle meccaniche di Univa. «Il nostro è un rinnovamento culturale»

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unione industriali provincia di varese

A sentire parlare Fabio Storchi e Stefano Franchi, rispettivamente presidente e direttore generale di Federmeccanica, si capisce che un’epoca è finita. Le parole sono importanti e quelle utilizzate dai vertici della più importante federazione sindacale dell’industria metalmeccanica italiana, durante l’assemblea delle meccaniche di Univa, hanno disegnato con chiarezza uno scenario di rinnovamento rivolto al proprio interno, ancor prima che nei confronti delle controparti Fiom, Fim e Uilm.
(nella foto Storchi mostra la proposta di rinnovamento contrattuale)

«È cambiato il tempo in cui viviamo, sono cambiate le condizioni e devono cambiare i modelli contrattuali» ha detto Storchi. Il presidente di Federmeccanica ha parlato di «partecipazione, condivisione, merito, centralità della persona, nuova cultura d’impresa, welfare aziendale, industria 4.0 e formazione soggettiva», tracciando con queste parole il perimetro “filosofico” della nuova piattaforma contrattuale, contrapposta alla vecchia visione incentrata «sull’operaio massa, la fabbrica buia, lo sfruttamento del lavoro, il fordismo esasperato e il conflitto di classe».

Il nuovo patto impresa-lavoro, così come è stato ridisegnato dagli imprenditori, ridefinisce il ruolo dei vari livelli di contrattazione.  «Per noi il contratto collettivo nazionale – ha precisato il presidente di Federmeccanica – rimane centrale con una funzione di garanzia e tutela, definendo  salari minimi adeguati all’inflazione, più welfare, più formazione e più salario reale nelle aziende dove si produce ricchezza».
La proposta lega dunque l’aumento degli stipendi alla produttività e le retribuzioni ai risultati dell’azienda. Inoltre è previsto un importo minimo pari a 260 euro all’anno da destinare a premi di risultato, mentre gli incrementi del salario lordo contrattuale saranno sostituiti con premi di risultato tassati al 10 per cento in modo da garantire un salario reale più alto.

Ed è proprio questa parte dell’impianto contrattuale che i sindacati metalmeccanici contestano maggiormente.  Secondo Fiom Fim e Uilm, spostare il baricentro della contrattazione a livello aziendale rischia di lasciar fuori moltissimi lavoratori in quanto solo il 5% delle tute blu beneficerebbe degli incrementi retributivi dal contratto nazionale.

«Noi stiamo costruendo la via italiana alla partecipazione – ha continuato Storchi – perché l’impresa è un bene comune e sociale e il rischio più alto quando chiude un’azienda lo corrono i lavoratori che noi assumiamo. Il sindacato deve capire che questa è anche la sua sfida e quindi deve essere parte attiva del cambiamento. Sentiamo che c’è molto rispetto per la nostra proposta perché è seria, frutto di un lavoro intenso e condiviso».

La “rivoluzione” messa in atto da Federmeccanica è frutto di un lungo percorso di ascolto degli imprenditori e dei lavoratori metalmeccanici. «È un vero processo di rinnovamento culturale – ha concluso Stefano Franchi -. Per la prima volta nella nostra storia siamo usciti dal palazzo e abbiamo girato in lungo e in largo l’Italia per incontrare le persone nelle aziende, ascoltarne i bisogni e le proposte. Ora è giunto il momento di comunicare  e far conoscere questa proposta all’interno delle singole aziende, perché quando si fa qualcosa di buono e non lo si comunica, è come non averlo fatto».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 05 aprile 2016
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