Frana di Brione, la voce dei residenti: “Non ne possiamo più”

Il dottor D’Agostino, medico condotto, ebbe la terrazza distrutta dallo smottamento. Dopo il servizio di Varesenews racconta dei disagi che riguardano le famiglie che abitano nella zona

cadegliano viconago frana via brione

Quella che vedete qui sotto è l’alba di ieri, 11 aprile, vista da via Brione, a Cadegliano Viconago: c’è il sole che sta spuntando, un panorama mozzafiato che si staglia sullo stretto di Lavena e dà sulla valle del Tresa, e c’è un pezzo di terrazza in pietra e cemento che manca all’appello dal novembre 2014.

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Quei giorni, oggi, noi li ricordiamo come la notte illuminata dai lampeggianti per la frana di Cerro di Laveno Mombello, dove morirono due persone. O le cronache sempre sul Verbano che fecero segnare un altro lutto per una persona affogata ad Angera. Strade interrotte. Allagamenti.
Ma qui da queste parti la tragedia stava davvero per consumarsi: non sono frasi fatte perché basta recarsi sul posto per vedere ancora oggi i segni lasciati dalla furia dell’acqua che causò il distacco di una frana; tutto ha portato via sul suo percorso: sassi, piante e un pezzo considerevole della terrazza del dottor Pasqualino D’Agostino, medico condotto.

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La sua casa è una bella residenza a picco sulla valle sottostante: un’inferriata, un cane da pastore tedesco e una strada che ad una quarantina di metri dal suo cancello si interrompe. Più in là, più in alto, i primi tetti di Viconago, una delle due principali frazioni di cui è composto questo antico paese di confine. Solo che per raggiungere il centro, i residenti della via Brione devono scendere nel paese sottostante, Cremenaga, risalire lungo la strada provinciale 61 verso Lavena Ponte Tresa e poi ancora prendere la strada statale 233 e tornare verso Varese. Un giro molto lungo. Il dottore ha interpellato Varesenews per sottolineare questa situazione dopo aver letto il pezzo di qualche giorno fa.

«Sono il proprietario dello casa che ha subito i maggiori danni – scrive D’Agostino, che è consigliere comunale – È giusto che venga segnalato il disagio dei frontalieri, che non possono utilizzare la loro scorciatoia.
Sarebbe giusto e doveroso che venisse segnalato all’opinione pubblica anche il disagio di circa dieci famiglie residenti, con anziani e bambini, in totale poco meno di trenta persone, comprese tre attività produttive (un canile, un’impresa di costruzione, un boscaiolo), che da circa un anno e mezzo transitano a piedi per raggiungere le proprie abitazioni, il posto di lavoro, la scuola, by-passando il blocco: dal giorno dell’alluvione sono passati già due autunni, due inverni e con questa siamo alla seconda primavera. Persone delle quali si sta mettendo a dura prova la pazienza e la capacità di sopportazione e che non vede, come la nostra Amministrazione locale, al momento ancora vicina la soluzione definitiva».

«Noi siamo silenziosi e non chiassosi, non abbiamo ancora organizzato nessuna manifestazione né esposto striscioni. È vero il luogo è diventata un’oasi di pace con i cervi, i caprioli, i cinghiali, le volpi, i falchi ecc. E ne siamo custodi gelosi. Ma se un giorno la strada sarà riaperta non è per riaffidarla ai frontalieri, ma per riconsegnarla ai residenti, minoranza silenziosa e non rassegnata».

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Queste considerazioni sono uno sfogo civile di quanto queste persone vivono quotidianamente. Ma l’alba di ieri potrebbe essere una delle ultime del silenzioso (quasi) isolamento della via Brione: infatti potrebbero a breve riprendere i lavori per il consolidamento del versante di strada immediatamente a monte dell’abitato, così da permettere una sia pur limitata ma dignitosa apertura a senso unico alternato della “strada di Avigno” (così chiamata perché porta all’omonimo abitato, appena a valle, praticamente confine con Cremenaga).
Tra pochi giorni vi sarà infatti un incontro al provveditorato delle opere pubbliche regionale con l’amministrazione comunale per capire quali sono i meriggi di manovra per un intervento. (nella foto qui sopra, la corografia dell’area realizzata nel novembre 2014)

«Chi deve prendere decisioni è giusto che le ponderi bene, ma non ritardi e non dimentichi che i disagi di noi cittadini residenti sono stati fango, polvere, acqua, neve, paura e angoscia, che sono sfociati qualche volta anche in rabbia. Ma per fortuna non siamo rassegnati. Grazie per aver dato ascolto al nostro sfogo» conclude il medico.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 12 aprile 2016
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