Furti e truffe, in manette la coppia della Seat Leon

Fanno parte di un clan di nomadi del Vercellese e da molti mesi sono ricercati dagli organi di Polizia di Lombardia e Piemonte. Innumerevoli i furti e le truffe che avrebbero commesso anche in Valle Olona

banda seat leon

Un folle inseguimento e poi l’arresto. E’ stata una mattinata movimentata quella vissuta dai carabinieri di Fagnano Olona e Cassano Magnago che nella tarda mattinata di ieri, a Cairate, hanno arrestato due giovani nomadi (1988 e 1991) per i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, contraffazione di sigilli dello stato, falsita’ materiale commessa dal privato, lesioni dolose, possesso ingiustificato di chiavi alterate o di grimaldelli.

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I due arrestati sono di nazionalità italiana, appartenenti alle famiglie Narcisio e Riviera, molto numerose nei campi nomadi del Piemonte, nelle province di Asti, Vercelli e Novara. Entrambi risultano domiciliati presso il campo nomadi sito nel comune di Ghislarengo, in provincia di Vercelli.

I due malviventi, a bordo della ormai nota autovettura Seat Leon (ricercata praticamente da tutte le forze di polizia del Piemonte e della Lombardia)  sono stati intercettati da una pattuglia della stazione di Fagnano Olona che immediatamente ha intimato l’alt al conducente.

I due hanno simulato l’accostamento per fermarsi al controllo ma subito dopo sono ripartiti, ad altissima velocità. I carabinieri hanno ingaggiato con la coppia un inseguimento nelle strettissime vie del comune del paese della Valle Olona.

L’auto in fuga – come successivamente accertato – utilizzava, per garantirsi spazio tra le auto, una sirena acustica installata nel vano motore ed analoga a quelle in uso alle forze di polizia.

L’inseguimento è terminato in via Siracusa dove l’auto dei fuggitivi è stata bloccata dalla pattuglia della limitrofa stazione di Cassano Magnago che ha bloccato la via di fuga alla Seat: nonostante fossero bloccati, il conducente ha tentato una disperata manovra “speronando” l’auto dei carabinieri e non riuscendo nell’intento.  I due hanno provato anche la fuga a piedi nelle campagne adiacenti,  venendo però immediatamente bloccati dai militari.

I primi sviluppi investigativi, supportati dalle perquisizioni immediatamente effettuate, consentivano di accertare definitivamente il “ruolo” dei due – e conseguentemente la ragione del disperato tentativo di fuga:

I giovani nomadi infatti vanno ritenuti i responsabili di una lunga, ininterrotta ed assai grave serie di truffe e furti ai danni di anziani, perpetrata, almeno da 6\8 mesi, fingendosi l’uno operatore comunale ed uno vigile urbano; decine e decine gli episodi, forse centinaia, talvolta anche piu’ di uno nella stessa giornata, talvolta trasformatisi in rapine improprie (quando la vittima di turno, accortasi della truffa in essere, veniva strattonata o colpita); in alcune occasioni anche particolarmente ingenti i bottini (anche diverse decine di migliaia di euro – i risparmi abitualmente conservati in contanti, a casa, dagli anziani).

Rispetto a questa infinita serie di eventi sono in corso ulteriori verifiche da parte non solo degli investigatori del nucleo operativo di Busto Arsizio e del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Varese, ma da parte di tutti i reparti sul cui territorio sono avvenuti tali reati; lo scopo e’ quello di tentare di attribuire a tali soggetti la piena responabilità per il maggior numero di episodi.

Nel corso delle successive perquisizioni effettuate sia a bordo del veicolo in uso ai malviventi che all’interno del campo nomadi sito nel citato comune di Ghislarengo, sono stati rinvenuti numerosissimi arnesi idonei allo scasso (martelli, piedi di porco, cacciaviti etc.), un flessibile elettrico abitualmente utilizzato per l’apertura di cassaforti a muro utilizzato in molte occasioni (mentre uno dei malviventi “truffava” e distraeva la vittima – l’altro apriva con il flessibile la cassaforte – simulando che l’intervento fosse di un operaio comunale).

Non solo: la coppia di ladri e truffatori era organizzata per ogni evenienza ed ecco spuntare radio trasmittenti, 2 scanner portatili, idonei ad intercettare frequenze e comunicazioni forze di polizia, divise per simulare i ruolo falsi di operatore comunale e vigile urbano. All’interno del vano motore, inoltre, era installata sirena acustica analoga a quelle in uso a forze di polizia.

Sul veicolo erano installate targhe clonate appartenenti ad una identica autovettura, del medesimo colore – in realtà di una società di Gorla Maggiore (ovviamente completamente estranea ai fatti); questa è la ragione per cui – quando in qualche circostanza alcuni testimoni prendevano parziali di targa – non si riusciva a risalire al reale utilizzatore del mezzo. La vera targa del veicolo consentiva di accertare che il mezzo risulta intestato ad una nomade italiana formalmente residente in un campo nomadi di Torino ma di fatto irreperibile in italia.

I militari speronati hanno dovuto ricorrere alle cure sanitarie presso clinica Humanitas di Castellanza, venendo giudicati entrambi guaribili in 12 giorni per le contusioni derivanti da sinistro stradale. I due arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati accompagnati nella casa circondariale Busto Arsizio a disposizione dell’autorità giudiziaria.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 22 aprile 2016
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