Galimberti: altri 8 varesini “comuni” con lui

"Io e i varesini parliamo la stessa lingua". La lista civica sosterrà il candidato sindaco del centrosinistra

davide galimberti

La lista dei varesini comuni, quelli che si impegnano in famiglia, nei quartieri, nella società, e che parlano la stessa lingua di Davide Galimberti, quella del rinnovamento, di chi chiede un cambio di passo, una città più aperta, una Varese meno triste e immobile. “Questa lista è un po’ la mia creatura e nasce nei quartieri da gente vera e semplice” osserva il candidato sindaco del centrosinistra che ha presentato, al ristorante Bologna di via Veratti, altri otto componenti della squadra del sindaco, una delle 4 compagini che sosterranno la sua corsa a Palazzo Estense; insieme al Pd, a Varese 2.0 e a Progetto Concittadino.

C’è un grande entusiasmo tra i sostenitori di Galimberti, basti pensare che domenica prossima il gruppo si ritroverà per una giornata insieme a tutte la famiglie. Il logo arriva dal pittore Giorgio Vicentini a cui è stata assegnata la vittoria sul simbolo della campagna elettorale: un disegno con la parola Varese e la parola Fare. Non sarà sulla scheda elettorale, ma sarà utilizzato nel corso della campagna. “Ho fiducia in Davide”, va detto, è una frase che ricorre spesso tra i candidati della sua lista: “E’ un onore e una responsabilità avere tante persone che mi hanno scelto come punto di riferimento – osserva Galimberti – il nostro contributo è quello di portare idee per cambiare Varese davvero. Chi solo ora dice che vuole rinnovare la città non ha titolo per farlo, lo invitiamo a scegliere la nostra lista, perché l’attuale amministrazione da 23 anni ha reso Varese immobile e inefficiente”.

Galimberti commenta anche la sconfitta della candidata leghista alle primarie del centrodestra di Busto Arsizio: “La Lega dove ha governato non è più credibile, piuttosto ha ancora seguito in Emilia e a Roma perché non sanno come ha amministrato”. Difende la scelta di portare dei sindaci del Pd lombardo a Varese: “Ci hanno semplicemente mostrato che si può amministrare bene. Come a Bergamo, dove in due anni il sindaco Gori ha già approvati i porgetti per ristrutturare una caserma uguale a quella di Varese”.

C’è poi il suo gruppo, tanti cittadini di diversa estrazione. Andrea Bortoluzzi è un notaio di esperienza, organizzatore culturale e giornalista: “Avevo pensato anche io a presentarmi a sindaco, ma quando ho saputo che c’era Davide ho capito che potevamo avere unità di intenti”.

davide galimberti

Edoardo Vigna è un funzionario di Banca ed esponete dei Lions: “Siamo un fermento di idee, ci mettiamo cuore e passione e questa è la nostra forza”. Andrea Cili, 41 anni, è invece uno storico collaboratore di sala del ristorante Bologna, dove si svolge la conferenza stampa: “Per me è un sogno essere qui. Ho messo la mia volontà al servizio di Varese, la vorrei più sorridente e meno triste”. Tommaso Piatti lavora in una multinazionale, 34 anni e due figli, è stato negli scout e ha conosciuto Galimberti negli ultimi mesi: “L’ho seguito alle primarie, poi mi ha coinvolto. Penso che darsi una mano reciprocamente sia l’essenza del nostro essere cittadini. Vorrei fare qualcosa in questa avventura seguendo come esempio ciò che potrei fare a casa mia per migliorare la vita della mia famiglia”. Antonio Angelucci, giurista e ricercatore, ha scritto libri sull’islam e si occupa di diritto canonico e di differenze religiose: “Vorrei una Varese più solidale e più sicura e spero di poter dare le mie competenze”.

Marisa Coletta, ex dipendente pubblica, è stata per anni il volto noto della Fidapa, associazione di ambito femminile: “Ho visto Davide al suo debutto al Santuccio e mi ha convinto. La sua attenzione alle tematiche sociali e femminili sarà preziosa”. Anna Zanetti invece lavora sulla formazione, nel sociale e nel settore sanitario: ha 41 anni, abita alla Rasa e afferma: “Davide è il riferimento che cercavo. Ho apprezzato una persona che come me pensa alle cose concrete che possono servire alle persone nella vita di tutti i giorni”. La più giovane è la studentessa di scienze e tecnologie agrarie Maria Paola Cocchiere “Per me è un debutto, non ho grande esperienza ma voglio fare qualcosa per la mia città. Dalla cattiva politica, per me, si esce valorizzando le competenze”.

di roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 04 aprile 2016
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