I cervi ci entreranno in casa?

La sezione Faunistica della Polizia provinciale rischia di essere smantellata, ma gestire gli animali che scendono a valle non è operazione semplice. Ecco com'è la situazione

Come ce la caveremo con i cervi che ci entreranno in casa, in futuro?
Interventi come sono stati visti nel video che vi abbiamo presentato ieri, infatti, negli ultimi anni non sono affatto infrequenti: la sezione faunistica provinciale è intervenuta più volte in comuni come Saronno, Busto, Cislago, Varese, Angera, Gallarate, Luino, Laveno per animali, non feriti, presenti nei centri abitati o sulle strade.

Eppure il problema è importante, e destinato a peggiorare: «La popolazione di animali nella provincia è notevole, un dato che la maggior parte della gente ignora. Solo per i cervi c’è un piano di abbattimento importante, per mantenerne l’equilibrio: si tratta di 180-200 capi – spiega Carlo Piatti, commissario capo della Polizia Provinciale sezione faunistica. Significa che in provincia di cervi ce ne sono migliaia: solo nel comprensorio alpino del Nord Verbano, dal Tresa in su, sono oltre 400, e la popolazione è arrivata fino a Busto e a Gallarate».

Ma dal 18 maggio anche lo scarno gruppo di operatori – ormai 18 – potrebbe finire definitivamente nel “portale della mobilità” del governo, e la polizia faunistica provinciale di Varese dissolversi.

«La Regione Lombardia ha preso il controllo delle sezioni caccia, pesca e territorio, tradizionalmente di competenza della Province, nel luglio scorso – spiega Fabrizio Mirabelli, Consigliere provinciale delegato alla Sicurezza – Ma, a differenza delle altre regioni, non ha preso in carico il personale: col risultato che lo stiamo ancora pagando noi, per mantenere il servizio in attesa di decisioni. Con una nuova legge regionale si è definito che il personale ritornerà alle province, senza però ancora stanziare le risorse, mettendo così a rischio l’effettiva applicabilità della norma, e il mantenimento del servizio».

Il problema peraltro, non è solo futuro:  in questo momento i servizi erogati sono già limitatissimi. «Noi possiamo garantire solo lo stipendio base, senza turni e senza straordinari – spiega Mirabelli –  ci sono notevoli difficoltà a garantire gli interventi come quello di ieri: se non succedono in orario di servizio, specie di notte, non può più andare nessuno».

COME BISOGNEREBBE FARE, E COME SI FA

Interventi, peraltro, che avrebbero bisogno di ben altro che di operatori pagati al minimo e di buona volontà: «L’intervento adeguato come da protocollo –  spiega Tiziano Arru, commissario della polizia faunistica – sarebbe dovuto essere: sedazione dell’animale con telenarcosi (attuata, naturalmente, da un veterinario esperto, a conoscenza dei farmaci appropriati da utilizzare e del loro dosaggio, nonché munito di fucile lancia siringhe), immobilizzazione in sicurezza dell’animale sedato, somministrazione di trattamento farmacologico antibiotico ed eventuale pulizia e disinfezione delle escoriazioni subite, trasporto in sicurezza dell’animale sedato e sua liberazione in luogo idoneo» .

Ma la prima cosa che manca è il veterinario: «La Sezione Faunistica non può contare sulla collaborazione di un medico veterinario professionista esperto di queste problematiche perché l’ente affidatario, la Regione,  non ha mai stipulato convenzioni in tal senso – continuano gli agenti – La parentesi temporale di circa 6-8 mesi, maggio-dicembre 2014, molto proficua, con un veterinario libero professionista della zona esperto di ungulati si è conclusa senza che lo stesso abbia percepito alcun compenso, anche se promesso. In situazioni critiche come quella di cui si tratta è necessario intervenire velocemente, ma contemporaneamente avere la perizia per farlo e soprattutto i mezzi idonei: il veterinario oltre ad essere abilitato all’uso del fucile lancia siringhe, che necessita di licenza di porto di fucile, possiede i farmaci anestetici necessari all’occorrenza, ne conosce i dosaggi e soprattutto è in grado anche di fornire all’occorrenza un idoneo trailer per il trasporto degli animali selvatici»

Chiamare il servizio veterinario di Asl è però pressocchè inutile: «Quando richiesto, in più occasioni il Servizio Veterinario pubblico ha comunicato che la fauna selvatica non è di loro competenza e quindi ogni volta si deve insistere per ottenere l’intervento del veterinario reperibile. Quando giunge sul posto il veterinario ASL/ATS spesso non ha attrezzature adeguate e soprattutto farmici anestetici e che quindi è di poca nulla utilità se l’animale è reattivo e non si fa avvicinare».

Il risultato è che, finora, la polizia faunistica si è “arrabattata”. Ma: «Pensiamo non sia corretto riversare tutta la responsabilità di questi delicati interventi sulla Sezione Faunistica, lasciata ad operare in condizioni non idonee e rischiose, e ugualmente si ritiene non corretto inviare il personale su tali problematiche sapendo che non sono adeguatamente assistiti e tutelati, esponendoli di conseguenza a rischi fisici anche gravi e al giudizio della pubblica opinione che verosimilmente ritiene che se la Faunistica interviene lo faccia per risolvere il problema e non per elencare tutte le criticità in cui versa. Non è possibile operare in tali condizioni, forse sarebbe meglio non intervenire e lasciare che il problema emerga».

ENTRO IL 18 MAGGIO TUTTI IN MOBILITA’?

Il problema, tra poco tempo, in realtà emergerà da solo: i dipendenti delle provincie in esubero sono infatti invitati ad iscriversi definitivamente al “portale governativo della mobilità” entro il 18 maggio, per trovare nell’ambito del lavoro pubblico una nuova collocazione. Una scelta che molti poliziotti forestali, anche di altre province lombarde, non sono costretti a fare perché le provincie hanno scelto di mantenere e pagare il servizio.

«La nostra provincia, semplicemente, non può farlo – spiega Mirabelli – a causa della sua situazione di bilancio: le nostre spese sono tutte sotto stretto controllo superiore».

«L’ente insiste nel mantenere in mobilità inseriti sul portale governativo tutti i dipendenti della Sezione Faunistica dando l’impressione di non preoccuparsi eccessivamente dell’eventualità di un totale smantellamento del Servizio qualora il personale decidesse di aderire in toto alla mobilità e cambiare completamente lavoro. Considerato che anche il CFS è in fase di trasferimento ad altre forze di polizia, la volontà sembra chiara: lasciare senza controllo il settore agro forestale».

Ma in alternativa alla polizia forestale, in casi come quello mostrato nel video, cosa c’è? «In alternativa a noi non c’è nessuno – spiega Piatti – Nessuno ha una competenza specifica e nessuno tende a intervenire per non incorrere in polemiche. Inoltre, non ci sono più soldi: noi abbiamo un veterinario che interviene occasionalmente, ma lo fa a spese sue: si paga persino la dose di anestesia».

 

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 23 aprile 2016
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