I diritti esistono anche nell’industria 4.0

La riflessione di Graziano Resteghini della Fim Cisl dei laghi e rsu all'Aermacchi di Venegono

In centinaia in sciopero all'Aermacchi (inserita in galleria)
In centinaia in sciopero all'Aermacchi (inserita in galleria)

Graziano Resteghini, già componente della segreteria Fim Cisl dei laghi e rsu all’Aermacchi di Venegono Superiore, azienda di Finmeccanica, interviene nel dibattito relativo al mancato rinnovo del contratto collettivo dei metalmeccanici.

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Una delle principali preoccupazioni che è stata sollevata dai colleghi della RSU mentre organizzavamo le iniziative per lo sciopero di domani, è legata alla scarsa sensibilità, mediamente riscontrata tra le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento Finmeccanica di Venegono Superiore (che io continuo nel mio pensiero a chiamare Aermacchi), nei confronti delle questioni legate al rinnovo del Contratto Nazionale. Preoccupazione che condivido: la scarsa attenzione a questo argomento è “storica” ed è riscontrabile in altre realtà industriali medio grandi, ed è legata forse alla convinzione che ci sia una sorta di primato del livello aziendale rispetto a quello esterno. È un fatto grave, che nasce dall’idea di una sorta di autosufficienza della realtà locale rispetto al contesto generale, rafforzata culturalmente dal riflusso verso il piccolo come reazione alle tensioni generate dalla globalizzazione, dalla paura della complessità che fa rifugiare nel piccolo, nel semplice.

La storia di questi ultimi anni ci ha insegnato che la globalizzazione ha messo in evidenza la forza delle interconnessioni e la debolezza dei sistemi poco virtuosi, ha messo a disposizione di tutti una quantità enorme di informazioni in un sistema che è molto esigente in tema di competenze e capacità di interpretazione e adattamento delle persone e delle organizzazioni. Da soli non si riesce a vincere le sfide. Per questo è necessario che si tenga conto del giusto equilibrio tra le singole realtà e l’insieme del sistema, che sia politico, sociale o economico: e questo equilibrio a livello politico è dato dalle leggi, a livello sociale dalle regole di comportamento e a livello economico anche dai contratti collettivi. Pensare che sia l’individuo al centro sposta il baricentro e rende squilibrata la società, e i risultati di questo pensiero/ideologia si vedono purtroppo nell’aumento delle povertà (economiche e psicologiche) che incontriamo tutti i giorni.

Dobbiamo prendere coscienza di questi fenomeni, alcuni dobbiamo combatterli altri dobbiamo conoscerli bene, e anche studiarli, per saper meglio interpretare i cambiamenti e governarli perché migliorino la nostra condizione. Parlare di Industria 4.0 significa anche questo: rappresentare nel modo giusto i diritti e le esigenze di chi lavora perché si riesca a realizzare la democrazia economica, cioè dare dignità alle donne e agli uomini del lavoro creando le condizioni per una effettiva partecipazione alla gestione delle aziende.

Questo si realizza solo se si crea un quadro di diritto, anche internazionale, che permetta di realizzare queste condizioni. È quindi importante e necessario che i contratti siano un riferimento certo, uno strumento di inclusione e non di esclusione, valido per tutti. Domani scioperare non è solo protestare contro l’atteggiamento di una controparte che è convinta di poter far da sé, di condividere individualmente con tutti i dipendenti delle aziende la loro condizione professionale, economica e normativa: è soprattutto sostenere con convinzione una costruzione, una casa, dove possano abitare i diritti e le aspirazioni di noi tutti, perché possiamo trovare, anche a livello aziendale e locale, gli strumenti negoziali capaci di redistribuire ricchezze e responsabilità nel mondo del lavoro.

Buon lavoro e buono sciopero a tutti, Graziano

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Pubblicato il 19 aprile 2016
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