I legali di Orsi e Spagnolini: “Condanna basata su poltiglia indiziaria”

Amodio e Bassi annunciano il ricorso in Cassazione: " Condannati anche se non è stato commesso alcun atto per alterare la gara in India"

amodio orsi processo finmeccanica apertura
amodio orsi processo finmeccanica apertura

C’è solo stupore e rammarico nelle parole degli avvocati difensori Ennio Amodio e Massimo Bassi che difendono rispettivamente Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, per la sentenza d’appello che ribalta quella di primo grado, condannando gli ex-amministratori di Finmeccanica e di Agusta Westland anche per la corruzione internazionale, oltre che per la frode fiscale: «Con una sentenza davvero sorprendente, la Corte di Appello di Milano ha ribaltato la pronuncia del Tribunale di Busto Arsizio affermando che sarebbe configurabile una corruzione internazionale confermando però che non è stato commesso alcun atto per alterare la gara in India».

Una sentenza che – secondo i legali – sarebbe frutto di una tesi ridotta all’osso e non supportata da prove concrete: «Evidentemente la corte milanese, non riuscendo ad individuare alcuna irregolarità nella procedura indiana che ha consacrato il successo di AgustaWestland, si è rifugiata in una tesi minimale che suona sostanzialmente così: Guido Haschke, il supposto intermediario di tutta l’operazione, ha sempre negato che vi sia stato alcun pagamento a pubblici ufficiali indiano, ma, fuori delle aule giudiziarie, ha espresso il timore di poter essere coinvolto in vicende di carattere penale. Sulla base di questi elementi congetturali la Corte avrebbe costruito un fatto riconducibile all’illecito previsto nelle gare internazionali».

Amodio e Bassi hanno già annunciato che ricorreranno in Cassazione perchè si stratta di una sentenza che verrà annullata: «Da qui la nullità di una sentenza che nel merito trasforma una poltiglia indiziaria in un costrutto inidoneo ad assumere dignità di prova e che è viziata sul piano delle garanzie in quanto, avendo modificato la qualificazione del fatto, la Corte avrebbe dovuto dare alle parti il potere di interloquire sulla nuova dimensione dell’accusa».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 07 aprile 2016
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