Identità e partecipazione, le sfide del paese

Un pomeriggio nel centro al confine con la Svizzera per capire quali sono le questioni aperte che dovranno affrontare i futuri amministratori

Cadegliano Viconago aprile 2016

Un paese con due nomi e tre luoghi attorno ai quali gravita la vita di tutti i giorni. C’è Cadegliano, Viconago e Arbizzo. E c’è poi la stragrande maggioranza dei residenti che non è originaria di qui.

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Unire questi due elementi porta diritti alla prima questione che si pone di fronte ai candidati per la guida di questo paese di poco più di 2 mila abitanti confinante con la Svizzera: identità, e partecipazione.

Trovare qualcuno in giro a metà settimana, diciamo attorno alle 15, è davvero difficile. Parlare coi gestori dell’Osteria di Bacco, Achille e Roberta, famiglia Micheli è più semplice, ma per un soffio li troviamo: stanno per chiudere il locale per il riposo pomeridiano: «Sì, sarà difficile trovare qualcuno perché qui la gran parte delle persone esce per lavorare al mattino, spesso in Svizzera, e torna alla sera – dicono i coniugi, lui gestiva in passato il ristorante Tre Risotti di Valganna – . I problemi girano sempre attorno all’offerta di servizi, soprattutto per i giovani. Il paese gravita molto su Marchirolo, ma la sera i ragazzi vanno via, non c’è molto per loro».

Sul numero di persone incontrate, hanno ragione. Non resta che cercare un altro locale aperto, spostandosi a Cadegliano. Qui l’unica struttura aperta è un club.

Cadegliano Viconago aprile 2016

Si chiama “Leonis 59”, ed è un posto che mette curiosità non appena si entra: lambrette anni 60’ e televisori a valvole, fotomontaggi col gestore Giuseppe Lamanna e la moglie Gaetana Randisi, che sta dietro al lunghissimo bancone retrò e non vuol farsi fotografare: che posto è questo?

«Avevamo anni fa comprato casa qui e ci siamo trovati questo spazio al pian terreno – raccontano – e così abbiamo aperto un club: spaghettate e karaoke la sera, durante il giorno teniamo aperto se qualcuno vuol venirsi a bere un caffè». Essendo un club, però, devi associarti. Di gente ne vedono pochina: confermata la teoria precedente. Anche loro affermavo che mancano attrattive per i giovani. Prima di lasciare questo posto bizzarro una curiosità: perché questo nome, “Leonis”? «Siamo siciliani e abbiamo scelto per il battesimo di questo club una parola che rappresentasse i due nostri paesi di origine, Leonforte e Nissoria. Quindi è saltato fuori Leonis».
Confermata anche la teoria dei residenti come non originari del paese.

Le persone “di qui”, che stanno in paese da generazioni si possono contare sulla punta delle dita di una mano, conferma Nino Benedetto, consigliere comunale che abita da decenni in paese, anche lui è di quelli non nati qui. Nino racconta di un passato piuttosto recente dove l’evento clou erano i tornei di calcio. «Qui alla fine degli anni ‘80 era una bellezza vedere quanta gente arrivava a lavorare attorno a questi tornei. Squadre da tutta la provincia. Decine e decine di volontari che si davano il cambio per l’intera durata delle gare».

Una passione che si è affievolita col tempo e ha lasciato il paese un po’ vuoto sotto questo punto di vista. La partecipazione, per Cadegliano Viconago, rimane la priorità per la prossima amministrazione.

C’è poi un’altra questione: la viabilità. I recenti approfondimenti realizzati da Varesenews testimoniano la difficoltà nel risolvere la questione della strada per Avigno, altra frazione che in realtà è più Cremenaga che Cadegliano Viconago, oggetto di una frana due anni fa. E poi altre criticità legate sempre agli spostamenti con una statale, la 233 della Valganna che porta in Svizzera e che diviene al mattino un collo d’imbuto per via del traffico e ancora la strada provinciale 61, sul Tresa: un’arteria importante verso Luino e sofferente di movimenti franosi che molto di frequente la interrompono.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 22 aprile 2016
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