Il meglio di MIART 2016

Viaggio nell'esposizione MIART 2016 che è giunta alla XXI edizione con il quarto anno di direzione artistica da parte di Vincenzo De Bellis

Arte - Mostre

Si è chiusa domenica scorsa 10 aprile a Milano, a Fieramilanocity, l’esposizione MIART 2016 che è giunta alla XXI edizione con il quarto anno di direzione artistica da parte di Vincenzo De Bellis. La peculiarità di questo evento fieristico risiede nella presenza simultanea di gallerie internazionali interessate sia all’arte moderna che a quella contemporanea, in un buon amalgamato intreccio tra realtà ‘first step’, gallerie ben conosciute, ed i nomi per così dire ‘top level’ del panorama espositivo italiano, con una presenza di ottimo livello da Europa ed America, ma anche dall’Asia.
Positivo il giudizio sull’afflusso complessivo di oltre 45mila visitatori.

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Ad aprire le danze subito in prossimità dell’ingresso si è potuto incontrare lo stand della Josh Lilley Gallery di Londra, che esponeva alcune tele meritevoli di una recensione dell’ottima artista britannica Vicky Write.
Da Subalterno 1 di Milano esponevano in particolare Paolo Ulian con i suoi vasi in marmo, e Massimo Adami: quest’ultimo, che lavora con polimeri, aveva qui alcuni interessanti pezzi unici di sedili in gommapiuma.
Molto composto, ma di rilievo, per la presenza di diversi lavori in tela estroflessa di Agostino Bonalumi, anche lo stand di Dimoregallery di Milano.

Uscendo in Europa, belle le opere in vetro pregiato della collezione di pezzi unici “Riverberi” da The Gallery di Bruxelles, e poi in Spagna da Machado-Muñoz erano visibili gli importanti lavori in ceramica di Von Pelt.
Per gli USA invece lo stand più interessante è stato quello di Steve Turner Gallery di Los Angeles, che esponeva delle stampe su plexiglass retroilluminato del giovanissimo artista svedese Jonas Lund (1984), molto suggestive, forse il top dell’esposizione per le produzioni più recenti.
Da Napoli alla Galleria T293 c’era il giovane Lorenzo Scotto di Luzio (1972), un napoletano con sede a Berlino, che ha presentato delle grandi tele di figure immaginarie.
Monica De Cardenas, che espone tra Milano e la Svizzera, nel suo stand ha invece messo molto bene in evidenza il pregevole lavoro fotografico di Thomas Struth, con l’immagine in grande formato di un ambiente industriale.

Veloci flash da Prometeo Gallery con l’opera fotografica di Santiago Sierra, alla Galleria Minini di Brescia con il lavoro di Ariel Schlesinger e da Brand New Gallery dove era esposto Josh Reames. Ancora dagli USA, interessante l’opera del tedesco Markus Lüpertz da Michael Werner Gallery di New York, e da Napoli bello lo stand di Alfonso Artiaco. Guido Costa Projects di Torino presentava gli olii su lino del bravo Emanuele Cerutti, mentre Galleria Continua esponeva “The developed seed”, opera in metallo di Loris Cecchini. Meritevoli anche gli spazi espositivi di Office Baroque di Bruxelles ed il ben colorato di Hagiwara Projects di Tokyo. Ancora, il tedesco Max Brand alla Galeria Marta Cervera di Madrid, mentre, volendo, si era gentilmente accolti in bella compagnia sui divani di Open Care Servizi per l’arte, che nel loro stand esponevano un’opera significativa di Thomas Ruff, prestito di un collezionista.

Le belle danze cominciavano però da Studio Guenzani di Milano, che ospitava uno stand interamente dedicato a Stefano Arienti, dove era possibile ammirare un suo bellissimo paesaggio in pongo del 1991. Grandi nomi da Tornabuoni di Firenze con uno splendido “Ritratto femminile” (1921) di Giorgio De Chirico. Più veloci a vedersi, ma sempre nomi importanti, erano le sculture di Lynn Chadwick da Blain Southern di Londra e le opere di Botero alla Galleria Contini di Venezia.
Suggestivo ed importante lo stand di Deep Art di Milano, con il magnifico “Pittura R 2008” di Pino Pinelli e con le opere ottiche di Alberto Biasi.
Più intimo, ma sempre interessante seppur in maniera diversa, il vicino spazio di Cardelli & Fontana di Sarzana, con lavori di Atanasio Soldati e soprattutto di Renata Boero.

Un’opera in marmo dell’uruguaiano Pablo Atchugarry era allo stand di Tonelli, mentre da Cortesi di Lugano era presente una suggestiva scultura in chiodi e legno di Günther Uecker; Salvatore Scarpitta era invece alla Galleria Matteo Lampertico.
Ancora un grande nome, Pablo Picasso, e con un paesaggio che la lui non ci si aspetta, “Paysage de Cormeilles” (1933), allo spazio di Frediano Farsetti da Firenze.
Meritevole per ricchezza espositiva l’area della Società di Belle Arti di Viareggio; interessante invece il Lucio Fontana non del tutto usuale che si poteva incontrare da Mazzoleni di Torino, galleria che al MIART 2016 esponeva un “Concetto spaziale” in terracotta del 1957. Due tipiche opere di Alighiero Boetti erano infine da Erica Ravenna Fiorentini di Roma.

In cima al palmarès per il dipinto più bello tra i classici dell’arte di casa nostra si potrebbe mettere la Galleria Tega di Milano, che esponeva l’opera “Cortina 1927”, di Filippo De Pisis.

 

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Pubblicato il 15 aprile 2016
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