Il welfare non basta, più soldi in busta paga per tutti

Oltre 500 metalmeccanici hanno manifestato per le strade della città contro la proposta di Federmeccanica. Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm soddisfatti per l'adesione dello sciopero nelle fabbriche tra il 60% e il 90%

Sciopero dei metalmeccanici

Fin dalle prime ore della mattinata e in netto anticipo sull’orario di ritrovo fissato dai sindacati di categoria Fiom, Fim e Uilm, i lavoratori metalmeccanici della provincia di Varese hanno riempito piazza Monte Grappa. Alla fine erano più di cinquecento  con un’adesione allo sciopero nelle fabbriche che, secondo le organizzazioni sindacali, ha oscillato tra il 60% e il 90%.

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Il blocco di quatto ore era stato indetto per protestare contro la piattaforma presentata da Federmeccanica che propone l’azzeramento dell’aumento salariale generalizzato a tutta la categoria, rimandando la questione alla contrattazione di secondo livello, cioè aziendale. Un meccanismo che, secondo il sindacato, taglierebbe  fuori il 95% dei lavoratori. La questione che però irrita i metalmeccanici è il percorso con cui Federmeccanica  è arrivata a determinare quella piattaforma, frutto di un sondaggio fatto tra i lavoratori, modalità che mette in discussione la titolarità del sindacato sulla propria rappresentanza.

Le tute blu di Whirlpool,  AgustaWestland,  Aermacchi, Bticino e Usag, solo per citare alcune delegazioni presenti, hanno sfilato in corteo (inizialmente non previsto) lungo Corso Matteotti, passando per piazza Beccaria, proseguendo per via Veratti per ritornare ancora in piazza Monte Grappa dove c’era il palco per il comizio finale. In prima fila i segretari generali provinciali Umberto Colombo della Cgil, Antonio Massafra della Uil e Roberto Pagano, segretario aggiunto della Cisl dei Laghi.

«È cinque mesi che ci dicono va bene così – ha detto Mario Ballante, segretario provinciale della Fim Cisl dei laghi -. In realtà non va bene per niente perché gli aumenti salariali devono essere per tutti. Siamo d’accordo che va potenziata la contrattazione articolata ma Federmeccanica la sta contrapponendo a quella nazionale come se le due fossero in antitesi una all’altra. E il risultato qual è? Che non si rinnova né quella nazionale e nemmeno quella aziendale, uno stallo completo».

Per qualche giovane delegato è la prima manifestazione unitaria. Era infatti dal 2008 che Fiom, Fim e UIlm non manifestavano unitariamente. Francesco Nicolia, segretario della Uilm, non è riuscito a mascherare l’emozione nemmeno con il suo tono di voce imponente. «Se il contratto non distribuisce salario – ha spiegato il segretario – non serve a niente. È dagli anni ’70 che questo contratto rappresenta uno spartiacque importante per tutta la classe operaia e non è accettabile quello che sta facendo Federmeccanica. Tutti noi abbiamo dato una grande risposta a una logica che taglia e non riconosce il dovuto ai lavoratori. Di certo oggi non sarà l’ultimo giorno di sciopero».

Stefania Filetti, segretario della Fiom Cgil di Varese, ha parlato per ultima affrontando un argomento centrale nella proposta  di contratto presentata da Federmeccanica. «Quella proposta – ha detto il segretario della Fiom – mette davanti a tutto il pacchetto welfare. Noi siamo i primi a riconoscere l’importanza di quella partita, così come riconosciamo importanti la formazione e il Fondo Cometa. Ma un contratto nazionale non può’ essere solo un distributore di welfare. Un contratto nazionale da sempre è stato il primo documento prodotto dalla lotta collettiva che i lavoratori hanno saputo esprimere per un giusto salario, per un giusto orario di lavoro e soprattutto per il riconoscimento della titolarità a organizzarsi con le proprie organizzazioni sindacali. È questo l’obiettivo di Federmeccanica e Confindustria, annullare questa titolarità. E il governo non ci sta dando una mano, anzi è un dato di fatto che con le nuove norme è aumentato di gran lunga il lavoro non contrattualizzato».

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Pubblicato il 20 aprile 2016
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Commenti

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  1. Roberto Colombo
    Scritto da Roberto Colombo

    le rivendicazioni dei lavoratori sono giuste; molte aziende però stanno proprio chiudendo e in discussione non c’è tanto l’aumento dello stipendio quanto lo stipendio stesso.