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“Io e quei sei gradini che mi separavano dal voto”

La lettera di Romano Estrafallaces che domenica non ha trovato la solita rampa per disabili per accedere al seggio elettorale

Romano Estrafallaces

La lettera di Romano Estrafallaces che domenica non ha trovato la solita rampa per disabili per accedere al seggio elettorale:

Ieri sono uscito di casa con in mente Giorgio Gaber che cantava “Libertà è partecipazione”, deciso a esercitare il mio diritto/DOVERE di cittadino che non ha mai condiviso le scelte astensioniste di comodo.
Io vado a votare.

Per mia sfortuna non sono autonomo negli spostamenti e mi muovo su una sedia a rotelle elettrica. Una breve passeggiata per raggiungere il seggio elettorale ci sta, nonostante le previsioni meteo non lo consiglino.
La sorpresa, fortunatamente, non è un temporale… però al seggio, presso le scuole elementari di via Dante a Tradate, non hanno predisposto lo scivolo di legno che trovo ogni volta che ci sono le elezioni.

Dopo 17 anni di esperienza in carrozzina non mi dovrebbe stupire più niente, ormai sono ‘cintura nera’ di pazienza. Chiedo ai Carabinieri di servizio, non ne sanno niente. Pare che la decisione di non ingombrare l’ingresso con la rampa sia stata presa (vorrei propri sapere da chi) perché all’ingresso si trova un montascale revisionato da poco. Però nessuno sa se funziona e dove sono le chiavi. Mentre presidenti, segretari e altri addetti ai seggi cercano una soluzione telefonando al sindaco, ai vari responsabili del comune, al dirigente scolastico che a sua volta ha chiamato una bidella, al papa (no, al papa no!) passano i minuti, i quarti d’ora e, visto che conosco parecchia gente, devo spiegare a tutti quelli che passano che non posso essere portato per le scale ‘a peso’, è davvero improponibile. Arriva una signora in carrozzina, decisamente più leggera di me, lei viene sollevata di peso da alcuni presenti e può votare.

Dopo un’abbondante ora di attesa sono davvero spazientito, sono stufo di fare salotto e non ho più voglia di essere al centro dell’attenzione. Mi viene in mente una mia cara amica che insegna proprio in quella scuola, non vorrei disturbarla ma concordo con mia moglie che, a questo punto, o non voto o proviamo anche questa. Le telefono.
Il telecomando e le chiavi finalmente saltano fuori e riesco a superare quei sei gradini che ci separano dal seggio elettorale. E’ incredibile, e dicono che non bisogna ricorrere alle conoscenze personali quando hai a che fare con l’amministrazione pubblica!

Forse è superfluo ribadire che queste cose non dovrebbero proprio accadere, non si tratta di un semplice disguido o distrazione, è una grave mancanza di rispetto, ci vuole più attenzione per chi è in difficoltà, e non solo a parole. Mi sento di invitare i vertici dell’amministrazione comunale e dell’istituto comprensivo a redigere un richiamo ufficiale nonché una nota di demerito ai responsabili di questo increscioso episodio.

Romano Estrafallaces, cittadino indignato

di utenti.varesenews@gmail.com
Pubblicato il 18 aprile 2016
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