La diaspora politica di CL

Un popolo che si ricompatta sull’unità religiosa in assenza di un vero leader. Nel frattempo la grande partita della sanità irromperà in campagna elettorale

Avarie

Al grande popolo di Comunione e Liberazione da qualche tempo dai suoi vertici non arrivano più indicazioni di carattere politico: chiusi i battenti verso un mondo che attraversa una incredibile crisi partitica e politica, il movimento si compatta ancora di più, se possibile, sulla sua unità religiosa rimasta intatta nel tempo.

Un’operazione di disimpegno nel segno della fermezza e della libertà concessa a chi vuole fare ancora politica.
Una decisione saggia che ci dice quanto fosse forte l’unità politica del movimento se, sciolte le briglie, gli appassionati di un settore in grave difficoltà, vi ci sono tuffati aderendo a un arco di partiti che va dal Pd a Fratelli d’Italia. E’ successo, silenziosamente, anche a Varese.

Il ritiro di CL non è una rotta da grande armata, né una Waterloo con un Cambronne di turno: al massimo credo possano esserci stati pensieri cattivi per un napoleoncino che oggi si ritrova a fare dei conti con revisori assai pignoli.

Di certo nelle comunità, anche nella nostra, di CL rimangono e si rinnoveranno i segni molto positivi di una cultura sociale importante come quella della famiglia, della formazione umana attraverso una solida educazione civica e un vissuto scolastico mirato anche all’accostamento dei valori alle nozioni e anche all’attenzione ai più deboli. Esemplari nel sociale pure le iniziative di solidarietà con la raccolta di aiuti.

Da cronista ho vissuto la comparsa nell’agone politico dei ciellini: bella gente, indimenticabili alcuni protagonisti, magari accolti con diffidenza, ma a rivedere oggi il bilancio della loro azione sono subito da rivalutare e rispettare moltissimo. Come Pippo Gibilisco sindaco che non tradì la fiducia di Mario Ossola che lo aveva indicato suo successore.

Gli anni, la politica, il potere hanno comportato mutazioni nell’intera classe dirigente, a Roma come a Milano.
Nei partiti che in qualche misura guardavano alla Chiesa non mancò mai una certa attenzione ai valori cristiani.

Accadde pure che dei celebri divorziati per primi difendessero i valori del matrimonio e della famiglia, ma negli ultimi anni i riferimenti religiosi in politica si sono attenuati. Nella casa varesina di CL sono rimasti solidi, peraltro alla prova dei fatti in alcune situazioni succubi di interessi superiori.

A Milano formigoniani e azzurri hanno impunemente massacrato il sistema sanitario varesino. Per essere dei figli di Gesù non hanno mai avuto un minimo di misericordia per le migliaia di persone che per anni, come pazienti o loro congiunti, hanno patito disagi incredibili nella barellaia del Pronto Soccorso.

Oggi ci sono meno code e attese perché l’ospedale si è data una attività ridotta dirottando altrove i pazienti e procrastinando gli interventi. Abbiamo bravissimi medici con reparti microscopici, il Circolo è un ospedale inadeguato alle esigenze del territorio.

Maroni sarà capolista della Lega alle elezioni di giugno, oggi è governatore della regione ma anche di fatto assessore alla sanità: i nostri candidati a sindaco che si sono dimenticati del problemino dell’ospedale possono chiedere pubblicamente a Maroni di avere notizie precise sul futuro dell’ospedale, per il quale la Regione stessa aveva previsto 757 letti e oggi ne mette a disposizione poco più di 500.

Parlerà di riforme Maroni, di un servizio sanitario meglio diviso sul territorio, ma un ospedale universitario come quello di Varese, anche con il supporto di quelli del Verbano e di Tradate, oggi per le sue ridotte capacità non può rispondere alle attese. Pure per la riforma ci vuole buon senso. E misericordia per i cittadini.

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Pubblicato il 27 aprile 2016
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