La dinastia di restauratori che fa risplendere le opere d’arte

Dalla Galleria Vittorio Emanuele al Duomo di Milano: i restauri della Gasparoli donano nuova vita a palazzi, chiese e monumenti grazie a un sapere tramandato di generazione in generazione

gasparoli restauri

Tramandare, letteralmente “trasmettere nel tempo“. Un concetto che la famiglia Gasparoli ha nel proprio Dna. Arte, tecnica e competenza sono il bagaglio che le generazioni che hanno guidato l’omonima azienda, specializzata in restauro e manutenzione di beni culturali, si sono passate a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Un’eredità di saperi che oggi è nelle mani dei fratelli Marco, Guido e Paolo e del figlio di quest’ultimo, Michele. I lavori realizzati dall‘impresa gallaratese sono sotto gli occhi di tutti, ma anche al di sopra. La commessa che di recente ha restituito all’azienda grande notorietà è il restauro della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, un cantiere di 14mila metri quadrati di intonaci, pietre e stucchi nel cuore della città.

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Come nelle cucine a vista dei grandi chef, i restauratori della Gasparoli, hanno lavorato giorno e notte nella massima trasparenza. Hanno pulito, consolidato, stuccato, reintegrato, , il tutto quotidianamente, sotto gli occhi di migliaia di passanti. L’azienda ha effettuato interventi anche al Duomo, alla Basilica di Sant’Ambrogio, alla casa di Manzoni, alla Stazione Centrale, alla Mole Antonelliana di Torino e alla Basilica di Sant’Abbondio a Como o in Santa Maria in Canepanova a Pavia. Diverse anche le opere in provincia, tra cui lo splendido restauro dell’oratorio visconteo di Albizzate. «Da nostro padre abbiamo appreso l’attenzione quasi maniacale al dettaglio e alla precisione- osserva l’amministratore delegato Guido Gasparoli, -. L’operatore che esegue un intervento come in un salotto, e la Galleria milanese è il salotto della città, deve farlo con la massima cura e deve lasciare il minimo incomodo quando finisce garantendo bellezza insieme alla conservazione dei dati di identità e di autenticità che fanno il monumento unico e irripetibile. E questo è quello che abbiamo cercato di fare».

Non è un caso che nella mostra fotografica di Marco Introini “Ritratti di monumenti”, conclusa da poco con successo al MA*GA di Gallarate – che ha registrato la presenza di oltre 3.500 visitatori – e dedicata proprio alle opere più importanti di questa azienda, non manchi qualche scorcio dei cantieri. È vero, l’aspetto esteriore rimane soltanto un dettaglio ma di dettagli è fatto il valore aggiunto sul prodotto e sul processo di lavorazione, che questa realtà può vantare. Ne sono esempi la capacità di riutilizzare i materiali del passato, restituendo così interventi più compatibili e duraturi, l’attenzione alla qualità e alle finiture di pregio, il rispetto dei tempi, l’autonomia e la sicurezza nella gestione dei cantieri, il minimo margine di errore, la collaborazione con grandi firme dell’architettura fino alle conoscenze necessarie per condurre le indagini scientifiche sui monumenti oggetto di restauro.

Alla base di tutto ci sono operatori altamente qualificati e appassionati, uomini e donne il cui mestiere si è affinato con l’esperienza in azienda. Qualcosa che ricorda quello che nel passato si poteva incontrare nelle botteghe dei grandi maestri. E come in quell’età d’oro anche oggi i risultati di scelte virtuose non mancano. «Abbiamo quarantacinque dipendenti, tutti assunti a tempo indeterminato, e un bassissimo turnover – spiega l’ad – e per noi la fidelizzazione e la valorizzazione del personale sono fattori fondamentali. Ci sono molti giovani volonterosi a fianco di operatori storici e specializzati e la formazione è continua, sia sulla preparazione dei materiali che sulle tecniche utilizzate».

«Il lavoro manuale è la parte determinante della nostra attività – aggiunge Paolo, architetto e docente al Politecnico – e ancora seguiamo, per quanto riguarda gli interventi, una logica artigianale. A differenza dell’azienda artigiana però abbiamo alle spalle un’organizzazione strutturata e delle tecnologie complesse a volte anche molto sofisticate Siamo alla costante ricerca di innovazione e di recente stiamo ampliando anche all’estero la nostra attività. Questo grazie alle tecnologie digitali che ci permettono con maggiore facilità di essere presenti, anche se non fisicamente, in cantieri lontani».

Il Paese che sfiora il monopolio del patrimonio artistico mondiale non è infatti l’unica area operativa e purtroppo è risaputo che, proprio in Italia, spesso manchi la cultura della prevenzione. «Stime ministeriali ci dicono che nel nostro paese ci sono circa 500mila edifici soggetti o assoggettabili a tutela – dice Marco Gasparoli – e in relazione a questo, abbiamo voluto investire su un mercato alternativo al restauro, quello della manutenzione programmata. La nostra società ha infatti di recente costituito un ramo d’azienda orientato alla manutenzione preventiva. Ragionare in termini di prevenzione permetterebbe di tutelare molto meglio i beni culturali e di proteggerli con interventi costanti e ripetuti che risultano proprio per questo più efficaci e meno onerosi. Ogni intervento sul patrimonio culturale italiano è inoltre, a sua volta, un investimento in cultura. Il lavoro di indagine e conoscenza, che sempre è presupposto da un restauro o una manutenzione, spesso apre la strada a nuove scoperte o permette di ritrovare storie o riscoprire elementi essenziali del nostro passato. Anche questo è il fascino della cura, da qui parte nuova conoscenza per la valorizzazione del patrimonio».

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Pubblicato il 10 aprile 2016
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