La festa della Liberazione varesina si illumina di una Stella

Stella Bolaffi, che vive tra Milano e Casbeno, porta nelle scuole la sua "lotta per la libertà, cominciata a 10 anni". Dopo una vita come psicanalista e figlia dei più importanti collezionisti d'Italia

Stella Bolaffi
Stella Bolaffi

E’ un importante “nuovo acquisto” per la sezione Anpi di Varese, una persona destinata a lasciare un segno, nella storia e nella memoria partigiana varesina. Stella Bolaffi, tra i più attivi partecipanti alle prossime celebrazioni del 25 aprile, soprattutto quelle che si svolgeranno sul confine italo svizzero, si divide tra Varese e Milano, con tante storie da raccontare.

«Ho combattuto per la libertà da quando avevo dieci anni» spiega Stella. Figlia di un partigiano “giellista”, psicanalista freudiana con studio a Milano e Varese, dove ha avuto molti (e importanti, ma ovviamente non si sa chi) pazienti, consulente per decenni del tribunale dei minorenni di Milano, Stella Bolaffi, ora che è in pensione, è stata invitata a raccontare nelle scuole della provincia la sua storia di bimba decenne sfuggita alla Shoah, con il padre Giulio che guidava una brigata partigiana che portava il suo nome.

Sorella del decano dei collezionisti e nipote del celebre Alberto della casa Bolaffi per collezionisti di francobolli, dopo essere nata e vissuta per tutta la gioventù a Torino, Stella Bolaffi ora vive tra Milano e Varese: «A causa del lavoro di mio marito ingegnere: era un ricercatore a Ispra, si occupava di sicurezza nucleare».

La “sua” Varese è Casbeno, all’ombra della Schiranetta. Qui viene spesso «Perché mi piace il verde, la natura e amo camminare e arrampicare in montagna. A Milano queste sono cose che non si possono fare»

Non si può perdere, quando è possibile, la sua vulcanica verve nel raccontare, senza se e senza ma, ma con grande ironia, quello che le è toccato passare. Dal vivo, ma anche attraverso i suoi libri: ha scritto in particolare “La Balma delle Streghe. L’eredità della mia infanzia tra leggi razziali e lotta partigiana” (prefazione di Paolo Rumiz, Giuntina).

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 13 aprile 2016
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