“La Milano scomparsa” di Mosé Bianchi al Centro Studi Gammanzoni

Fino al 26 giugno sono esposte circa venti opere del pittore brianzolo ed in particolare i suoi paesaggi urbani, quasi tutti dedicati alla città di Milano

Arte - Mostre
pittori, quadri, dipinti, sculture

GAMManzoni, nata del 2012, è una galleria e centro studi che si avvale essenzialmente di pezzi provenienti dalle tanto ricche quanto pressocché inaccessibili collezoni private milanesi. Questo è un grande vantaggio sia per il collezionista che vede pubblicata e valorizzata la propria opera, sia per i raffinati osservatori che si avvantaggiano della visione di dipinti di altissimo pregio storico e artistico. Fino al 26 giugno qui sono esposte circa venti opere del pittore brianzolo Mosé Bianchi, ed in particolare i suoi paesaggi urbani, quasi tutti dedicati alla città di Milano.

Mosé Bianchi (1840-1904), nato e morto a Monza, non va confuso con il suo omonimo e quasi coetaneo (1836-1892) nato e morto a Mairago, nei pressi di Lodi, come ricorda Luciano Caramel nella sua voce per il Dizionario Treccani. Il secondo seguì i corsi di Francesco Hayez ed espose diverse volte a Brera a partire dal 1865, avendo come preferenza la pittura di soggetto storico; il primo invece venne accolto in Accademia a 16 anni e fu allievo di Giuseppe Bertini, per poi essere più avvezzo alla pittura di genere ed al paesaggio, come dimostra la piccola ma significativa esposizione appena aperta all’angolo di Piazza Cavour.

Bianchi da Monza, per la sua partecipazione, pur non attiva, alla II Guerra d’Indipendenza del 1859, è da annoverarsi nella schiera dei molti “pittori soldato” dell’Ottocento italiano. Ed infatti subito dopo l’Unità d’Italia arrivarono i primi successi con dipinti a tema storico come “Il giuramento di Pontida” (1863). A metà degli anni Sessanta si recò a Firenze e Roma, poi a Venezia ed a Parigi, subendo l’influenza settecentesca di Tiepolo e dell’esponente del rococò francese Juste-Aurèle Meissonier, oltre a quella del pittore contemporaneo naturalizzato veneziano Mariano Fortuny.
Per questo nella sua pittura, anche a Milano lo si vede, ci sono esempi di dipinti del paesaggio veneto, e non mancarono gli affreschi come quelli, ancora visitabili su appuntamento, sulla volta della Biblioteca e della Sala della Musica della Villa Giovanelli a Lonigo (Vi), completati durante il soggiorno del 1877.

I maggiori riconoscimenti all’arte di Bianchi da Monza verranno tuttavia dal ritratto: il Premio Principe Umberto vinto nel 1874 con “Ritratto di nobile signora” e nel 1894 con “Prima del duello”.

Tra i dipinti del Bianchi brianzolo selezionati nelle due sale di via Manzoni 45, sono da segnalare sicuramente Il maestro di scuola (1865 ca) per il suo significato poetico pur nell’ambito della pittura di genere, e Uscita di chiesa (1870) per la particolare resa della luce sulla tela. Opere ragguardevoli e più specifiche sul soggetto del paesaggio urbano milanese del XIX secolo sono poi Corso di Porta Ticinese (1888), Giorno di pioggia a Milano (1888), Il Carrobbio (1891 ca) e I Dragoni (1893).
Zio di Emilio Bórsa (1857-1931) e di Pompeo Mariani (1857-1927), Mosé Bianchi è stato il capostipite di una scuola di paesaggio in Brianza, anche se va detto che gli ultimi suoi dipinti fanno parte di una produzione realizzata a Gignese, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, nei pressi di Stresa.

 

Gammanzoni – Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea
via Manzoni 45, Milano
www.gammanzoni.it
Orari d’esposizione: da martedì a domenica: 10.00 -13.00 / 15.00 – 19.00
Ingresso intero: 6.00 Euro

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Pubblicato il 01 aprile 2016
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