Le Poste pagano l’affitto per lo sportello chiuso da mesi

Cinquecento euro l’anno per l’ufficio fantasma nello stabile di quello che un tempo era il municipio. Si attende la risposta di un ricorso al Presidente della Repubblica per l’eventuale riapertura

poste caldana

Tanti leggono questa vicenda come un lumicino nella notte: se per il piccolo ufficio postale di Caldana, frazione di Cocquio Trevisago, Poste Italiane continua a pagare l’affitto per uno sportello chiuso da mesi, allora forse qualche speranza di riaprirlo ancora c’è; forse vuol dire che l’azienda non vorrà perdere la locazione dell’immobile.

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Altri, invece, girano gli occhi al cielo, sussurrando chissà quale filastrocca. 

Basta un riferimento ad un problema sentito dalla popolazione, in campagna elettorale, che l’attenzione si riaccende su questioni di cui da tempo i giornali non parlano. Le Poste di Caldana sono uno di quelli.

La questione è semplice, ma complicata al contempo nel dedalo di regole, interpretazioni e ricorsi che hanno portato ad una conclusione: per pagare la bolletta del gas o ritirare la pensione i residenti nella frazione di Cocquio Trevisago oggi devono dirigersi – in auto, dal momento che il collegamento di linea col pullman è stato soppresso – o ad Azzio, o a Cocquio, lungo la statale 394 di fronte al centro commerciale.

La chiusura è stata decisa nel piano di razionalizzazione e riorganizzazione che ha riguardato diversi uffici postali, lo scorso autunno. L’amministrazione non ci stava e sono state prese in mano le carte bollate, «ma non per seguire la strada del Tar, come fatto da altri senza grande successo. Noi abbiamo fatto ricorso al Presidente della Repubblica, sapendo della sua attenzione che rivolge al problema degli anziani e dei portatori di handicap, i primi a subire le conseguenze di questo disservizio» spiega il vicesindaco del paese Vittorio Griffini. Il Presidente Mattarella non ha ancora risposto: potrebbe farlo e definire una “sospensiva” del provvedimento, che a quel punto potrà venir ridiscusso nelle sedi appropriate.

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Ma, nell’attesa di sapere cosa succederà alle poste del paese, l’azienda continua a pagare l’affitto. «Sì, confermo tutto ci danno 500 euro l’anno circa per avere in locazione gli uffici al piano terreno dello stabile di via Malgarini, angolo piazza» dice Alberto Ciglia, presidente dell’associazione Società Operaia di Mutuo Soccorso.
Questa realtà, che vanta 160 iscritti ed organizza una castagnata lunga un mese, è proprietaria dello stabile, un tempo municipio del paese.

«Tempo fa chiedemmo qualcosa in più, ci sembrava un po’ poco per un’azienda come Poste Italiane. Ci venne risposto picche. Pensavamo: “Almeno l’ufficio postale rimane aperto”. Ma ora sono mesi che la porta è sbarrata. Speriamo che qualcosa, a breve, possa cambiare».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 14 aprile 2016
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