Lo sport fa bene ai ragazzi, se si punta sulla motivazione

Nella serata organizzata da Rugby Varese e Cooperativa Sociale NATURart , ha parlato Flavio Nascimbene, psicologo dello sport, che ha affrontato il ruolo di preparatori, allenatori e genitori

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Per prevenire l’abbandono dell’attività sportiva nell’adolescenza occorre motivazione. È il messaggio passato l’altra sera, durante l’incontro organizzato da Rugby Varese e Cooperativa Sociale NATURart nell’ambito del progetto Sport & Benessere. Un appuntamento per allenatori e genitori per affrontare la questione dell’approccio mentale allo sport da parte di bambini e ragazzi, che troppo spesso abbandonano nella fase dell’adolescenza ( entro gli 11 anni colpisce con un’incidenza del 35% e tra i 13-14 e i 16-17 anni con il 33%).

Flavio Nascimbene, docente all’Università Cattolica di Milano e mental trainer di squadre e atleti dall’alto livello al settore giovanile, psicoterapeuta e psicologo dello sport ha parlato della fase critica dell’adolescenza che lo sport può contribuire ad affrontare e superare a patto che il benessere del giovane atleta sia sempre posto al centro dell’avventura e che tutti i protagonisti – allenatori, società sportiva e genitori – si muovano nella stessa direzione, supportati da strumenti adeguati.

Al centro dell’incontro, quindi, è stato posto il tema della motivazione: conoscere i meccanismi che la regolano è il primo passo per poterla supportare e allenare. La motivazione è la benzina che porta all’obiettivo, è quel valore aggiunto determinante che permette, a chi ce l’ha e la sa mantenere, di dare ed ottenere il massimo risultato, ma, per essere motivati, occorre saper individuare il proprio obiettivo e definire i passi necessari a raggiungerlo, un passaggio non sempre immediato per un ragazzo che sogna di arrivare alle Olimpiadi. Ed è qui che un coach può intervenire, per impostare le basi del lavoro coi giovani atleti. 

La definizione dell’obiettivo in psicologia sportiva si chiama goal setting e può essere individuale o di squadra. Costituisce un passaggio chiave di tutta la stagione agonistica poiché, suddiviso in sotto-traguardi, aiuterà i ragazzi a tenere traccia dei propri miglioramenti alimentando la fiducia in se stessi e a inquadrare buone o scarse prestazioni in un percorso più ambio della semplice vittoria o sconfitta settimanale.

Si è anche cercato di rispondere alle tante domande: come contenere le aspettative del genitore che riversa sul figlio i propri sogni mancati? Come accogliere le confidenze di un giovane senza sostituirsi nel ruolo educativo genitoriale? E ancora, soprattutto, come instaurare un lavoro congiunto in cui tutte le parti siano coinvolte?

Sempre più spesso si ricorre alla figura dello psicologo dello sport: partendo da esempi di lavoro di squadra Flavio Nascimbene ha potuto mostrare alcuni strumenti utilizzabili, come la Scheda Sogno e la Scheda Obiettivi, per migliorare la comunicazione e la conoscenza, innanzitutto, e saper individuare i propri punti di forza e di debolezza, anche attraverso il coinvolgimento positivo dei genitori.

Così Lilli Ferri, mental coach e partner di Psicosport: «Pensiamo ad un tavolo che, per stare in piedi, ha bisogno di quattro gambe. Allo stesso modo l’allenamento di un atleta è composto dalla preparazione atletica, tecnica, tattica e mentale; vasi comunicanti che concorrono a mantenere alta la perseveranza e a richiedere, ed a ottenere da se stessi, il migliore risultato possibile, laddove la vittoria non è tanto il risultato quanto la consapevolezza di avere dato il massimo”. Allo stesso modo, se un ragazzo di 11 anni vuole eccellere in una disciplina, il fatto di incontrare difficoltà sulla strada può essere stimolo o ostacolo insormontabile, l’atteggiamento è fondamentale.

Il progetto Sport & Benessere finanziato da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, che ha come obiettivo finale di formare attraverso lo sport i bambini, i ragazzi e i giovani della città di Varese.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 aprile 2016
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