L’uomo e il politico, il Marx interpretato da Marco Sgarbi

Lo spettacolo in scena al Nuovo per la rassegna "Gocce 2016". La recensione della serata

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Marx a Soho è un testo dello storico americano Howard Zinn, portato in scena ieri al Cinema Teatro Nuovo di Varese con estrema sensibilità da Marco Sgarbi e con la regia di Giulio Costa. Un testo importante e “rivoluzionario”.

La regia di Giulio Costa affascina per l’essenzialità, il simbolismo e l´accuratezza delle scenografie. Pochi libri sotto braccio ed una scala, simbolo della figura dello speaker’s corner inglese della domenica mattina, a Hyde Park. Figura inventata solo tre anni prima dell’anno cui fa insistentemente cenno il Marx di Zinn: 1858, anno in cui scriveva i lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica.

Marx entra in scena, accompagnato da alcuni suoi testi ed una scala, sommessamente e timidamente. “Meno male che ho una platea”, dice perché dicono che le sue idee sono morte.

Osa rivolgere alla platea i propri rimorsi e dubbi, sulla apertura alle sue idee e ai suoi concetti, e a gran voce si proclama non marxista. E’ un uomo tradito e condannato ad essere interpretato solo per soddisfare la sete di potere di coloro che hanno ingannato le classi sociali più disagiate, per le quali Marx si era così prodigato.

Torna tra noi adesso e chiede di essere ascoltato, racconta di sé , della sua vita, della sua famiglia, si svela nei suoi affetti e mette a nudo l’uomo che ha speso la sua vita per un ideale di fraternità e comunità. E critica il progresso attuale, mostrando le ingiustizie evidenti sotto gli occhi di tutti. E ci chiede, in tutta sincerità, se le nostre vite siano davvero cambiate in meglio, nelle nostre civiltà a capitalismo avanzato. Una domanda seria. “Cristo non poteva venire, è venuto Marx”, chiude e scende dalla scala. Ricordando quanto c’è di simile nella dottrina sociale della chiesa.

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Pubblicato il 30 aprile 2016
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