Nativi digitali e sport, genitori ed educatori alleati per fermare l’alienazione

Ottima partecipazione di pubblico ai Molini Marzoli per il workshop che ha affrontato il delicato tema del rapporto tra giovani, sport e social media

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È stata una serata ricca di spunti e riflessioni quella vissuta dagli oltre cento allenatori, professori, educatori e genitori che hanno partecipato al workshop dedicato al rapporto tra gli adolescenti, i social network e lo sport organizzato da Unendo Yamamay Busto, Pallacanestro Varese, La Prealpina e Università dell’Insubria ai Molini Marzoli.

La serata, moderata dal giornalista sportivo Antonio Triveri, è stata molto utile per approfondire un aspetto poco noto (soprattutto alle agenzie formative) della vita di chi viene considerato oggi un “nativo digitale”, ovvero nato e cresciuto nell’era della rete internet alla portata di tutti, minori compresi.

La facilità di accesso tramite i dispositivi mobili (gli smartphone) ha invaso anche la sfera dello sport, modificando i comportamenti dei giovani rispetto a quelli nati solo dieci anni prima. Ne hanno discusso relatori qualificati come Luca Stanchieri (fondatore e direttore della scuola italiana di Life and Corporate Coaching), l’allenatore della Openjobmetis Varese Paolo Moretti, del capitano Daniele Cavaliero, del coordinatore del settore giovanile mini-basket Varese Massimo Ferraiuolo, del coach della Unendo Yamamay Marco Mencarelli, della giocatrice Giulia Pisani e di Gianmarco Gaspari, preside di Scienze della Comunicazione dell’Università dell’Insubria.

Dopo un’introduzione generale del professor Gaspari sul tema sono intervenuti i due atleti Giulia Pisani e Domenico Cavaliero che hanno raccontato la loro esperienza con i social. Se per la giocatrice di volley il tutto è facilitato dal tipo di pubblico della pallavolo che interagisce con lei sul suo profilo pubblico, orientato alla positività, per Domenico Cavaliero è certamente più difficile in quanto i tifosi del basket sono molto più inclini alle reazioni negatice quando le cose vanno male. Nonostante questo non ha mai rinunciato a rispondere e relazionarsi con chi lo ha preso a male parole.

Più scientifico l’approccio degli allenatori. Mencarelli ha sottolineato l’importanza di responsabilizzare le atlete, sia in nazionale che a Busto, ricordando sempre che la maglia che indossano non possono toglierla anche quando sono fuori dal rettangolo di gioco, come se fosse un tatuaggio indelebile. Ferraiuolo ha parlato di codici di comportamento sull’uso dei social per gestire e limitare l’uso improprio anche e soprattutto nella comunicazione sportiva.

Luca Stanchieri ha, infine, approfondito il rapporto tra genitori, figli e allenatori introducendo la necessità di una figura intermedia come il life coach che punta a ristabilire il giusto rapporto che ci deve essere tra gli adolescenti e gli adulti che tendono sempre di più ad organizzare la vita dei ragazzi in maniera intensiva.

Questo produce una sorta di rifiuto da parte dell’adolescente che si rinchiude nel mondo virtuale dove si confronta solo con i suoi pari età. Secondo Stanchieri questo meccanismo è alla base dei cosiddetti Neet (persone che non studiano, non hanno rapporti sociali e non lavorano ma che sono sempre connessi).

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 22 aprile 2016
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