“Rolando ci ha dato molto e Hope continua grazie a lui”

L'affetto per Del Torchio, l'ex missionario rilasciato nei giorni scorsi dai suoi rapitori, si deve anche ai progetti di solidarietà che ha fondato. Mirto Boni racconta come è nata la onlus che aiuta i poveri

Rolando Del Torchio rapito nelle Filippine

«Un vulcano di energia» Per chi lo conosce bene, Rolando Del Torchio è tutto questo. Un vulcano di energia positiva che negli anni ha permesso di costruire e portare sviluppo nei territori più poveri della terra e nelle Filippine in particolare. Dopo l’incubo che per sei mesi ha coinvolto lui e i suoi famigliari, è finalmente arrivato il momento di sorridere. Le dita incrociate di chi aveva sperato nella sua liberazione si sono finalmente sciolte e le preghiere sono state esaudite.

Ad Angera, cittadina in cui Del Torchio è nato e ha trascorso la sua infanzia, ora si attende con grande gioia il momento in cui potrà riabbracciare i suoi cari, prima fra tutti mamma Giugi. Un’attesa sobria e carica di sollievo. Perché anche se dal Lago Maggiore Rolando mancava da tempo, l’ammirazione e l’attenzione per le azioni di quell’ex missionario determinato e coraggioso è sempre stata molto alta.

«Ha un grande carisma e la capacità di coinvolgere gli altri nei suoi progetti» racconta Mirto Boni, presidente di Hope, la onlus fondata con Del Torchio alla fine degli anni Novanta. Un’associazione che fin dalla costituzione ha portato avanti progetti di solidarietà in diverse parti del mondo, dall’Africa all’America Latina. L’attività di Hope continua ancora oggi grazie ai volontari e ai corrispondenti dell’organizzazione nelle località coinvolte. «Agli inizi – prosegue Boni – riuscì a radunare decine di angeresi e non, per presentare la sua idea e chiedere di sostenerlo. Aveva coinvolto anche persone di Napoli perché nei primi anni di sacerdozio aveva prestato servizio anche lì. Ricordo che abbiamo dovuto noleggiare una sala a Leggiuno perché eravamo più di duecentocinquanta».

I volontari di Hope e Del Torchio sono stati in contatto negli anni per avviare raccolte di fondi e di aiuti e seguire le iniziative intraprese. L’associazione è una piccola realtà ma negli anni è riuscita a compiere molto. «In passato tornava spesso ad Angera per raccontare la missione e due volte siamo stati anche noi a trovarlo a Mindanao nelle Filippine – conclude Boni -. Non era affatto un ambiente semplice, era una terra molto povera e i cristiani erano soltanto una minoranza. Rolando inoltre non ha mai fatto mistero delle ostilità incontrate. Il suo impegno però è stato davvero grande, al fianco degli ultimi per riuscire a costruire il riscatto di queste persone. Per questo siamo sempre stati molto legati a lui e siamo più che felici che questa brutta vicenda si sia risolta».

Nella cittadina della rocca si attende di poter rivedere al più presto il sorriso dell’ex missionario. Una preghiera di ringraziamento per la sua liberazione è stata inserita nella messa delle 8 di domenica mattina e anche il sindaco di Angera, Alessandro Paladini Molgora, che in questi giorni ha gestito il delicato aspetto della comunicazione è sereno: «Vorrei trovare un momento per poter portare la vicinanza della comunità e dire finalmente, Rolando bentornato!».

di mariacarla.cebrelli@varesenews.it
Pubblicato il 11 aprile 2016
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