Ryanair: “Se ci tolgono le tasse, non toglieremo voli”

La compagnia irlandese valuta di eliminare alcune destinazioni, tra Sardegna e Centro Italia. Previsti investimenti invece su Malpensa, con nuove destinazioni

annuario 2015

«Toglieteci le tasse e noi rimaniamo in Italia». L’aveva già anticipato in autunno e ora Ryanair rilancia la sua minaccia: ritirarsi da (una parte del) mercato italiano, se non verranno ridotte le addizionali. Abituata alla tassazione ultrabassa dell’Irlanda – dove ha base – Ryanair non fa sconti all’Italia, ma anzi chiede sconti. E anzi «dà il benvenuto» alla decisione (annunciata) del governo di fare un passo indietro sull’aumento della “tassa d’imbarco”

Al centro, prima di tutto, c’è appunto la cosiddetta “addizionale comunale sugli imbarchi”: una voce fastidiosa per molti, specie considerando che – da anni – è anche sottratta alle esigenze dei territorio che ospitano gli aeroporti, cui era originariamente prevista. Niente opere infrastrutturali accessorie, niente interventi di mitigazione ambientale sul territorio: i fondi finiscono a Roma e indirettamente ad Alitalia. Ora l’aumento è “congelato” dal Tar e il governo Renzi sembra intenzionato a fare un passo indietro.

Ed è su questo tema che Micheal O’Leary, ceo di Ryanair, rilancia, consapevole di toccare un tasto su cui gli italiani sono sensibili. «Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, si è impegnato a rivedere la tassa municipale e ridisegnare le linee guida aeroportuali» dice oggi O’Leary da Milano. «Se succederà entro giugno, siamo pronti a riaprire la discussione con gli scali interessati per confermarli nella winter». Gli scali a rischio non riguardano grandi aree urbane come Milano, ma zone di provincia o d’interesse turistico: Pescara, Crotone, Alghero.

Ovviamente – a rafforzare il tema tasse – O’Leary gioca un’altra carta di facile impatto, quella del lavoro, snocciolando le consuete cifre da migliaia di posti di lavoro previsti e promessi: « Se questa tassa venisse cancellata del tutto potremmo raggiungere i 50 mln di pax in Italia, creando 17mila posti di lavoro in più».

Ryanair ipotizza una “ritirata” dall’Italia, ma intanto sa che i numeri del mercato italiano – Paese industriale (specie al Nord) e destinazione turistica – sono importanti. E quindi conferma pure con le sue rotte: le rotte estive prevedono Bucarest, Comiso, Londra e Siviglia, con una previsione di 1,3 milioni di clienti all’anno. A Bergamo le rotte salgono invece a 67, con 15 aertombiili basati du Orio al Seiro.

Nel frattempo, Ryanair snocciola anche i suoi calcoli sull’impatto locale: le rotte attivate nel 2015 si traducono in 975 posti di lavoro “in loco” su Malpensa e  7000 a Orio. Numeri – occorre ricordarlo – calcolati sulla base di un dato generale: la ricerca Airport Council International che ipotizza – per ogni milione in più di passeggeri – 750 posti di lavoro generati in aeroporto (tra servizi diretti e indotto). Più che non sui numeri di nuovi posti, fino ad oggi a Malpensa si è discusso della qualità del lavoro, con la lunga querelle tra sindacati e Ryanair sul ricorso – in subappalto – ad una cooperativa per i servizi di handling. Alla fine appaltatore (e compagnia) hanno fatto un passo indietro, forse perché sostenere qualche costo in più è sostenibile, in cambio di un mercato enorme come quello del Nord Italia.

 

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 20 aprile 2016
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