Sabrina, “pendolare al contrario”, per aprire il suo negozio d’arte e bellezza

E' qui da tre anni e mezzo, ma è entrata nel centro di varese in punta di piedi. Eppure è grazie un po' anche a lei se una parte di piazza Beccaria ha cambiato aspetto e si è ingentilita di fiori

Sabrina, pendolare da Milano a Varese per aprire il suo negozio

E’ qui da tre anni e mezzo, ma è entrata nel centro di varese con il suo negozio ad alto tasso artistico in punta di piedi. Eppure è grazie un po’ anche a lei, che la città di Varese la vede “da milanese” se una parte di piazza Beccaria ha cambiato aspetto e si è ingentilita di fiori.

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La storia di Sabrina de Andreis è quella di una “pendolare al contrario”: non di quelli, come siamo abituati, che da Varese e dal Varesotto ogni mattina raggiungono la grande Milano. Lei, invece, parte dal capoluogo della Lombardia – anzi, dalla zona DeAngelis-Marghera, cioè una zona tra le più belle dal punto di vista residenziale, e raggiunge ogni giorno il centro di Varese in macchina, per raggiungere il suo piccolissimo negozio-atelier in piazza Beccaria.

Ma chi gliel’ha fatto fare? «Sono in tanti a dirmelo. Curiosamente, lo fanno soprattutto i milanesi residenti a Varese, che mi scoprono al lavoro e poi mi dicono: “Ma chi te l’ha fatto fare di venire qui?”. Ma se anche loro si sono trasferiti, ci sarà un motivo… ».

Sabrina ha lasciato, per inseguire il suo sogno di negozio-atelier, anche un lavoro importante: «Lavoravo al controllo gestione di una multinazionale. Guadagnavo tanto, ma i rapporti umani non erano il massimo: quando mi vedevano arrivare negli uffici sapevano che stavo per fare le pulci, quindi non era facile avere rapporti sereni. Inoltre, io ho sempre avuto una vena artistica: dipinti e fotografie, innanzitutto».

Varese l’ha conosciuta, come capita a tanti milanesi, nel weekend: «Avevo amici qui, venivo spesso nel fine settimana. Uno di loro è Laura, la proprietaria dell’hotel Europa, a cui ho confidato il fatto che mi ero proprio stufata, e che avrei voluto fare qualcosa di mio. Mi ha mostrato quei locali, adiacenti all’hotel: in realtà erano due stanze, mal collocate però, e quindi “sacrificabili”. Mi ha proposto di trasformarle in negozio. Ne fui entusiasta, e mi misi al lavoro».

Un entusiasmo poco condiviso dalle persone che gli erano più vicine: «Mia mamma non mi ha parlato per tre mesi: trovava che facessi una gran stupidaggine. E chissà, magari si lo era: aprire una attività di cose non necessarie in piena crisi, abbandonando un lavoro sicuro, non era il migliore degli inizi. Però sono qui, e sono felice, anche se magari faccio molto più fatica di prima».

Nel suo negozio ci sono lavori artigianali, bijou, ma anche sue realizzazioni: «Inizialmente il negozio era più incentrato su miei dipinti, o sulle elaborazioni fotografiche. Ora, a fianco ci sono bijou e oggetti da regalo, che mi piace impacchettare per bene, ma anche svuotatasche in carta pregiata fatti da me o cartoncini realizzati a mano sempre da me: adoro fare queste cose».

Di sicuro, nel suo negozio non mancano i sorrisi: perchè Sabrina è una di quelle persone “solari” come si usa dire, e con lei  è bello chiacchierare, e già le clienti lo sanno. «Mi piacerebbe essere il posto dove si va per un consiglio, o qualcosa di personalizzato. E se qualcosa non è adatto a chi lo sta per comprare, lo avverto. Da questo punto di vista sono una pessima venditrice».

Ora, davanti al negozio ci sono due sedie in ferro battuto per fare due chiacchiere, e fioriere colorate. «I fiori li ho messi tutti io, anche nelle fioriere comunali. Mi sembra che rendano merito alla piazza. E ho rotto tanto le scatole, lo so, per avere rispetto nella zona di divieto di parcheggio: davanti al mio negozio erano in tanti a trasgredirla. Ma i varesini non si rendono conto di che patrimonio sprecano ostinandosi a privilegare il centro alle macchine: questa piazzetta è meravigliosa e sarebbe straordinariamente vivibile, se fosse totalmente pedonale».

Alla fine del racconto, una domanda però a bruciapelo resta, in chi scrive: cos’ha trovato, Sabrina di bello, in Varese? «E’ verde, è molto più bella di quel che i varesini stessi credono, ha un clima molto più bello della grande città tutto l’anno, pure essendo molto vicina alla grande città e quindi avendo tutti i servizi. Persino l’ospedale, a cui mi sono rivolta per un operazione, è migliore e più umano che nel capoluogo. Magari è più provinciale, molto più provinciale di Milano. Ma qui sembra di stare sempre in vacanza, anche quando si lavora. Ed è una sensazione impagabile».

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 21 aprile 2016
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