Segnali contrastanti dal mercato del lavoro

La Camera di Commercio analizza dati e indici sull'occupazione in provincia: accanto ad andamenti positivi restano però alcuni segnali preoccupanti

Calzificio Lualdi
Il calzificio Lualdi nasce in via Olgiate nel 1967 a Busto Arsizio per iniziativa di mio Piero e Giovanni Lualdi. Oggi dà lavoro a 10 persone, compresi i titolari. Un'azienda di terzisti puri che tiene bene il mercato e la concorrenza dei mercati emer

I dati sull’andamento del mercato del lavoro varesino offrono interpretazioni contrastanti. Se per un verso infatti il consuntivo 2015 su avviamenti e cassa integrazione lascia ben sperare, per un altro i numeri appena rilasciati da Istat sulla disoccupazione rinfocolano preoccupazioni mai del tutto sopite, suggerendo prudenza. L’emergenza lavoro a Varese dà insomma ancora qualche colpo di coda.

Procediamo con ordine, precisando subito che il monitoraggio delle assunzioni è esaustivo e conta su tutti i nuovi contratti stipulati in provincia nell’arco del 2015: sono 110.868 e rappresentano l’8,3% in più rispetto ai dodici mesi precedenti. Le ore di cassa integrazione autorizzate da Inps sono invece in sensibile diminuzione (-36,1% sul 2014). A questo, va aggiunto il dato, ormai consolidato, che solo un terzo delle ore autorizzate viene effettivamente utilizzato dalle imprese. Un ultimo fattore di fiducia è poi quello relativo alla circostanza che, nella scorsa indagine congiunturale, il 78% degli operatori interpellati aveva un atteggiamento positivo rispetto all’andamento della prima parte del 2016.

Accanto a questi tre risultati positivi, si evidenzia però anche un dato di tutt’altro segno: il tasso di disoccupazione a Varese ha registrato nel 2015 un incremento. Le cifre rilevate da Istat, su base campionaria, indicano che sul nostro territorio si è passati dall’8,3% del 2014 al 9% dello scorso anno, pari a 36mila disoccupati (+6,9% rispetto all’anno precedente).

Purtroppo, contemporaneamente, peggiora anche il tasso d’inattività (dal 29,4% al 29,9%). L’aumento di questo dato (in valore assoluto da 166mila a 169mila) ci suggerisce una crescita del numero dei lavoratori scoraggiati che hanno rinunciato a cercare un impiego. In questo quadro, inoltre, arretra pure il tasso di occupazione (da 64,6% a 63,7%).

Sempre nel 2015, nella nostra provincia, è peggiorata anche la disoccupazione giovanile: considerando la fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, nell’ultimo anno è aumentata dal 29,9% al 32,1% (il dato nazionale è del 40,3%).

Che cosa è successo? Tentiamo una lettura: è migliorata la situazione per la componente maschile e dipendente, mentre sono in difficoltà le donne indipendenti, soprattutto nel settore degli altri servizi (esclusi commercio e turismo). Per i maschi, è migliorata infatti sia l’occupazione (dal 69,9% al 71,2%) che la disoccupazione (dal 10,3% al 7,5%). Per le femmine, è invece peggiorata la disoccupazione, che sale al 10,9% (+3,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente), confermandosi il valore più elevato a livello lombardo.

In altri termini, i dati 2015 da una parte confermano che a Varese l’incidenza delle situazioni di crisi resta tra le più elevate in Lombardia, anche se in miglioramento, dall’altra evidenziano una dinamica propria dei momenti di ripresa in cui i primi a essere reintegrati sono gli uomini. Arretra invece l’occupazione di quelle componenti del mercato del lavoro che erano intervenute (giovani e donne, in particolare indipendenti) per sostenere il reddito famigliare in situazione di emergenza.

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Pubblicato il 21 aprile 2016
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