Servizi, viabilità, partecipazione le sfide per conquistare Cocquio

Diverse frazioni e molti mondi che faticano a parlarsi. Ecco alcune delle questioni aperte di cui si parla in paese al centro della contesa elettorale

Avarie

Ci sono le scuole elementari e le medie; col treno, a una fermata le superiori e in un’ora abbondante tuo figlio può studiare nelle migliori università d’Italia. C’è la montagna e sei a metà strada fra due laghi bellissimi. L’ospedale è vicino e c’è il Centro Commerciale.

Parliamoci chiaro: a prima vista a Cocquio Trevisago, neppure 5000 abitanti, non manca nulla. Ma candidarsi come primo cittadino vuol dire parlare coi bisogni di chi ogni giorno vive in un paese privo di una vera e propria piazza, con strutture che necessitano di un ammodernamento, parchi belli ma poco frequentati perché si percepisce un senso di insicurezza, e una statale difficile da vivere, dove basta avventurarsi con un passeggino per capire come sia impegnativo far far gravitare attività di svariata natura a portata di pedone, e quindi di famiglie.

Poi c’è Caldana, che è cosa a parte. Se Cocquio, con le sue frazioni “basse” si sviluppa grosso modo sull’asse della statale – da qualche anno “raddoppiata” dalla prosecuzione della sp1, la provinciale – può quasi essere vista e raccontata come una città in miniatura, Caldana è certamente un paese nel paese.
Partiamo da qui nel breve viaggio a volo d’uccello per cercare di descrivere queste realtà dove tra poco i residenti dovranno decidere per chi votare.

Caldana paga il doppio scotto di avere perso due servizi: la posta, chiusa l’anno scorso, e il servizio di trasporto: da Orino partiva ogni giorno un autobus diretto alla stazione. Per chi è senza macchina questo è un problema serio. Per il resto Caldana ha sue associazioni, negozi di alimentari, un circolo, un rinomato macellaio, la chiesa, il cimitero e la meravigliosa vicinanza dei boschi. Chi saprà convincere i caldanesi a portare acqua al proprio mulino avrà uno zoccolo duro di voti per conquistare il palazzo comunale, che però si trova nel “paese di sotto”.

Ed eccoci infatti – dopo aver percorso la strada della Costa bella ma insicura da percorrere a piedi – a Sant’Andrea, e poi a San Bartolomeo, e a Torre: sono le frazioni di cui è composto il grosso del paese.
Qui i residenti chiedono attenzione soprattutto alle manutenzioni e ai centri storici. Ma non solo: la richiesta di realtà aggregative per i giovani è un bisogno sentito da molte famiglie: non sempre basta l’oratorio.

La vivibilità di questi luoghi è molto legata alla possibilità di percorrere tragitti in sicurezza a piedi o in bicicletta per godere di una soglia di autonomia e di potenziale interazione rispetto agli spostamenti, spesso fini a se stessi, con le auto.

Questo non sempre è possibile nell’area che costeggia la strada statale 394 fino ad alcuni anni fa arteria principale sull’asta nord-sud, oggi ancora battuta da un grande traffico nelle ore di punta e che gravita attorno al Centro Commerciale: esistono e resistono ancora attività lungo questa direttrice, e sarebbe interessante capire quanto esse possano venir sostenute da un miglioramento della pedonalizzazione.

Non è poi un mistero che il bellissimo parco nei pressi della stazione – che collega l’area ferroviaria col centro storico del paese dove si trova il municipio – sia poco frequentato: perché? L’idea, passeggiando per le strade, è che chi saprà trovare soluzioni a portata di mandato e di portafoglio comunale per risolvere le questioni aperte e di cui in paese da anni si dibatte, troverà anche la chiave di volta per governare questa realtà.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 12 aprile 2016
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