Un bella “Sacra Famiglia” di Domenico Puligo in zona Portello

Alla scoperta dell'opera di pregevole rarità di un artista poco studiato ma di grande rilievo

Arte - Mostre

In un luogo tutto sommato improbabile di Milano, dentro una chiesa per la verità priva di un particolare rilievo architettonico, c’è un dipinto che per la sua bellezza, stato di conservazione e rilievo biografico dell’autore può essere considerato una pregevole rarità: si tratta di una bella “Sacra Famiglia” di Domenico Puligo (1492-1527), frutto di una donazione, restaurata con il contributo di Banca Akros, che è posta sulla parete della navata sinistra dell’edificio, non lontana dall’altare. La chiesa è quella d Sant’Anna Matrona, in via Francesco Albani 56, in zona Portello.

Domenico di Bartolomeo Ubaldini, detto il Puligo, non è un artista molto studiato, forse anche perché morto abbastanza giovane presumibilmente durante la peste che colpì Firenze nel 1527. Ci sono però diverse istituzioni museali di altissimo livello che annoverano sue opere nelle loro raccolte: prima fra tutte va segnalata il Museo Nazionale di Capodimonte che cita la “Madonna con Bambino, San Giovannino e Angeli” nella propria collezione; oppure anche la Galleria Palatina che fino a giusto un anno fa esponeva un’altra Sacra Famiglia del nostro nella Sala di Ulisse a Palazzo Pitti a Firenze.

La Casa d’Aste Pandolfini segnala anche il “Ritratto femminile” della Galleria Nazionale del Canada a Ottawa, mentre altra autorevole letteratura indica una “Visione di San Bernardo” (1520) alla Walters Gallery di Baltimora, nonché una ulteriore “Madonna con Bambino e San Giovannino” alla Galleria Borghese in Roma.
Sempre Pandolfini  cita quella che probabilmente è la più autorevole fonte biografica e iconografica contemporanea su questo autore: il catalogo della mostra “Domenico Puligo, un protagonista ritrovato dell’arte fiorentina del Cinquecento“, curata a Palazzo Pitti nel 2002 da Elena Capretti e Serena Padovani (Edizioni Sillabe).

Non va tuttavia per nulla trascurato il primo biografo di Puligo, che come artista compare nella celeberrima opera di storia dell’arte “Le vite de’ più eccellenti” redatta da Giorgio Vasari. In questa raccolta biografica del XVI secolo, che è disponibile sul web, di Domenico viene dato un giudizio tecnico ancora oggi pienamente condivisibile: dipingeva con dolcezza, senza nessuna crudezza, con contorni sfumati che andavano a perdersi e con figure come velate da una certa nebbia. Aveva anche un modo di dipingere molto definito, una ‘maniera sua’ che lo fece molto apprezzare in vita, dice il Vasari, e che lo rende tutto sommato facilmente riconoscibile oggi, potremmo dire, notando anche come avesse l’abitudine di variare spesso la composizione, ma meno le situazioni e le figure in sé. Ne “Le vite” è citato anche il rapporto di Puligo, prima come discepolo poi come amico, con Ridolfo di Domenico Ghirlandaio, nonché dell’amicizia con Andrea Del Sarto.

Il pregevole dipinto a cui ci si riferisce, ben protetto da un vetro che non ne compromette la perfetta visione, non è ancora segnalato nella scheda che pure i Beni Culturali della Lombardia dedicano all’edificio, progettato da Antonio Cassi Ramelli ed inaugurato dal Cardinale Montini alla fine del 1960.

Antonio di Biase

di erika@varesenews.it
Pubblicato il 22 aprile 2016
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