Writers da tutto il mondo, “ma mancano muri pubblici per dipingere”

Sono almeno una decina i disegni realizzati da writers famosi in città: un progetto realizzato grazia a Urban Canvas. "Cerchiamo spazi e sponsor per andare avanti"

I murales realizzati a Varese

Sono almeno una decina i murales realizzati dal 2014 ad oggi in città. Hanno occupato pareti bianche, pilastri di cemento, sottopassi, muri abbandonati.

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Niente a che vedere però con vandali o ragazzi che si divertono ad imbrattare i muri: qui stiamo parlando di artisti varesini e internazionali che vengono ospitati in città per portare la loro arte. Basta pensare al Caravaggio realizzato con lo spray nel viadotto di Viale Belforte, alla balena sospesa in Viale Europa, alla faccia di Via Speri della Chiesa, ai disegni in 3D in Via Corridoni.

Un progetto iniziato nel 2014 grazie all’associazione WGArt.it e al progetto Urban Canvans curato da Ileana Moretti, architetto varesino che insieme ad un gruppo di artisti ha iniziato a chiedere spazi per dipingere e a promuovere questo tipo di arte. «L’obiettivo è quello di creare una vera e propria collezione di arte urbana a cielo aperto. In questi anni siamo riusciti a fare tanto ma l’idea è quella di implementare le opere anche se non è facile».

Il primo problema è stato quello di spiegare alla città cosa sono i murales, il più delle volte confusi con scritte e disegni mal fatti: «Fin dall’inizio abbiamo lavorato per fare in modo che vandalismi generalizzati e opere di artisti fossero ben distinte».

Il secondo ostacolo è la reperibilità di spazi: «La collaborazione con il comune di Varese ci ha aiutato molto, soprattutto nella fase iniziale ma i muri a disposizione per dipingere sono pochi. Writers di fama internazionale ci hanno chiesto di partecipare a questo progetto e di lasciare un loro disegno in città ma non abbiamo muri. I privati inoltre, mal volentieri sono disposti a concedere le pareti dei loro condomini o case, ed è un vero peccato. Non possiamo lasciarci scappare questa occasione».

Il terzo problema è quello dei finanziamenti: «L’assessorato alla cultura ci aiuta con un piccolo contributo ma non basta. Oggi ci autofinanziamo e dobbiamo ringraziare tanti artisti che mettono a disposizione il loro tempo e la loro arte. Sarebbe importante avere sponsor o privati in grado di aiutarci economicamente».

Un percorso, quello di Urban Canvas che ha permesso di scoprire anche firme varesine, molto conosciute a livello nazionale ed europeo ma poco nella città in cui sono cresciute. SeaCreative, Andrea Ravo Mattoni, Luigi Vine Semeraro, Il Borse sono alcuni degli esponenti di questa arte e basta trovarsi difronte alla rotonda di Viale Belforte (quelle per andare all’Iper) per rendersi conto di ciò di cui stiamo parlando. «Varese è sempre stata una culla artistica non indifferente, anche in questo settore ed è un piacere scoprirla».

Il progetto intanto continua, «e nei prossimi mesi sveleremo belle sorprese». 

Se volete mettere a disposizione spazi per permettere agli artisti di dipingere potete contattare l’Associazione WGArt: info@wgart.it.

di adelia.brigo@varesenews.it
Pubblicato il 15 aprile 2016
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