Non ci sono prove della corruzione, archiviata l’indagine sul giudice Chionna

Il Gip del Tribunale di Brescia ha ritenuto insussistenti gli elementi a suo carico nell'ambito dell'indagine in merito ai rapporti coi fratelli Sozzi, imprenditori condannati per bancarotta, ricettazione e corruzione

alessandro chionna giudice

Mancano le prove e il procedimento nei confronti del giudice Alessandro Chionna finisce con l’archiviazione da parte del collega del Tribunale di Brescia. L’accusa di corruzione era stata mossa dal sostituto procuratore di Brescia Fabio Salomone in seguito alla ricezione degli atti dai colleghi di Busto Arsizio che stavano indagando su un’organizzazione criminale del Saronnese che aveva portato in carcere anche due imprenditori di Gorla Minore, i fratelli Emanuele e Gianfranco Sozzi, titolari della Gisowatt.

Secondo l’ipotesi investigativa i due imprenditori (condannati per bancarotta fraudolenta, ricettazione, corruzione e frode fiscale) avrebbero cercato di sfruttare la conoscenza del giudice in forza al Tribunale di Busto Arsizio per ottenere facilitazioni nelle loro vicende giudiziarie in cambio di sponsorizzazioni per la sua attività di pilota Gran Turismo. Una tesi che – secondo i difensori del giudice attualmente di stanza a Varese, Patrich Rabaini e Davide Steccanella – non aveva alcun fondamento. Ora lo dicono anche i giudici di Brescia (Qui l’articolo sull’indagine).

Di seguito il comunicato degli avvocati di Alessandro Chionna

Quali difensori del Dott. Alessandro Chionna, magistrato in servizio presso il Tribunale di Varese, e nell’interesse di quest’ultimo, si ritiene opportuno rendere noto quanto in appresso.
Il G.I.P. presso il Tribunale di Brescia con decreto in data 13 agosto 2016 ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico del Dr. Chionna, apertosi nell’ambito dell’inchiesta condotto dal Sost. Dr. Pasquale Addesso – allora in servizio presso la Procura della Repubblica di Busto Arsizio e oggi alla Procura di Como -, cui ne seguiva la trasmissione per competenza alla Procura della Repubblica di Brescia.
Questo provvedimento di archiviazione giunge a distanza di oltre due anni dall’inizio dell’indagine a carico del Dr. Chionna; un’indagine particolarmente “invasiva” che ha letteralmente scandagliato la vita privata del magistrato; una indagine preconcetta che si è trasformata in una “caccia alle streghe” fondata sul nulla. Già in sede di richiesta di applicazione della misura interdittiva ad opera del Dr. Salamone, si era conclusa con una eloquente ordinanza del G.I.P. che respingeva la richiesta “per difetto del requisito indiziario” valutando“insussistente la prova del reato ascritto (…)”, specificando testualmente che manca qualsivoglia elemento da cui anche solo dedurre che: “egli (il Dr. Chionna n.d.r.) sia mai in effetti intervenuto presso altri magistrati (o polizia giudiziaria, autorità amministrative o chicchessia) per influenzare il corso dei procedimenti penali o amministrativi che direttamente o indirettamente interessano i due imprenditori”.
Non esitiamo, in proposito, a definire assolutamente ingiustificato – se non illegittimo – l’accanimento nei confronti del Dr. Chionna; accanimento che ha portato solo ed esclusivamente un danno al nostro assistito che, a questo punto, qualcuno dovrà risarcire e ciò non solo e non tanto per l’accanimento investigativo, ma anche per le modalità dell’indagine nelle quali, come a suo tempo scritto, abbiamo ravvisato “anomalie” nella necessaria astensione da ogni attività investigativa da parte di rappresentanti della Procura del medesimo distretto giudiziario dell’indagato. Anomalie, quelle di cui si è detto, che sono già state oggetto di indagini difensive e che ora dovranno essere sottoposte ad attenta valutazione.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 16 agosto 2016
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