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“Anni di lavoro distrutti dalle fiamme, ma abbiamo scelto di ricominciare”

Nel 2013 un incendio distrusse un intero reparto dell'azienda Omnia Plastica ma la proprietà decise di investire per ripartire. La storia dell'azienda che produce caschi, scudi antisommossa e gli occhialini di Michael Phelps

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Come l’araba fenice, l’azienda Omnia Plastica di Busto Arsizio è tornata “a volare” dopo essere stata avvolta dalle fiamme. I suoi titolari, la famiglia Castiglioni e in particolare Osvaldo, il figlio del fondatore Pierino, non hanno esitato quando è venuto il momento di ricostruire. Nella notte del 30 maggio 2013, un violento incendio aveva raso al suolo un intero capannone dello stabilimento bustocco.

Un capannone che ospitava il reparto della polimerizzazione anionica, settore sperimentale e relativamente giovane che l’azienda aveva affiancato alla produzione principale. Facile intuire la delusione e lo sconforto di fronte all’edificio e ai macchinari distrutti ma anche la paura dei lavoratori di veder sfumare in una sola notte quello per cui avevano lavorato fino a quel momento e purtroppo anche il posto di lavoro. Ma non è stato così. Osvaldo, nel pieno di una delle congiunture economiche più difficili della storia, non ha esitato a reinvestire in azienda per far ripartire quello che il fuoco aveva divorato.

Un investimento di oltre due milioni di euro per ricostruire il reparto e dotarlo di impianti e tecnologie di ultima generazione. «Non era scontata quella scelta – dice oggi direttore generale, Luca Maria Castellanza -. Invece la famiglia Castiglioni non ha avuto dubbi e ha scelto di sostenere l’azienda».

Quella di Busto Arsizio è una realtà da manuale. Innanzi tutto sotto l’aspetto imprenditoriale e del passaggio generazionale. «I proprietari – spiega Castellanza – sono oggi alla terza generazione e hanno accompagnato e gestito negli anni il passaggio da impresa tipicamente famigliare a vera e propria holding, senza perdere però quell’attenzione nei confronti del prodotto e dei lavoratori tipica degli imprenditori che considerano l’azienda la loro grande famiglia».

Particolare Omnia Plastica lo è anche per la scelte di localizzazione che ha fatto nel tempo: nonostante sia una multinazionale ben radicata all’estero (il 75 per cento della domanda non viene dall’Italia) ha infatti mantenuto la produzione principale nel Varesotto dove è nata, all’inizio degli anni Cinquanta. «Non è soltanto un legame affettivo con il territorio – motiva Castellanza -. Ma qualcosa di più strutturato. Certo non neghiamo che in altri paesi avremmo delle possibilità di risparmio maggiori, ma qui l’impresa ha mosso i primi passi e qui troviamo competenze e professionalità che non sono ripetibili altrove. Il territorio ci ha dato tanto e il legame affettivo è sincero».

Ma cosa si produce negli stabilimenti del gruppo? Il nome di Omnia Plastica è legato a svariate produzioni in cui è previsto il trattamento della plastica. Nascono in questa azienda i caschi (il fondatore Pierino avviò la produzione alla fine degli anni Cinquanta ed ebbe un’intuizione geniale perché pochi anni dopo l’uso del casco divenne obbligatorio), gli scudi e il materiale anti sommossa delle forze dell’ordine, alcuni componenti per marchi celebri come Artemide e Ferrari, ma anche per le Ferrovie dello Stato e i parchi divertimento. Lavorazioni dove know how, innovazione e qualità fanno la differenza come ricorda la visiera degli occhialini da nuoto posizionata all’ingresso dell’azienda. Gli stessi scelti e indossati dal nuotatore più forte di tutti i tempi, Michael Phelps.

di mariacarla.cebrelli@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2016
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