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I mille volti della povertà a Varese

Disoccupazione ma anche scelte di vita sbagliate. Situazioni di emergenza momentanea o emarginazione "cronica". Chi sono i poveri in città e cosa si fa per aiutarli a riprendere in mano la propria vita

povertà
via Morosini

Un pasto, un sostegno all’acquisto di prodotti di prima necessità, una coperta, vestiti e spesso anche un tetto. Sono sempre di più le persone che a Varese chiedono aiuto e assistenza alle organizzazioni di volontariato. La situazione nazionale, fotografata dal rapporto Caritas 2016, è preoccupante ed evidenzia la crescita del numero delle famiglie in difficoltà.

Una condizione che si riflette anche a Varese dove nonostante un’economia comunque forte non mancano situazioni di emergenza ed emarginazione. Per Don Marco Casale, responsabile provinciale della Caritas, i risultati dell’indagine nazionale trovano riscontro anche sul territorio: «Il numero dei poveri a Varese è aumentato ed è aumentato anche il numero di cittadini italiani che si rivolge a noi: fino a pochi anni fa due persone su tre erano straniere, oggi siamo sulla parità».

Dentro al termine “povertà” sono racchiuse in realtà tantissime situazioni individuali, alcune di emergenza momentanea, altre di difficoltà legate a scelte di vita sbagliate e altre ancora di emarginazione “cronica”. «Ci sono individui e famiglie diventati povere a causa della crisi – precisa Don Marco – ma in questo caso, rispetto al dato nazionale, dobbiamo dire che a Varese non c’è una presenza così importante di giovani. Il mercato del lavoro varesino offre comunque delle possibilità e le famiglie danno sostegno durante la ricerca. Ci sono però molti casi di nuove povertà: disoccupati che si sono trovati poveri all’improvviso ma che non lo erano e che hanno bisogno di un sostegno momentaneo per superare il momento e ritrovare un’occupazione. Ci sono però anche persone che il lavoro lo hanno perso da anni e con grande difficoltà e frustrazione si trovano ad affrontare il futuro. In questo caso il tipo di aiuto richiesto è diverso, più complesso».

L’esperienza dell’Emporio solidale della Brunella è una delle tante iniziative che la Caritas ha avviato per tamponare proprio quelle situazioni di emergenza momentanea ma anche rimediabile. «La possibilità di acquistare i prodotti necessari a sopravvivere gratuitamente ma anche l’aiuto a concentrarsi sui beni che effettivamente sono prioritari permette a molti di riprendere in mano la propria vita – spiega Luisa Oprandi, preside dell’Istituto comprensivo di Cunardo e per anni volontaria alla mensa dei poveri -. Sono diverse infatti le ragioni che originano povertà: la mancanza di lavoro, una separazione improvvisa ma anche abitudini diventate pericolose come il gioco d’azzardo. In base alla mia esperienza posso dire che la povertà è sempre stata presente anche a Varese ma anche ultimamente è aumentata in modo importante. Di recente abbiamo aderito alla campagna per la raccolta di coperte, un segnale che c’è effettivamente rispecchia la richiesta crescente anche di posti dove passare la notte».

«Dal nostro osservatorio abbiamo visto un aumento delle persone che si rivolgono al patronato per chiedere strumenti di aiuto e sostegno  – commenta Filippo Pinzone, presidente delle Acli provinciali -. Aumentano i disoccupati e aumenta anche la disoccupazione giovanile, che anche se non emerge come situazione di povertà è un campanello di allarme per il futuro. Anche tra gli over 55 ci sono casi preoccupanti. Molti hanno perso il lavoro e ricollocarsi diventa molto complicato. Da tempo come Acli chiediamo delle vere politiche di rilancio dell’occupazione. Abbiamo assistito a singoli interventi, anche lodevoli, ma serve un impegno più profondo e articolato».

di mariacarla.cebrelli@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2016
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