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La quercia da sughero a Villa Mylius

Alla scoperta del parco cittadino con il nostro "'esperto" Teresio Colombo

La quercia da sughero di Villa Mylius
Teresio Colombo in visita al parco cittadino

Il giorno 7/10, nel primo pomeriggio, ho fatto visita al parco della villa Mylius perché il freddo di questi giorni sconsiglia di avventurarsi nei prati e nei boschi dove i fiori sono ormai molto diradati e l’abbondanza di foglie rende difficile di rappresentare degnamente la vegetazione ad alto fusto penso di approfittare parlando di qualche aspetto dei tanti giardini del circondario varesino. Trascuro la storia di questo vecchio parco che rappresentava un quinto della proprietà requisita dal governo austriaco all’ordine dei Gesuiti nella II° metà del 700 e concessa in dono al governatore della Lombardia Francesco III d’Este.

La prima vendita venne fatta alla famiglia Torelli che fece costruire l’ala neoclassica della villa così trasformandola in filanda ed abitazione, successivamente ceduta all’industriale cotoniero Giorgio Mylius e, dopo la sua morte, la vedova di quest’ultimo Beatrice di Belgioioso la vendette all’industriale varesino Achille Cattaneo i cui eredi l’hanno ceduta al comune di Varese. La trasformazione completa del giardino fu realizzata nei primi anni del 900 sotto la direzione di Achille Majnoni, che aveva diretto la ristrutturazione di diversi giardini di una certa importanza in Lombardia, coadiuvato dal capo giardiniere della villa Alessandro Motta. Queste notizie sono state ricavate da “I Giardini della città giardino” di Paolo Cottini del 2004. Ed. Lativa.

Tenuto conto dell’età del giardino, dell’articolo dello scorso anno che ne parlava in generale di questo bellissimo giardino, della facile accessibilità dello stesso è meglio trattare il tema per zone specifiche; premesso che sono entrato da via Paolo Veronese, che è, per chi viene dal centro città, sulla destra del Viale Aguggiari cioè da una entrata comoda per arrivarci con mezzi pubblici e quindi seguendo il viale con i tigli sono salito alla parte di parco che sta, per chi guarda la villa, a destra per poi girare a sinistra sullo sterrato che conduce al parterre davanti alla villa, proseguo per qualche metro fino alla interruzione della siepe, mi introduco nel prato trascuro l’enorme liriodendro poiché le foglie sono ancora verdi, salvo un gruppo vicino alla cima che ha già assunto il colore giallo oro tipico dell’autunno, ma la mia attenzione è attratta dal Carpino comune (Carpinus betulus) (1,2) che con dalle sue dimensioni dimostrerebbe di quanto possa diventare grande oltre le misure indicate dalla lettura corrente dei relativi testi, in verità occorre sottolineare che si tratta di esemplari che hanno avuto una vita  particolarmente ottimali,  in questo anno la produzione di semi da parte di questa pianta come per molte altre è risultata eccezionalmente elevata presumibilmente per le condizioni particolarmente favorevoli in primavera ed estate; vicino si trova un Tiglio selvatico (Tilia cordata) (3,4) facilmente riconoscibile per le foglie cuoriforme oltre che per i suoi frutti, certo che ci sembra una pianta molto diversa dal Tiglio che vediamo per le strade la differenza è dovuta al fatto che i tigli sulle strade vengono regolati dall’uomo secondo le sue esigenze, nei boschi e talvolta nei parchi, come in questo, è la natura a dettare le regole di accrescimento; la parte centrale di questo prato che si inerpica a 45° troviamo un bellissimo esemplare di Sequoia sempervirens (5,6,7) di cui ho voluto fotografare sia l’insieme, sia la foglia che il frutto; il fusto è di dimensioni ridotte rispetto a quelli visti sulle foto di chi ha voluto riportare immagini di sequoie di oltre 3000 anni mentre questa sequoia ne ha poco più di cento si noti fra l’altro che questa sequoia si presenta con 2 punte da parecchi anni. Passiamo a piante più nostrane come ad esempio la Farnia (Quercus robur) (8,9) di cui ci sono diversi esemplari nel parco, fra cui qui nella parte alta del giardino quella all’interno della parte destinata a piscina (19), bellissimo l’Agrifoglio (Ilex aquifolium) (10) cresciuto spontaneamente fra le radici di un vecchio tronco d’albero abbattuto anni fa, con le foglie persistenti, coriacee, ondulate con una dentellatura rada ma spinosa tipica delle piante giovani, bellissime le drupe già completamente rosse, purtroppo spesso i rami con foglie e bacche vengono utilizzati come ornamento in occasione delle festività natalizie con un certo rischio causa la notevole tossicità delle bacche. Altra pianta che particolarmente mi attrae è la Crittometria del Giappone (Cryptometria japonica) (16,17,18) le cui caratteristiche sono simili a quelle della Wellingtoniana (Sequiadendrum giganteum) ma è strutturalmente di minori dimensioni, le foglie sono squamiformi ma lunghe fino ad oltre un cm contro il mezzo cm di quelle della Sequoia, le foglie mutano il colore in autunno, i frutti sono sferici e muniti di uncini, quelli della Sequoia cilindrici. Scendendo dal sentiero con mosaico in sasso non posso trascurare le Magnolie a fiori grandi (Magnolia grandiflora) (11,12,13) anch’esse a foglia coriacea ma non perenne come nell’agrifoglio, di un verde cupo nella pagina superiore e di un verde glabro punteggiato di rosso nella pagina inferiore, il frutto costituito da una pannocchia contenente i semi rossi che a maturazione si disperdono automaticamente, il verde perenne delle foglie, i grandi fiori bianchi, le belle pannocchie, i semi fortemente colorati hanno fatto sì che questa magnolia venisse introdotta in quasi tutti i giardini malgrado la difficoltà di eliminazione delle foglie secche che cadono in tutte le stagioni. L’altra pianta che incontro sulla via del ritorno la Quercia da sughero (Quercus suber) (14,15) piazzata fra la villa e i giochi dei bimbi con i Lecci che la proteggono alla sua sinistra si innalza questa possente Quercia con il tronco coperto da corteccia sugherosa per un grosso strato è una delle poche rimaste nel territorio varesino per una pianta che necessita di climi caldi, di terreni silicei.

Devo dire che rispetto a quanto mi ero ripromesso, cioè di trattare di una parte del giardino mi sono accorto di essermi lasciato andare e di aver parlato della magnolia e della Quercia da sughero che sono sì sul percorso che ho fatto ma fuori dalla parte di parco che inizialmente avrei voluto descrivere ma forse è dovuto al fatto che amo molto questo parco forse perché il Majnoni nel realizzarlo ha tenuto in considerazione la natura, le bellezze dei colori nelle diverse stagioni, le bellezze paesaggistiche ma soprattutto del godimento che avrebbero potuto ritrarre i suoi abitanti o visitatori.

Teresio Colombo

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2016
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