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Bar chiuso, gli operai “tenuti su” dal caffè delle nonne

Tre scalpellini albanesi hanno rimesso a nuovo le vie del paese. In cambio i residenti, in assenza d'altro, li coccolano con la moka

Scalpellini al lavoro in centro
Scalpellini al lavoro in centro

Tic tic, tic tac. Nella prima, vera, giornata d’inverno, fra le strade strette di Castello Cabiaglio il rumore è sempre questo, da giorni: tic tic, tic tac: un picchiettio continuo.

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Dalla strada che porta alla piazza del municipio arriva un uomo con una carriola, si chiama Giorgio, ha un cappello in testa e una camicia: «Vieni, vieni a fare le foto, guarda che roba».

Poco più avanti ci sono i colleghi, Gjoke e Ilir, che stanno semi seduti a terra con lo scalpello: sono loro i tre musicisti del “tic, tic, tic tac”, tre formidabili operai di origine albanese che lavorano per Varese Porfidi: un vero e proprio “team” che ha rimesso a posto fior di centri storici nei paesini fra Valcuvia e Luinese: «Abbiamo rifatto anche Colmegna. La gente ci vuole bene» dice Giorgio.

In che senso? «Beh, qui non si vedono tante persone. Ma quelle che ci sono fanno amicizia con facilità, ci trattano bene». «Vedi?», dice. «Il bar è chiuso, altrimenti ti offrirei il caffè. In questi giorni sono le donne del paese che ce lo preparano. Lo fanno in casa. E ce lo portano giù».

I tre lavorano a ciclo continuo, non si fermano mai se non qualche volta per tirarsi in piedi e riattivare la circolazione delle gambe.

Poi giù di nuovo, guanti e scalpello. Hanno rifatto la piazza della Chiesa di San Carlo e ora stanno proseguendo verso il Comune: tra pochi giorni avranno finito.

La posa delle boccette di fiume funziona così: dopo aver fatto un fondo viene posta una sabbia non troppo fine, e sopra viene posata la pietra con qualche colpetto di scalpello. Alla fine del procedimento si aggiunge una resina che indurisce e assicura stabilità alla strada, che qui deve durare nonostante le intemperie, la neve e il ghiaccio che si fa sentire.

Fatica? «Ma no, dai, ce la facciamo» dicono in coro gli operai Giorgio, Gjoke e Ilir, pronti per un altro caffè delle nonne di Cabiaglio.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 30 novembre 2016
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