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Una lenta agonia, così l’infermiera killer ha ucciso il marito

Laura Taroni, l'infermiera arrestata con il medico Leonardo Cazzaniga, avrebbe convinto il marito di essere malato di diabete con false analisi. Lo avrebbe avvelenato giorno dopo giorno con i farmaci

laura taroni infermiera killer
incidenti varie

«Un giorno mi trovavo a casa di Laura per un bere un caffè; lei mi confidò di aver da poco iniziato una relazione con il Dott. Leonardo Cazzaniga. Con la massima tranquillità Laura disse una frase:“lo zucchero nel caffè si scioglie, le pastiglie no”. Le chiesi a cosa si riferisse e lei disse che a volte metteva nel caffè del marito degli antidepressivi per ottenerne il calo della libido. Inizialmente pensai ad uno scherzo. In quel periodo, in reparto, tutti sapevano della relazione tra Laura e il Cazzaniga. Loro non ne facevano mistero e anzi spesso venivano sorpresi in effusioni durante i turni al Pronto Soccorso. Nei giorni a seguire, in reparto si è parlato del fatto che Laura dicesse a tutti di nascondere questi farmaci nel cibo del marito per diminuirne la libido».

Sono le parole di un’amica e collega di Laura Taroni, l’infermiera di Lomazzo arrestata ieri (martedì) con l’accusa di aver ucciso con i farmaci il marito Massimo G., deceduto nel 2013 dopo due anni di sofferenze. Jessica P. racconta le confidenze fattele dalla 40enne collega all’ospedale di Saronno risalenti al 2011 quando il rapporto tra i due era ormai compromesso e la relazione con il complice e amante Leonardo Cazzaniga, medico anestesista del Pronto Soccorso dello stesso ospedale, accusato di aver commesso 5 omicidi, era ormai l’unica cosa che le interessava.

Alle amiche diceva che voleva divorziare dal marito che la picchiava e chiedeva pratiche sessuali che lei non gradiva ma era evidente che Laura aveva iniziato una relazione intensa con il medico e che il marito era ormai un impiccio per la loro relazione.

Nell’estate del 2011 Laura disse all’amica che aveva somministrato al marito, ovviamente a sua insaputa, anche del betabloccante, un medicinale cardiologico che provoca bradicardia. «Qualche giorno prima – prosegue l’amica – mi era capitato di sentire dei colleghi che raccontavano di aver visto Laura, Cazzaniga e anche un’altra infermiera, assaggiare vari medicinali in gocce per valutare quello maggiormente inodore e insapore».

Qualche settimana dopo queste discussioni Massimo G. si sente male e viene portato in ospedale a Saronno dove il medico di turno i Pronto Soccorso si accorge dell’intossicazione da farmaci. L’uomo viene salvato appena in tempo dalla morte e il medico segnala alla direzione sanitaria la stranezza (segnalazione che finirà anche alla Stazione dei Carabinieri di Saronno me non ebbe alcun seguito, ndr), dopo essersi accertato che Massimo G. non assumeva medicine e non aveva intenzioni suicidiarie.

Nei primi mesi dell’anno 2012 Laura Taroni diede inizio ad una strategia per portare l’odiato marito alla morte. Il nuovo piano non prevede più la somministrazione di farmaci di nascosto. Questa volta convince il marito di essere malato di diabete producendo, con la collaborazione di Cazzaniga, false analisi del sangue e falsi accessi in ospedale i cui risultati – anch’essi falsi – dovevano convincerlo ad assumere farmaci antidiabetici di cui non aveva assolutamente bisogno. Erano tutti a firma di Cazzaniga, complice del piano. Per la donna l’omicidio farmacologico rappresentava il delitto perfetto.

L’amica Jessica conferma la tesi accusatoria: «Dal mese di marzo 2012 Laura iniziò a raccontare in reparto che il marito aveva malori e violenti sbalzi della glicemia e per questo portava dei campioni di sangue di Massimo da analizzare in ospedale. Ovviamente non è una prassi usuale soprattutto perché ogni esame deve essere fatto in presenza del paziente. Laura inizialmente in accordo con il Cazzaniga inviò campioni di sangue al laboratorio dell’ospedale per farli analizzare. Massimo non era mai presente in reparto, era lei che portava da casa i campioni di sangue analizzati quindi non c’è nessuna certezza sul fatto che il sangue fosse davvero quello del marito».

Da marzo 2012 al 30 giugno 2013 per Massimo G. è un calvario fatto di ricoveri, farmaci, sofferenze che trovano il culmine nella morte. La sorella Gabriella, proprio quel giorno, lo rimanda a casa dal mercatino al quale stavano partecipando con la merce della loro azienda agricola. Massimo sta male, suda freddo ed è intorpidito. A casa trova la moglie Laura, la donna che lo ha ucciso lentamente, giorno dopo giorno. E’ l’ultima persona che ha visto prima di morire, la donna di cui si fidava nella sua semplicità.

Dalle intercettazioni, infine, emergono le pulsioni omicide della donna anche nei confronti della zia, della madre e del suocero che muoiono uno dopo l’altro in pochi mesi. In un’intercettazione rivela alla baby sitter di aver messo dell’idraulico liquido nei pomodori della zia e in altre intercettazioni con Cazzaniga rivela di aver somministrato un potente antipsicotico al suocero, sempre a sua insaputa. In diverse conversazioni Laura Taroni rivela la volontà di uccidere gran parte dei familiari che vivono con lei.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 30 novembre 2016
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