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Busto Arsizio/Altomilanese

Perchè la commissione interna non fermò Cazzaniga

I quattro medici e l'infermiere che ne hanno fatto parte si erano accorti dei sovradosaggi di farmaci ma non ritennero necessario approfondire o segnalare i fatti all'autorità giudiziaria

perquisizioni arresti ospedale Saronno
Carabinieri in ospedale, perquisizioni in corso

Una delle domande più pressanti che ci si pone di fronte al caso delle morti in Pronto Soccorso attribuite al dottor Leonardo Cazzaniga è come la commissione interna, creata dall’allora direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Busto Arsizio, abbia valutato le segnalazioni fatte dai due infermieri Clelia Leto e Iliescu Radu, entrambi parte dello staff del dottor Cazzaniga nel Pronto Soccorso.

La Commissione, operativa tra aprile e maggio del 2013, ha selezionato ed esaminato otto casi, quattro dei quali sono quelli per cui è stato chiesto e ottenuto l’arresto da parte del sostituto procuratore Maria Cristina Ria. Tutti i componenti sono indagati per omessa denuncia.

Gli stessi casi sono stati sottoposti anche all’esame dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero. Nel corso dei lavori della Commissione interna, i periti dell’accusa hanno evidenziato come non sono stati redatti verbali delle 3 riunioni dei componenti; non sono stati sentiti gli infermieri segnalanti, né altri infermieri che hanno assistito Cazzaniga nei casi presi in esame, non è stata, infine, esaminata alcuna documentazione medica ulteriore rispetto ai verbali di Pronto Soccorso.

Dalle relazioni dei quattro medici (tra i quali lo stesso direttore sanitario, ndr) e del rappresentante degli infermieri emerge che vi sono dei dubbi evidenti sul dosaggio dei farmaci anestetici che sono stati usati in alcuni dei casi analizzati ma non vi è alcuna censura nei confronti del Cazzaniga.

Per stemperare questa evidenza nella relazione finale si fa riferimento ad una cosiddetta zona grigia in cui operava il professionista tra verbali poco dettagliati, letteratura scientifica che non permette di stabilire con certezza quali siano le dosi corrette, lasciando molta discrezionalità al professionista. Viene anche segnalato il rapporto difficile tra i due infermieri e il Cazzaniga.

La relazione sembrerebbe, dunque, incompleta e superficiale anche perchè non tutti i componenti arrivano alle stesse e identiche conclusioni. Emerge comunque la perplessità sui dosaggi di farmaci utilizzati ma non vengono predisposti ulteriori approfondimenti (sulle caratteristiche dei pazienti, sulla eventuale pregressa assunzione da parte degli stessi di medicinali di analoga natura, sui tempi e le modalità di somministrazione), ne viene presa in considerazione la presentazione di una denuncia all’autorità Giudiziaria.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 01 dicembre 2016
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