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Varesini sfiduciati: si salva solo la famiglia

Ottanta studenti dell'Insubria hanno condotto un'indagine sociologica per capire gusti, tendenze e ambizioni. Intervistate 2000 persone. Ne esce un quadro di generale sfiducia e disincanto

Varesini attaccati ai valori tradizionali e con crescente sfiducia verso i diversi mondi “del potere”. Questa in estrema sintesi la fotografia emersa dall’indagine sociologica  su qualità, aspettative e stili di vita realizzata dagli studenti del Corso di laurea in scienza della Comunicazione dell’Insubria nell’ambito del corso di Comunicazione Pubblica e istituzionale  tenuto dal professor  Franz Foti.

Dagli oltre duemila questionari raccolti sia sul web sia con email o interviste dirette (70% in provincia di Varese) si denota che la famiglia rimane al centro delle priorità degli intervistati che indicano un progressivo aumento della credibilità delle istituzioni a partire dal comune che rimane l’interlocutore diretto per continuare, ma con percentuali decrescenti, con Regione, Stato e Unione Europea.

Colpisce il dato relativo al lavoro: si ha poca fiducia nel supporto di Parlamento e sindacati nella costruzione di occasioni lavorative e il posto fisso non è più un’aspettativa: ogni occupazione, anche se precaria, va bene purché produca reddito. Il mito della ricchezza non rientra tra gli ideali di vita.

Si percepisce, dunque, una stanchezza di fondo e una disillusione che portano ad ancorarsi ancora di più verso il proprio interno: famiglia e cerchia di amici.
Il questionario – composto da ventisei domande suddivise in cinque sezioni, che spaziano dalla politica allo sport, dalla sanità ai generi musicali, dal web all’alimentazione – è stato sottoposto a persone di diverse fasce di età, professioni e zone geografiche e i risultati sono stati comparati con analoga indagine condotta nel 2014, con l’obiettivo di individuare giudizi, bisogni, aspettative, tendenze degli intervistati.

Sui mezzi utilizzati per rimanere aggiornati, la televisione mantiene il dominio dell’informazione in un clima di minore interesse generale verso la stampa. Giornali online e social network incalzano i vecchi mezzi della comunicazione, ma insieme sono ancora al 29%.
Ø  Tv 40% (-8%)
Ø  Giornali online 18% (-3%)
Ø  Social network 11% (-6%)
Ø  Stampa cartacea 11% (+1%)
Ø  Radio 11% (+1%)
Ø  Talk show 8% (+7%) nel 2014 era appena all’1%
Ø  Televideo 9% (ci sono ancora persone che lo usano)

Tra le priorità di spesa al primo posto ci sono abbigliamento e gastronomia seguiti a breve distanza dai mezzi di locomozione e dalla cultura sostanzialmente a pari merito con le spese dedicate all’acquisto dei mezzi tecnologici. Molto basse in tutte le fasce d’età risultano i viaggi ed infine lo sport, che per tutte le categorie rappresenta l’ultima priorità di spesa con percentuali minime. Il campione registra una vasta apertura nell’evoluzione dei costumi e nella conquista di maggior libertà nelle relazioni affettive e maggior vocazione riformista nell’ambito del ministero sacerdotale e più in generale nella Chiesa Cattolica.

Da segnalare infine un giudizio ambivalente sulle strutture socio-sanitarie che godono di una discreta fiducia da parte degli intervistati sebbene scontino estenuanti lentezze nell’erogazione dei servizi causate da un numero insufficiente di personale. E sempre sul piano della salute, la maggioranza del campione ritiene che la sua prevenzione, godimento e mantenimento dipenda anche dai livelli di informazione e formazione nell’ambito scolastico e soprattutto dalla qualità della vita e dell’ambiente.

Infine, tra i problemi più pressanti che vorrebbero vedere risolti al primo posto è stata indicata la violenza contro donne e bambini (21%) a seguire terrorismo e guerre (  32%), quindi disoccupazione (13%) e povertà.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 01 dicembre 2016
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