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10 anni di Iphone: “tornerà quel brivido da geek?”

Il ricordo di Simone Gambirasio, che visse quel giorno da appassionato Apple, al lavoro in un blog specialistico. Da allora, a lui e a tutti noi, ne sono successe di cose...

steve jobs presenta iphone
Foto varie

Arrivo in ritardo di un giorno, ma non potevo non partecipare alle “celebrazioni”.

Nel mese di maggio del 2005, quindi ben più di 10 anni fa, la mia passione per Apple mi spinse a scrivere per un blog, Melablog.

Condividevo la mia passione con migliaia di lettori e con una squadra di blogger che mi ha fatto conoscere persone come Daniel Marzini, Marcello Majonchi, Matteo Duò, Alexandre Albore, e tanti (molti) altri. All’epoca si vociferava di iPhone come di un mito, una chimera, qualcosa che tutti sognavano e forse non sarebbe mai arrivata.

Ad ogni conferenza stampa di Apple facevamo i nostri live blogging: dirette testuali, in cui man mano riferivamo quel che la divinità terrena Steve Jobs presentava al mondo. Mi ricordo la pizza che scivolava sulla tastiera mentre scrivevamo forsennatamente. Ragazzi, provavamo emozione fisica per oggetti apparentemente banali: a proposito, ma quanto era maledettamente bello l’iPod Nano? L’iPhone sembrava sempre vicino, ma non arrivava mai: ricordo il grande bluff di ROKR, quel telefono di Apple e Motorola volutamente scadente, solo un esperimento di Apple per vedere se il mondo era pronto davvero a un loro debutto. Alla faccia di Motorola che sarebbe stata tra le prime vittime della rivoluzione.

Poi il 9 gennaio di dieci anni fa ci fu il giorno X, quello in cui Steve (così lo chiamavamo, senza cognome) ci presentò il primo iPhone. A qualcuno sembrerà poco rispettoso, ma io ricordo i brividi, il batticuore. La presentazione fu nel suo stile, epica: prima ci ricordò come Apple cambio i computer, con il mouse. La musica, con la clickwheel di iPod, e adesso i telefoni, con un device touchscreen che si controlla solo con le dita, senza pennini. E che avrebbe fatto tutto: navigare su Internet, chiamare, ascoltare musica. A lasciare di stucco la naturalezza del suo funzionamento: quel movimento in cui appoggiando due polpastrelli si potevano zoomare le mappe… oggi è così istintivo da entrare nel DNA dei bambini, all’epoca era magia.

Apprezzavo l’abilità di Steve e dei suoi keynote che lo facevano sembrare un illusionista. La verità, oggi lo sappiamo, è che le sue doti illusorie non sarebbero nulla senza un’evoluzione concreta. All’epoca, si sarebbe scoperto poi, i vertici di Blackberry si chiedevano come fosse possibile creare un’interfaccia del genere con le batterie disponibili sul mercato: ci misero anni, distruttivi, a recuperare.

Quei brividi avrebbero definito i dieci anni successivi della mia e delle nostre vite. La mia personale: mi avrebbe portato a fare un giornalismo digitale impensabile a VareseNews, a conoscere Maurizio Vedovati e scrivere oltre 18 manuali Apple per Hoepli, a lavorare a Yahoo, a essere quello che sono oggi.

Ma soprattutto la vita di tutti, in generale: Facebook e Twitter sempre a portata di mano, la possibilità di videochiamarsi e informarsi ovunque, il mondo della fotografia sempre a portata di mano, Instagram e poi Snapchat, le dirette in streaming, essere sempre vicini anche quando si è lontani. Ieri ero a Barcellona e ho fatto una diretta dalla funicolare del Montjuic.

Pensavo a quanto tutto questo sarebbe stato per me impensabile, solo dieci anni fa. Un’emozione epocale, il poter dire: io c’ero, l’ho raccontato a migliaia di italiani, ho fatto parte di questa rivoluzione.

Allora quello che mi chiedo oggi è: cosa mi emozionerà domani? La tecnologia dopo questo step saprà emozionare ancora o è troppo matura? Lo confesso: iPad, Apple Watch, Apple TV… sono state emozioni, ma non così forti.

Noi “geek” siamo esseri fortunati: sappiamo che quando le cose cambiano davvero sappiamo percepire un brivido. Probabilmente era lo stesso tipo di brivido di Steve Jobs, uno che mica sapeva come programmare, ma sapeva immaginare un mondo diverso. Uno che ha costretto i suoi amici smanettoni a creare quella fantascienza che tanto sognava. Anche se non so cosa mi emozionerà domani, sono pronto a farmi stupire di nuovo, e sono sicuro sapremo riconoscere il prossimo brivido.

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Pubblicato il 10 gennaio 2017
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