All’Hotel Palace, tra riso a colazione e mance “a manciata”

Cosa fanno i turisti stranieri nei nostri hotel? Abbiamo provato a chiedere ad alcuni albergatori abitudini, tendenze, obiettivi e manie dei loro clienti internazionali

Una visita al Palace Hotel (inserita in galleria)
Una visita al Palace Hotel (inserita in galleria)

Cosa fanno i turisti stranieri nei nostri hotel? Abbiamo provato a chiedere ad alcuni albergatori abitudini, tendenze, obiettivi e manie dei loro clienti internazionali

«Nel nostro hotel abbiamo tanto turismo business, che arriva da tutto il mondo – Spiega Guido Torri, direttore dell’Hotel Palace – E’ legato alle nostre aziende più internazionali: e non bisogna pensare solo alla Whirlpool, ma per esempio anche alla Dama, che ha negozi in tutto il mondo, e ospita clienti cinesi, piuttosto che russi o brasiliani. Ma anche Mazzuchelli o il mercato dell’occhialeria, che vede tanti ospiti in arrivo anche da molto lontano. Gli indiani che vengono qui per motivi d’affari si muovono spesso per fiere che noi nemmeno conosciamo: vanno a caccia di new business, e perciò seguono anche manifestazioni non ancora famosissime. Un picco lo rilevammo quando ci fu una fiera, che poi scoprii essere molto rara perchè si svolgeva non ogni anno ma molto piu raramente, del macchinario tessile».

Ma non mancano, anche al Palace, i turisti che soggiornano perchè in vacanza: «Siamo però legati spesso a grossi operatori che portano persone in gruppi organizzati da mercati diversi, come India, Cina, Corea, e poi si spostano con l’autobus dell’organizzazione. prendono l’hotel come base poi molto spesso raggiungono i laghi, prevalentemente Maggiore e di Como. Sono, insomma, le classiche “vacanze organizzate” in Europa o in Italia. Poi ci sono quelli che stanno trascorrendo un periodo di vacanza individuale: di solito arrivano dal nord Europa. Noi vediamo più frequentemente turisti da Olanda, Belgio, Inghilterra e Germania: questi ultimi sono decisamente i più numerosi. Tendenzialmente sono turisti che si spostano in macchina e come destinazione finale non hanno le nostre zone, ma la Toscana o la Puglia. Le nostre zone sono la prima tappa italiana, dove fermarsi un paio di giorni per ritemprarsi e vedere le prime bellezze. Sono di solito coppie o famiglie: nei giorni che stanno qui o fanno piccole gite al lago o restano stanziali».

Qualche turista arriva invece da olteoceano, e allora la “tappa di passaggio” dalle nostre parti si allunga: «Gli australiani piuttosto che i brasiliani, quando arrivano qui stanno una settimana e oltre. E poi magari di giorno fanno gite che per noi sarebbero un viaggio solo loro: un giorno vanno a Venezia, il giorno dopo in Liguria. Facciamo da base per l’Italia del nord»

Hanno particolari esigenze? Quando arrivano da lontano, la “colazione internazionale” va proprio bene a tutti? «I viaggiatori sono ormai tutti adeguati a quella che chiamano “colazione internazionale” ma se abbiamo clienti che arrivano dall’Asia cerchiamo di adattarla alle loro abitudini, anche senza estremizzare. Così capita di servire nel buffet anche del riso bianco, salse piccanti, o zuppe calde. Questo è una delle principali differenze: tant’è vero che non è raro, specie con i gruppi organizzati, trovare quelli che si portano dietro i fornelletti per farsi la zuppa a colazione. Un po’ come quando noi giriamo per il mondo con la moka. Tra i servizi più graditi, e meno impegnativi per noi, c’è il bollitore in camera: cosi possono farsi il loro tè o le bevande calde a cui sono piu abituati. Sono piccole accortezze, che con investimenti minimi aiutano i clienti, anche quelli piu lontani, a sentirsi a loro agio».

Più difficili da accontentare sono le esigenze di tipo “sociale”. «Arabi e israeliani per esempio, oltre ad essere estremamente esigenti, sono molto intransigenti, e hanno difficoltà aggiuntive: per esempio, gli uomini mangiano separati dalle donne, e quando ci sono centinaia di clienti in un hotel riuscire a farli sentire a loro agio non è facile».

I russi invece «Per noi sono pochi, numericamente, ma molto visibili. Un nostro facchino ancora ricorda quando ha portato 6 valigie in camera a tre ospiti. Alla fine uno di loro, prima di congedarlo, ne ha aperta una e gli ha letteralmente regalato una manciata di banconote, senza nemmeno contarle»

 

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 31 gennaio 2017
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