Ambrogio Vaghi festeggia i suoi primi 90 anni

Intervista all'ex politico, realizzata da due amici che hanno condiviso con lui una bella fetta di storia varesina

Avarie

Già al suo inizio il Novecento grazie ai progressi scientifici sconvolse limiti e confini della comunicazione tra continenti e popoli, oggi a secolo XXI da poco iniziato non solo pagine di storia ma intere culture moderne sembrano i tempi dei Flintstones.

A uno che di decenni ne ha infilati ben nove e quota 90 ricorre proprio oggi- un augurio colossale e un abbraccio, caro Ambrogio- nessuna domanda può avere un fine provocatorio,ma solo di ricerca, di curiosità. Per esempio a un giovane comunista varesino che già nel 1948 prometteva molto in termini di preparazione e azione sarebbe stato permesso di avere amici degli irregolari come i due che stanno per intervistarlo?

– Perché no. Non c’era problema. Anzi più “irregolari” erano e più ci si divertiva al di là della politica. Ovviamente stiamo parlando di decenni e di conseguenza di situazioni assai diverse. I primi anni dopo la Liberazione vedevano giovani comunisti , socialisti, democratici cristiani, liberali, repubblicani incontrarsi in pubbliche riunioni con quello spirito di unità nazionale e antifascista che aveva riportato la democrazia nel nostro Paese. Anche le riunioni politiche allora si concludevano in armonia e trapassavano in qualche bisboccia. Il sorgere di qualche amicizia più o meno stretta era più un fatto caratteriale che di vicinanza ideologica. Le cose sono certamente cambiate negli anni successivi. La rottura dell’unità resistenziale all’interno e soprattutto la guerra fredda che divise il mondo, caratterizzarono i decenni successivi. Questo lasciò il segno anche su certi rapporti personali. Credo però che tra persone che avevano reciproca stima e rispetto i rapporti non sono mai interrotti.

Il mondo ne ha fatte di capriole politiche, sociali, culturali, oggi riferendoci al nostro Paese se non addirittura alla nostra comunità che cosa possiamo o dobbiamo recuperare almeno a livello di valori delle certezze di un tempo che spesso pure confliggevano aspramente?

– Il discorso potrebbe farsi molto lungo o estremamente breve. Tutto sta in quanto ci si credeva o si sperava che fosse il nostro avvenire. Confliggevano aspramente i fatti della politica di ogni giorno, direi di ogni anno, ma pure da tale situazioni potremmo recuperare valori presenti nelle certezze di un tempo. Nel PCI l’orizzonte era di una società di liberi ed eguali, fondata sul lavoro, senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Nella Dc una sinistra e soprattutto nelle organizzazioni cattoliche collaterali quali le Acli, l’Azione Cattolica, il sindacato CISL si proponevano libertà , di rispetto dei valori propri del cristianesimo sociale affatto lontani da quelli propugnati dagli avversari. La Storia ha fatto chiarezza e ha spazzato errori, nefandezze ed utopie, ma i valori sono rimasti alla nostra attenzione odierna sempre più difficili da affermare e sostenere. Lavoro, lavoro, lavoro, equità, eguaglianza nelle condizioni di partenza, partecipazione, democrazia, solidarietà.

Ricordi ed esempi sono utilissimi.Per esempio quale è stato l’avversario più ostico per il Pci di Palazzo Estense? E la vittoria più bella e la sconfitta più bruciante di Vaghi e del suo gruppo?

– Dovrei dire il sindaco Mario Ossola. Ma anche qui si tratta di passare tra oltre due decenni. E se i primi tempi furono caratterizzati da scontri frontali e divisioni ideologiche che della gestione del Comune di Varese avevano nulla a che fare, successivamente il rapporto cambiò radicalmente. Rispetto ,opposizione critica sempre propositiva, collaborazione nell’interesse di Varese e dei suoi cittadini. Collaborazione spesso sollecitata in camera caritatis dallo stesso Sindaco. Il quale soprattutto quando aveva discordanze nel suo gruppo, più che nella sua maggioranza, sondava l’orientamento del gruppo del PCI da me diretto con telefonate personali riservatissime. Comportamento piu’ che corretto, necessario perchè sicuramente avversato da qualche fanatico della DC per il quale noi continuavamo ad essere nemici da escludere sempre , non avversari. Ciò non vuol dire che anche con Mario Ossola non ci sia stata qualche assoluta incomprensione. Penso alla sua strana avversione ad aprire a Varese farmacie comunali municipalizzate quando altrove la DC se ne faceva un fiore all’occhiello come a Laveno Mombello, dove si era impegnato l’Onorevole Marchetti. La vittoria più bella fu quando il nostro Gruppo venne eletto da circa il 25% dei varesini e raggiunse i 10 consiglieri comunali. Se ne era fatta di strada da quando il PCI era rappresentato da due consiglieri, quarta o quinta rappresentanza politica addirittura inferiore al partito monarchico! Sconfitte ? Tante e tutte brucianti sempre. Meglio non parlarne.

Negli ANNI 70 siete stati particolarmente vicini al potere, ma poi avete virato verso lidi più tranquilli. C’era una ragione nascosta, forse un ordine arrivato da Roma?

– Ma cosa dite ? Non prendete abbagli ! Avete dimenticato il rapimento e il successivo assassinio dell’on. Aldo Moro ? Il rapimento avvenne lo stesso giorno che Moro doveva annunciare alla Camera la costituzione di un governo di unità nazionale di emergenza per fronteggiare il terrorismo delle brigate rosse. Dopo un periodo di sostegno esterno da parte del PCI tutto era orami pronto per il suo ingresso tra le forze di governo in una democrazia dell’ alternanza propugnata da Moro. Molti sono ancora i dubbi sollevati da quell’agghiacciante assassinio politico.Un fatto e’ stato senza incertezze acclarato da tutta la storiografia : quel fatto ha modificato i destini del nostro Paese.

I rapporti con i giornalisti: ufficialmente corretti ma freddini, la realtà invece era fatta di franchezza, di limiti ben precisi dentro i quali con reciproco rispetto ci si poteva muovere liberamente.Una fiducia che mai è stata tradita, quando invece sulì’altra sponda si viaggiava sempre al limite delle supposizioni, se non delle supposte.

– Proprio così. Rapporti in qualche modo condizionati dal momento politico e dai singoli personaggi. Il quotidiano varesino fu nel passato quasi istituzionalmente anticomunista. Soprattutto per il rispetto degli interessi economico finanziari della proprietà. Con vari momenti direzionali che hanno ovviamente influenzato anche i rapporti tra singoli giornalisti, i comunisti ed il loro partito. Avere alla direzione del giornale varesino un comasco spesso in lite con suoi redattori e i suoi tipografi, anticomunista viscerale e provocatore era senza dubbio qualcosa di diverso che avere alla direzione un Gandini, un Vedani o un Mario Lodi- E di ciò non poteva non essere influenzato, come dicevo, il rapporto con i singoli giornalisti rimanendo pur sempre di massimo rispetto. Personalmente posso rivelare un fatto che ben pochi conoscono. Già impegnato politicamente ma giovane giornalista di belle speranze ebbi la proposta dell’allora direttore Mario Gandini di entrare nella redazione del giornale. Caro Pier Fausto non siamo diventati colleghi.

Compagno Vaghi. Ma c’è ancora qualcuno che ti chiama ancora così?

– C’è ancora, c’è ancora. Ovviamente anziani militanti, veri compagni di tanti momenti di impegno politico. Auguro anche a loro ancora lunghi anni di vita. Ma capita talvolta di sentire la parola COMPAGNO nella locuzione anche di qualche giovane del PD durante le riunioni. Meno ecumenica dell’indirizzo di AMICI ma più pregnante per chi vuole unirsi per uno scopo preciso e più alto.

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Pubblicato il 25 gennaio 2017
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