Aprire un ristorante in casa al tempo della sharing economy

La nuova legge che dovrebbe regolare l’attività è in via di approvazione ma anche sotto il tiro incrociato dei cuochi casalinghi. Il relatore è stato il deputato Varesino Senaldi

ristorante cibo
Group of women on their devices at brunch table

Sarebbe stata un’idea originale ma un po’ strampalata fino a qualche anno fa ma quello dell’home restaurant, nei tempi della sharing economy, è potenzialmente un’attività dirompente. Ma la nuova legge che dovrebbe regolare l’attività è sotto il tiro incrociato di chi opera nel settore.

IN COSA CONSISTE L’HOME RESTAURANT?
L’home restaurant è sostanzialmente la possibilità di trasformare la propria cucina di casa e la propria passione ai fornelli in un’attività di ristorazione casalinga. Come tante di queste iniziative le sue radici sono radicate negli Stati Uniti e si sono diffuse in tanti altri paesi e risalgono ad una decina di anni fa.

Se sai cucinare, hai una cucina e una tavolata adatta l’home restaurant è quell’attività che ti permette di invitare amici o anche perfetti sconosciuti al tuo piccolo ristorante di casa.

In altre epoche sarebbe stata una cosa un po’ bizzarra ma anche innocua ma non nell’epoca della sharing economy dove una delle più grandi compagnie di “taxi” al mondo non ne possiede nemmeno uno (Uber), dove una delle più grandi compagnie di affittacamere non ne ha una che sia una (AirBnb) e dove il più grande diffusore di contenuti multimediale non ne ha mai prodotti (Facebook).

Per questo oggi quando qualcuno vuole fare il ristoratore senza possedere nemmeno un ristorante non viene preso sotto gamba.

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LE POTENZIALITA’
Non a caso dietro questa attività sono nate nel mondo centinaia di start up e progetti imprenditoriali diventati molto noti. In Italia, forse più di tutti, spicca il nome di Gnammo, un App che apre le porte della tua casa e ti permette di invitare a cena amici o perfetti sconosciuti.

Secondo un’indagine della Fiepet Confesercenti, già nel 2014 si contavano 7mila cuochi in attività con circa 37mila eventi realizzati in un anno ed un incasso medio 198 euro.

LA LEGGE CHE PROVA A REGOLAMENTARE IL SETTORE
Quindi anche un’idea apparentemente bizzarra come l’home restaurant è stata presa molto sul serio dalla normativa che sta cercando di regolamentare il settore.

Il relatore della legge in questione, tra l’altro, è stato proprio il deputato varesino Angelo Senaldi che anche sul nostro giornale ha spiegato i contenuti principali del testo. Il testo è passato alla Camera e deve arrivare al Senato. In particolare la norma in via di approvazione si concentra su alcuni paletti da imporre a chi vuole fare un home restaurant:

- Non più di 500 coperti e non oltre 5.000 euro di introiti ogni anno.
– Netta distinzione fra la ristorazione tradizionale a carattere professionale e quella più amatoriale degli home restaurant.
– Obbligo di rispettare le leggi vigenti sull’igiene e sulla conservazione dei prodotti alimentari, oltre che di provvedere attraverso la piattaforma digitale ad inviare al comune comunicazione dell’attività.
– Gli immobili dovranno presentare i requisiti standard delle unità abitative a uso residenziale. È stato previsto il divieto di fare ristorazione in abitazioni dove si svolgono attività turistico ricettive in forma non imprenditoriale, come i bed & breakfast, mentre è esclusa la necessità di provvedere al cambio di destinazione d’uso.
– Sono state introdotte, inoltre, precise tutele per i consumatori.

LEGGI NEL DETTAGLIO I CONTENUTI DEL PROVVEDIMENTO

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LE PROTESTE
Il testo ha sollevato le forti proteste di tanti operatori del settore. In particolare si segnala Giambattista Scivoletto, amministratore del sito www.bed-and-breakfast.it e fondatore di HomeRestaurant.com che spiega:

«si tratta di una legge che impone tanti e tali controlli e limiti che porterà inevitabilmente alla rinuncia di tantissimi aspiranti cuochi casalinghi, soprattutto quelli che più avrebbero portato lustro ed esperienza al settore dell’accoglienza culinaria domestica. Si pensi, ad esempio, alle nonne, alle mamme o alle zie, prime depositarie della cultura gastronomica tipica italiana, alle prese con le registrazioni sulle “piattaforme digitali” o con i pagamenti in forma elettronica, costrette a dire a chi le chiama al telefono che no, se si vuole assaggiare la parmigiana di melanzane come si faceva una volta bisogna andare sul sito www-punto-punto, prenotare e pagare lì e poi, mezz’ora prima di servire il pasto, collegarsi al sito e dichiararlo, pena multe salatissime».

L’attenzione ora si sposta al Senato.

di tomaso.bassani@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2017
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